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mercoledì 9 novembre 2016

Stati Uniti d'America elezioni presidenziali 2016: a dispetto di tutti gli interessati sondaggisti vince a sorpresa il politically incorrect, l'outsider Donald Trump

Elezioni presidenziali Usa 2016  Malgrado  
che, per i miei attuali problemi fisici dovuti alle ancora perduranti e dolorose conseguenze della grave e pesante operazione chirurgica subita l’anno scorso, non possa trattenermi, come vorrei, a scrivere qui al mio notebook e, visto che , con sorpresa di non pochi, sono ancora vivo ed ora sto anche un po’ meglio, qualcosa qui, su uno dei miei blog, provo, seppur brevemente e con fatica, ancora a dirla, con qualcosa che stamani ho scritto sul mio profilo FB in un paio di post.
Vince il politicamente "impresentabile" DONALD TRUMP, miliardario e populista. Le incognite ci sono, ma quel che è certo è, che con questo, per ora e per quello che abbiamo potuto capire da questa campagna elettorale e dal suo non scontato esito, vincono.... i "CONTRO" (cioè il ceto-medio dei Paesi "protetti", oggi sottoschiaffo per vari effetti negativi derivati da questa globalizzazione, voluta, così com'è, dalla finanza internazionale): perde la "falsa sinistra" liberal dei democratici usa (ma il discorso vale anche e per molti socialdemocratici occidentali) che ha puntato su Hillary boicottando alle primarie l'onesto vecchio "sinistro" Bernie Sanders (anche lui, insieme a molti giovani, "contro"), perde l' establishment perbenista della destra repubblicana usa (compresi i neocon dei tea party) che ha a sua volta boicottato Trump, perde l'interessata ipocrisia politically correct della grande stampa e dei "media forti", perdono i "poteri forti" del la politica neoliberista sfrenata della finanza e di Wall Street favorita o perlomeno non contrastata dagli inciuci degli establishment politici occidentali sia di destra che di sinistra (...onda lunga degli effetti perversi del blairismo, anche a "babbo morto") , e contro la spesso sorosianamente truffaldina evanescenza economica tecnologico-finanziaria (è un po' anche la rivincita dell'Occupy Wall Street dello Zuccotti Park di New York) oggi con Trump torna in auge la vecchia economia hard delle miniere e delle manifatture, perde l'immigrazione selvaggia e non regolamentatat funzionale agli interessi delle multinazionali finanziarie, perde il TTIP, perde questa UE, e perde anche questa NATO, neoguerrafreddista e antirussa, perdono gli islamisti e i loro protettori sauditi....ecc. ecc. ecc. perde la guerrafondaia Clinton....vince Putin ... Questo per ora: nel prosieguo vedremo nei fatti come si comporterà Trump, portato alla Presidenza (in un Paese oggi profondamente diviso), da un "movimento contro" che coalizza e unisce momentaneamente nel "contro", come accade in questi casi, - e a questo punto non solo in America visto che quel "vento" lì tirerà prima o poi anche da noi, qui alle periferia dell'"Impero" - esigenze sociopolitiche anche eterogenee, variegate, alcune fra loro persino divergenti ...e ad esempio in politica estera non si sa quale se Trump riuscirà a mantenere le sue promesse pacifiste verso la Russia anche perché bisognerà vedere come l''apparato burocratico-ministeriale di esteri-difesa-s.segreti in gran parte di fede repubblicana che per molti versi da sempre riesce più o meno  a  condizionare qualsiasi presidente Usa, riuscirà a condizionare Trump che ha preso il partito repubblicano come un taxi per arrivare alla Presidenza, e non sappiamo quale in concreto sarà l'atteggiamento di Trump verso la Cina, l'Iran e verso Cuba e l'America latina: … chi vivrà vedrà...


                                                                                                      Carlo Onofrio Gori








P.S.

...E con la sconfitta della liberal Hillary Clinton, presentatasi come paladina della sinistra (si fa per dire...) Usa, ha vinto, a posteriori, anche lui....: si tratta di Manuel Zelaya Rosales, che nel 2009, quando era Presidente eletto dello stato centroamericano dell'Honduras, venne rovesciato da un golpe orchestrato dell'allora Segretario di Stato di Obama, Hillary Clinton. Era un pericoloso guerrigliero comunista Zelaya? No, era un politico liberale e nazionalista. La sua colpa? Sostanzialmente aver chiesto un prestito all'allora "petroflorido" Venezuela di Chavez per necessità economiche del suo Paese. In Italia, dopo che i media latinoamericani ne avevano ampiamente parlato, ne scrive solo ora "L'Espresso" nel suo ultimo numero di domenica scorsa dedicato al voto Usa. 
(N.B. lo stesso  è accaduto nel 2012 in Paraguay contro il Presidente progressista (ex vescovo) Fernando Lugo e, mi domando, anche se non c'era più la Clinton come Segretario di Stato,  sarà accaduto anche nel caso delle recenti elezioni presidenziali argentine, oppure nel golpe bianco brasiliano conto Roussef e Lula?)

Comunque leggete qui sotto.

                                                                                 COG

"GoIpe del 2009, io accuso Hillary
«I militari mi hanno deposto con il via libera del Dipartimento di Stato Usa. Guidato dalla Clinton», Parla l'ex presidente dell'Honduras colloquio con Manuel Zelaya di Roberta Zunino DURANTE LA CAMPAGNA per le primarie, i sostenitori di Bernie Sanders avevano più volte ricordato che a sporcare il curriculum di Hillary Clinton non ci sono solo l'email-gate, l'affaire Bengazi e la guerra in Libia, ma c'è anche il caso del golpe militare contro il presidente dell'Honduras Manuel Zelaya avvenuto nel 2009, quando lei era Segretario di Stato a Washington. Con loro, la politologa Dana Frank - docente di storia contemporanea all'Università di Santa Cruz in California - ha denunciato «le menzogne della Clinton» su quel golpe, la sua riluttanza nel condannare l'intervento militare contro un presidente democraticamente eletto. Ancora lo scorso aprile nel rispondere all'unica domanda in proposito rivoltale dai media statunitensi, Hillary si è difesa con imbarazzo: «È stata una rimozione ordinata dalla Corte Costituzionale nel solco della legge, anche se effettuata con metodi non piacevoli". Oggi l'Honduras, dopo quel golpe, è una "democratura": dove coloro che si oppongono allo strapotere esercitato dai capi dello Stato post golpe (Porfirio Lobo Sosa e Juan Orlando Hernandez in carica dal 2014) e dai loro entourage di latifondisti, proprietari di miniere e impresari nazionali e internazionali dediti allo sfruttamento delle risorse idriche, vengono uccisi spesso dalle forze di sicurezza. li nome più noto, tra le vittime, è quello di Berta Caceres, alla quale nel 2015 era stato assegnato il corrispettivo del premio Nobel per la salvaguardia dell'Ambiente. Ma dal golpe a oggi nel Paese sono state uccise centinaia di persone: contadini, oppositori, giornalisti.
In questa intervista esclusiva per l'Espresso, l'ex presidente dell'Honduras Manuel Zelaya (deposto, arrestato, espulso dal paese nel cuore della notte senza nemmeno essersi potuto togliere il pigiama) parla delle responsabilità di Hillary Clinton in quello che molti  osservatori internazionali ritengono un golpe ispirato dal • Dipartimento di Stato Usa.
Presidente Zelaya, lei era il leader del Partito conservatore liberale ma durante i due anni e mezzo al vertice dello Stato si era avvicinato al presidente venezuelano Chavez inviso agli Usa. Crede che sia stato questo il motivo scatenante del golpe militare?
«Io non mi sono mai considerato di destra o sinistra, ma se lavorare a favore della ridistribuzione ddle ricchezze, a partire dalla terra, del dialogo sociale, del rispetto dell'ambiente e delle tradizioni delie popolazioni indigene significa essere di sinistra, non ho problemi a defìnirmi di sinistra. Quando decisi di aderire all' Alleanza Bolivariana per le Americhe, fondata da Hugo Chavez.ero motivato dal bisogno concreto di ottenere denaro per migliorare le infrastrutture e il tenore di vita della popolazione alzando il salario minimo, per consentire l'accesso al credito anche ai più poveri, per aprire nuovi ospedali e in generale per dare una sferzata all'economia. Chavez, al ontrario degli Stati Uniti non mi aveva chiesto in cambio di poter mettere i suoi militari in Honduras. Vorrei ricordare che nel mio paese c'è la più grande base militare statunitense del Centro America, il Comando Sur. Del resto gli Usa vedono da sempre l'Honduras come una propria appendice meridionale. Quest'alleanza politico-economica con il comandante Chàvez ovviamente è rimasta sullo stomaco a Washington. Posso dire con certezza che l'allora Segretario di Stato ha avuto fin da subito un atteggiamento favorevole alla mia deposizione, al mio arresto, rapimento ed espulsione illegale dal paese».
Hillary Clinton ha invece affermato più volte che la Corte Suprea honduregna ha agito secondo la legge mandando i militari ad arrestarla in quanto è l'esercito a dover proteggere la Costituzione quando è in pericolo. E lei aveva indetto un referendum incostituzionale per chiedere ai cittadini di esprimersi su un'estensione del suo mandato, allora non ammesso proprio dalla Carta.
«Intanto il referendum, che si sarebbe dovuto tenere di lì a poco, non aveva carattere vincolante. Secondo: Hillary Clinton non ha mai neppure ammesso che si sia trattato di un golpe, né tantomeno di un golpe militare quando invece, anche dai cablo rilasciati da WikiLeaks, è emerso che l'allora ambasciatore statunitense in Honduras, Hugo Llorens, ha confermato che si è trattato di un "coup" illegale in seguito a una cospirazione della Corte Suprema assieme al Congresso nazionale e ai militari».
Hillary CIinton dice che, se si riconoscesse ufficialmente un golpe manu . .militari, avrebbe dovuto sospendere gli aiuti degli Stati Uniti all'Honduras.
«Gli aiuti Usa non sono andati alla popolazione bensì ai golpisti e all'esercito che da allora hanno esautorato di fatto il parlamento, centralizzato il potere, messo il segreto di Stato su tutti i
dossier e creato un clima di terrore e di impunità. Quando i miei sostenitori sono scesi in piazza per protestare pacificamente contro il golpe, le forze dell'ordine hanno sparato loro addosso, li hanno arrestati, torturati. Ancora mancano all'appello numerose persone. Nessuno sa se siano vivi o morti».
Tra coloro che avevano preso parte alle manifestazioni di quei giorni c'era' anche l'ambientalista Berta Caceres uccisa nel marzo scorso. Gli attivisti e le organizzazioni per i diritti umani accusano i vertici dello Stato di esserne stati i mandanti. Oggi sono in carcere in attesa di giudizio anche
due ex quadri intermedi della polizia e dell'esercito, oltre a un dirigente della società idroelettrica Desa che avrebbe dovuto costruire la diga contro cui si batteva l'attivista. È stato un omicidio politico a  suo avviso?
«Sì, senza dubbio, Berta Caceres, e come lei molti altri attivisti e contadini sono stati uccisi perché lottavano contro lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali che sono state prese d'assalto dalle multinazionali straniere grazie alla politica dell'attuale presidente Hernandez. Il presidente sta cercando di attrarre più investimenti possibile dall'estero offrendo alle imprese la possibilità di creare Zone Economiche Speciali, cioè dei miero-stati con la propria polizia e le proprie leggi, Quando io ero presidente avevo bloccato questi progetti e il piano per la costruzione di decine di dighe, che poi sono stati riesumati dai miei successori».
Perché l'allora Segretario di Stato Hillary Clinton avrebbe sostenuto a suo avviso il golpe pur essendo un'esponente del partito democratico? Questi metodi in genere li hanno usati i repubblicani, non i democratici.
«Il Segretario Clinton e l'amministrazione Obama nei confronti dell'Honduras hanno semplicemente continuato la politica di Bush. Nei confronti del "cortile di casa", gli Usa perpetrano da sempre la stessa politica oppressiva, indipendentemente dal partito a cui appartiene l'inquilino della Casa Bianca e, di conseguenza, del Dipartimento di Stato»








giovedì 24 settembre 2015

Curiosità storiche: i "bolscevichi" a San Marino (1945-1957)

I comunisti al potere a San Marino (1945-1957): la storia del “governo rosso” e la storia del Colpo di Stato che lo rovesciò

Scommetto che  eccettuato qualche storico o qualche giornalista o qualche anziano che abita o è originario esclusivamente del territorio posto fra la Romagna ed il Titano – nel resto della Penisola non ne sa, o non se ne ricorda, quasi più nessuno, ma “nell’antica terra della libertà” ci fu anche una San Marino “bolscevica”: infatti nel dopoguerra, la libera Repubblica di San Marino fu l’unico Paese europeo al di qua della “Cortina di Ferro” (definizione coniata da Churchill nel suo famoso discorso del 5 marzo 1946 a Fulton, Missouri-Usa) ad essere guidato da un “governo rosso”, seppur giunto al potere con libere elezioni al termine della guerra.
La “scomoda” faccenda durò fino a quando i democristiani sammarinesi chiesero aiuto agli Stati Uniti e così circa mezzo secolo fa, nel 1957, non volendosene i comunisti sammarinesi lasciare il governo (del resto in Italia, nella maggior parte dei comuni della circostante Emilia-Romagna le sinistre vincevano regolarmente alle amministrative locali, e i sammarinesi, pur indipendenti, sempre romagnoli sono…), per cui sotto le falde del monte Titano, si rischiò allora, addirittura una rivoluzione!
Ma alla fine i tutto tornò nella…“normalità occidentale” quando i “bolscevichi” della antica repubblica indipendente furono rovesciati da un “golpe morbido”, orchestrato dal confinante governo italiano e da Oltreoceano.
Confesso che nemmeno io – che a suo tempo avevo pur letto qualcosa in proposito - mi ricordavo di questa vicenda, eppure sono un curioso ed anche uno  studioso di storia, e pur essendo stato in questi ultimi anni d’estate spesso sulla Riviera romagnola e quindi con qualche “puntata”, di rigore nei giorni di pioggia, sul Monte Titano niente di quell’evento mi veniva in mente.
C’è voluta una recente e difficile operazione chirurgica e la lunga convalescenza alla quale attualmente mi devo adattare, per indurmi a riordinare vecchie riviste e trovare “miracolosamente” qualcosa in proposito: un articolo che ho letto, e che poi, documentandomi da altre parti sulla vecchia vicenda, ho opportunamente approfondito.
Ricordo che la Repubblica di San Marino  – e questo ovviamente lo scrivo per gli amici stranieri che non lo sapessero e che leggono i miei blog (con blogspot posso vedere, giorno giorno, “da dietro”, i riscontri e questi miei lettori esteri: non son pochi, come si può vedere anche dalle statistiche che ogni tanto qui sul blog pubblico: vd. statistiche nel post successivo a questo)… potenza dei traduttori automatici su internet!!! –  la Serenissima Repubblica di San Marino, spesso abbreviata in Repubblica di San Marino o semplicemente in San Marino, è un piccolo (61,2 km² - 31.448 abitanti nel 2013) Stato dell'Europa meridionale, situato nel Centro-nord della Penisola italica.
Completamente circondato, come il ben più piccolo Stato-Città del Vaticano, in Roma (geograficamente lo Stato più piccolo nel mondo), dal territorio della Repubblica Italiana, San Marino si vanta d’essere il più antico stato d'Europa essendo stato fondato nel 301 d.C.
Tengo a ricordare anche, ma questo per gli amici italiani “ignoranti” (nel senso buono del termine, perché probabilmente non sono mai stati fisicamente a San Marino), che il territorio della Repubblica non coincide solo col Monte Titano, dove appunto c’è la capitale omonima, Città di San Marino (4127 abitanti), ma si estende anche, in basso, nel territorio collinare dove hanno sede i comuni (in sammarinese “castelli”) di Serravalle, Domagnano, Faetano, Montegiardino, Sassofeltrio, Fiorentino, Chiesanuova, Acquaviva, Borgo Maggiore: potrei sembrar pignolo, ma mi ricordo benissimo che, circa un paio d’anni fa, il pur bravo giornalista Corrado Augias, che stimo, quando ancora conduceva su Rai3, dal lunedì al venerdì a partire dalle 12.45, la bella trasmissione televisiva “Le Storie-Diario italiano”, incorse, durante una puntata dedicata a quello Stato  - era d’attualità il problema, perché si parlava della RSM come nuovo “paradiso fiscale” - anche lui in questo infortunio. Mentre il rappresentante sammarinese presente, per confutare la tesi del “paradiso fiscale” gli stava illustrando le attività industriali, commerciali ed anche …agricole, sammarinesi, l’ottimo Augias lo “rimbeccò” dicendogli, pressappoco, cito a memoria: “caspita, ma come fate a coltivare la vite sul Monte Titano!!!”
Ma veniamo, finalmente, ai…bolscevichi sammarinesi al potere dal 1945 fino al 1957: invero, confermo, l’unico governo socialcomunista a Ovest della “Cortina di Ferro”, un Paese di “irriducibili” che resisteva a boicottaggi, pressioni e blocchi delle frontiere del democristianissimo governo italiano del Secondo Dopoguerra.
Era il 1955 quando i democristiani di San Marino (Pdcs) decisero che era da troppo tempo che i comunisti erano al potere e che era il caso di chiedere l’aiuto americano.  Non potevano che giocare la carta internazionale della "guerra fredda".
Nella circostante Emilia-Romagna, pur nelle temperie del ed anche nelle momentanee asprezze del contrasto Pci, maggioranza nella maggior parte dei Comuni e della Province della Regione e la Dc al governo a Roma, all'interno nelle amministrazioni locali sembravano diluirsi e stemperarsi i tempi, anche tragici e duri, dell'immediato dopoguerra, con i "triangoli rossi" da una parte e la Celere-di-Scelba-che-spara dall'altra, come ad es. a Modena nel 1950, si stava andando piuttosto, come a Bologna, nel migliorare del rapporto Dozza-Lercaro, verso gli ultimi più concilianti Peppone e Don Camillo di Guareschi, ma poi nel 1960 ci sarà Reggio Emilia e la Celere tornerà a sparare...
Agli statunitensi, ai quali l' "assetto internazionale" di San Marino era quasi completamente sconosciuto, dai democristiani sammarinesi venne appunto descritto addirittura come l’avamposto sovietico in Occidente, un piccolo territorio indipendente governato da “comunisti irriducibili”, e fu sufficiente inserire le vicende sammarinesi nell’ambito della “guerra fredda” per far cadere la piccola Repubblica sull’orlo della guerra civile.
Infatti nel 1955, a seguito delle elezioni che videro aumentare la maggioranza social-comunista nel governo, cioè nel “Consiglio Grande e Generale” (in sammarinese), il leader dei democristiani locali, Federico Bigi, che a San Marino rischiava di essere un perdente a vita, decise di rompere gli indugi, ed invece di tornare a Roma in Piazza del Gesù, di recarsi direttamente nella più vicina Firenze, dove c’era e c’è tutt’ora il Consolato Usa,  innanzitutto, come ho accennato all'inizio, per spaventare gli americani che non credessero  che San Marino fosse uno dei tanti comuni emiliano-romagnoli amministrati dalla coalizione PCI-PSI, ma per ricordare loro e magari, se non lo sapevano, informarli che invece c'era uno Stato indipendente, appunto San Marino, "al di qua della Cortina di Ferro", dove comandavano i comunisti, e poi per illustrare e concordare con gli americani 3 possibili linee d’azione da lui pensate atte a scalzare il governo socialcomunista del Titano:
1. giocare al “divide et impera” sfruttando ogni spaccatura possibile della “coalizione rossa” cioè tra comunisti e socialisti sanmarinesi : da notare che, avendo ovviamente da sempre le vicende italiane notevole influenza sulla RSM, in quel periodo, pur essendoci da tempo in Italia fra i partiti socialisti il filo-atlantico PSDI di Saragat, i ben più numericamente consistenti socialisti italiani del PSI erano strettamente alleati con un patto d’unità d’azione col PCI di Togliatti al punto che i sovietici, prima della destalinizzazione kruscioviana avevano insignito Nenni del Premio Stalin;
2. aumentare le pressioni del Governo italiano contro il Governo di San Marino;
3. Procedere senz’altro ad un Colpo di Stato!!!
Gli americani, verificato, controllato e confermato che in effetti San Marino non era uno dei tanti comuni italiani, quindi di competenza del Governo dello Stato della Repubblica italiana, ma che in effetti era uno Stato indipendente, seppur piccolo, però governato dai comunisti, e quindi - visto c'era la "guerra fredda" e che anche Oltreoceano non si era da molto esaurito il periodo maccartista - assolutamente di primaria competenza loro, furono invero prudenti, calmarono il focoso Bigi, facendogli considerare come fosse  da subito impraticabile l’ultima opzione proposta dallo zelante quanto personalmente interessato dc sammarinese (insomma se proprio doveva essere, era  una …“extrema ratio”); 
In sostanza dai fiorentini colloqui congiunti Dcs-Usa emerse una netta predilezione per la prima ipotesi: lavorare per spaccare il fronte socialcomunista. 
Bigi, che aveva fretta, se ne tornò sul Titano non pienamente soddisfatto rispetto alle sue "estreme" e bellicose aspettative, ma in fondo contento nell'esser riuscito a metter paura agli americani, estremamente sensibili sulla politica estera, e rassicurato  da cotanto sostegno, che era molto più di quanto non lo avesse fino ad allora ottenuto da Piazza del Gesù in  Roma per l'appoggio della Dc italiana e del governo italiano a guida democristiana.
Il tutto funzionò, perché nel frattempo, siamo nel 1956, si verificarono due fatti importanti: la crisi di Suez (ottobre 1956-marzo 1957) e soprattutto, ovviamente, la contemporanea Rivolta anticomunista d’Ungheria (23 ottobre - 4 novembre 1956) duramente repressa dai carri armati sovietici.
Essendo scontata tutta la riprovazione del “mondo libero” per la spietata azione repressiva dal comunismo sovietico, merita qui, prima di tornare a Budapest, partire da Suez per soffermarsi e  meditare sul ruolo insolitamente “pacifista” – al contrario dell’Urss in Ungheria!!! – che mostrarono gli Usa in quel conflitto che nel 1956 vide l'Egitto di Nasser opporsi all'occupazione militare neocoloniale del Canale di Suez da parte di Francia, Gran Bretagna ed Israele.
La crisi mediterranea si concluse quando l'Unione Sovietica minacciò di intervenire al fianco dell'Egitto e gli Stati Uniti, temendo l'allargamento del conflitto, costrinsero britannici, francesi ed israeliani al ritiro, acquisendo così, anche agli occhi dei Paesi del Terzo Mondo in via di decolonizzazione,  indubbi meriti pacifisti. Tra l’altro, quello di Suez, fu un conflitto ricordato dagli storici per varie particolarità: per la prima volta USA e l’Urss si accordarono per garantire la pace; per la prima volta il Canada s'espresse e agì in contrasto verso la Gran Bretagna: fu l'ultima invasione militare fatta dalla Gran Bretagna senza l'avallo politico degli Stati Uniti, segnando secondo molti la fine dell'Impero Britannico (e quindi… la definitiva egemonia americana!!!); allo stesso modo, fu l'ultima invasione militare della Francia e quindi ultimo atto dell'impero coloniale francese; e fu infine una delle poche volte in cui gli Usa furono in disaccordo con le politiche d'Israele.
Ecco quindi che i sanguinosi fatti di Ungheria, e lo sciagurato intervento sovietico (malgrado a Mosca fosse al potere il destalinizzatore Krusciov!) alimentarono nel mondo non comunista, e quindi, per tornare a noi, anche in Italia e a San Marino, il senso del “pericolo russo e… “rosso”.
I russi (forse malconsigliati dai comunisti sammarinesi che non sapevano più come contenere l'attivismo del Dcs Federico Bigi) caddero nella trappola quando nel luglio del 1956 aprirono un consolato sovietico a San Marino:  il “New York Times”, uscì col titolo:  “la rossa San Marino nella rete sovietica”, mentre i fatti di Ungheria spinsero il socialista sammarinese Alvaro Casali ad abbandonare la maggioranza ed a fondare (sulle orme di quanto a suo tempo aveva fatto in Italia Saragat col PSDI) il Partito Socialista Democratico Indipendente.
Altri tre consiglieri del Parlamento sammarinese seguirono il neo-socialdemocratico Alvaro Casali e questo fu un “ribaltone” ante litteram visto che il Consiglio Grande risultò spaccato esattamente a metà: 30 consiglieri per la maggioranza socialcomunista, 30 per l’opposizione.
Il governo socialcomunista resistette per alcuni mesi, fino all’elezione dei nuovi Capitani Reggenti, eletti per lo Statuto repubblicano ogni sei mesi, poi si trovò costretto ad affrontare l’impasse. L’elezione venne fissata per il 19 settembre del 1957.
Proprio il giorno prima, però, un altro consigliere, Attilio Giannini, indipendente eletto nelle liste del Partito Comunista Sanmarinese, decise di fare quello che allora era raro, ma che oggi in Italia fanno moltissimi: saltare la barricata!
Si dice in Romagna che nominare Giannini e accennare ai motivi della sua scelta provochi, ancora oggi, infinite polemiche e …addirittura!!!… querele.
Tuttavia, spontaneamente o meno, grazie a Giannini si era creata una nuova, risicata, maggioranza formata da 23 consiglieri democristiani, cinque socialisti indipendenti, due socialdemocratici e, appunto da Giannini: 31 consiglieri su 60: i socialcomunisti erano fregati!!!
Ma i socialcomunisti, gli “irriducibili”, duri e puri e forgiati nelle lotte, non potevano farsi buttar fuori così facilmente: i segretari del PCS e del PSS presentarono le dimissioni di tutti i consiglieri della precedente maggioranza con firme autenticate.
Era infatti, consuetudine dei partiti della sinistra d’allora – per il PCI italiano lo sarà fino a buona parte degli anni ’70 –   far firmare ai loro eletti una lettera di dimissioni con la data in bianco, a titolo di garanzia del rispetto delle direttive del Partito. 
Risultarono dimissionari, quindi, anche i cinque “transfughi”.
Constatata la dimissione della maggioranza dei deputati consiglieri, la Reggenza sciolse il Consiglio e indisse nuove elezioni.
Da ambo le parti  rimbalzarono di “golpismo”, ma, come si sa, la Romagna, e quindi anche la RSM, è (o almeno allora era) “terra rossa” e “focosa” e gran parte della gente la pensava in quel modo ed era anche disposta a passare a vie di fatto: i consiglieri della nuova maggioranza anticomunista, sentendosi minacciati ed in pericolo, la sera del 30 settembre, scesero dal Titano ed occuparono uno stabilimento industriale in disuso situato in un lembo di San Marino, a Rovereta, che amministrativamente è una curazia (frazione) della Repubblica di San Marino, appartenente al castello (comune) di Serravalle, ed è nota soprattutto come zona industriale, circondata tre lati su quattro dal territorio italiano. In quei frangenti i fuggitivi, scampati, formarono…addirittura…un Governo Provvisorio: ma non erano degli sprovveduti e la cosa era stata pensata “a sommo studio”, infatti l’Esecutivo provvisorio sanmarinese fu immediatamente riconosciuto in Italia dal Governo Zoli che inviò i Carabinieri ai confini per proteggerlo: era il 1 ottobre 1957, seguirono il riconoscimento francese e, ovviamente, quello statunitense.
Per la destra era nato il “governo libero di San Marino”, per la sinistra “il governo del capannone”, ma i “rossi irriducibili” ormai erano ridotti sulla difensiva.
Temendo che il Governo provvisorio delle destre tentasse di prendere il potere con la forza, i social-comunisti formarono allora una milizia volontaria armata (soprattutto con doppiette da caccia) e la Repubblica si ritrovò sull’orlo di una guerra civile.
Nonostante fossero quelli i giorni di disordini ad Est e soprattutto, intorno al 4 ottobre 1957, quelli del lancio del primo satellite artificiale in orbita intorno alla Terra nella storia, lo Sputnik (спутник) lanciato dal cosmodromo di Baikonur nell'odierno Kazakistan, ma allora in Urss, le vicende sammarinesi conquistano le prime pagine dei giornali italiani.
“L’Unità” schierò Pajetta e papà Cervi a difesa della vecchia maggioranza, mentre Giovanni Spadolini sul “Resto del Carlino”, concluse così un emblematico editoriale intitolato Da Varsavia a San Marino: «C’è un insegnamento che dalla Polonia e dalla Jugoslavia arriva fino a quel piccolo lembo di terra romagnola sacro al cuore di ogni spirito devoto alla libertà: fino a San Marino. Ad ammonirci, oggi più che mai, che non ci sono vie di mezzo, che il socialismo è l’antitesi radicale del comunismo. Sulle balze del Titano come sulle piazze di Varsavia».
Non fu da meno il “New York Times” che mandò inviati speciali e pubblicò resoconti quotidiani sulle vicende della piccola Repubblica.
In questa situazione i “rossi” decisero di chiedere …addirittura l’intervento delle Nazioni Unite  per garantire il libero svolgersi di un’elezione che ponesse fine alla situazione d’impasse.
Errore madornale perché San Marino non era membro  dell’ONU e soprattutto perché l’unico Paese che poteva appoggiare i social-comunisti, l’URSS, per ovvie sue ragioni era sempre stata contraria all’invio di osservatori internazionali che controllassero il regolare svolgimento delle elezioni.
Mentre il blocco delle frontiere rendeva sempre più difficile la vita ai sammarinesi, l’11 ottobre i "sinistri” Capitani  Reggenti, Bigi e Majani, pressati dal sempre maggiore disagio generale dei cittadini comuni, si arresero mettendo fine alla crisi, riconoscendo il Governo provvisorio di Rovereta e sciogliendo la Milizia volontaria.
Il 14 ottobre 1957 il nuovo governo di destra si insediò a Palazzo Pubblico.
Si parlò allora di ingerenze imperialistiche, ma in effetti le carte – desecretate in tempi recenti dal Presidente Clinton –  mostrano nei dettagli i contatti avvenuti tra la DC sammarinese e il Dipartimento di Stato Usa, ma, a dire il vero, nessuno anche allora e dopo, da Alvaro Casali, autore della scissione socialista al  leader democristiano Federico Bigi aveva negato l’importanza dell’aiuto avuto da Oltreoceano, quest’ultimo:  “Se il ritorno di San Marino alla democrazia è stato possibile, è stato dovuto principalmente, se non esclusivamente, alla grande fiducia da parte del popolo di San Marino e dei suoi anticomunisti nella garanzia di aiuto da parte degli Stati Uniti”.
Questa era, appunto, la “guerra fredda”, Casali e Bigi dal canto loro accusavano i comunisti sammarinesi  di essersi totalmente inchinati ai voleri sovietici.
L’esponente comunista sammarinese Giuseppe Majani, alla guida della RSM dal 1955 come Capitano Reggente,  insieme al socialista Primo Bugli, però, lamentò le ritorsioni patite da militanti e partiti di sinistra dopo “i fatti di Rovereta” ed anche lui aveva ragione: i democristiani pervenuti al potere iniziarono una campagna di licenziamenti nei confronti dei lavoratori comunisti, vennero chiuse le sedi dei partiti di sinistra, negate le sale per gli incontri pubblici e, soprattutto, i Capitani Reggenti e i Consiglieri della vecchia maggioranza vennero messi sotto processo con l’accusa di “attentato alla Sicurezza dello Stato”.
I due ex Capitani Reggenti “rossi”, Majani e Bugli, vennero condannati, nel 1959, a 15 anni di Lavori pubblici (in sammarinese…reclusione) mentre per gli altri le pene variarono dai 7 ai 10 anni anche se queste pene vennero condonate nel 1960, solo dopo mesi di lotta e pressione politica da parte dell’opposizione di sinistra sammarinese, ma anche di quella sinistra che nella vicina e circostante Emilia-Romagna Italia era invece al governo di molte amministrazioni locali.
Nella RSM 1957, quindi, la battaglia della destra contro i “rossi” era vinta, ma ora secondo leggi e statuti c’era da affrontare la prima sfida elettorale: quella del 1959.
A questo scopo, il ministero degli Esteri sammarinese sollecitò gli aiuti economici Usa, per poter avviare i lavori dell’acquedotto e della superstrada Rimini - San Marino e, quindi, presentare qualche risultato concreto in campagna elettorale.
La tecnica utilizzata dall' esponente Dcs Bigi, nel frattempo ministro degli Esteri di San Marino, infatti furbo e infaticabile nel trovare il grimaldello giusto per raccomandarsi e ottenere in più possibile dall'estero, per convincere il governo dagli Stati Uniti, e da questi accolta e fatta propria,  è da manuale sulla guerra fredda.
Questo scrive, il 18 marzo 1958, l’ambasciata statunitense italiana al Dipartimento di Stato Usa dopo aver incontrato il ministro Federico Bigi.
L’ambasciata si rende conto che San Marino è solo un granello sull’orizzonte politico mondiale, ma crede fermamente che la mancanza di aiuto a San Marino sarà ritenuta come l’indifferenza verso il comunismo e i bisogni dei nostri amici. Piccola com’è San Marino è il solo paese dove la cortina di ferro si è ritirata negli ultimi vent’anni... Se il collasso delle forze democratiche accadesse prima delle elezioni nazionali italiane, fissate per il 25 maggio, il ritorno di San Marino sotto il dominio comunista potrebbe avere un impatto anche sulle elezioni italiane. L’assenza di un aiuto concreto dopo sei mesi di nostro supporto morale, programmatico e finanziario, sarebbe indubbiamente sfruttato dalle forze italiane di sinistra, forse facendo riferimento al declino economico negli Usa e al destino inesorabile di coloro che pongono la loro fiducia negli Usa”.
Di fronte a tale apocalittica prospettiva gli Usa finirono per sborsare 850 mila dollari per acquedotto e superstrada: i comunisti sammarinesi provarono a ribattere che quell’autostrada (oggi trafficatissima, provare per credere!!!) sarebbe servita per il trasporto dei missili Usa della base SETAF di Rimini al Monte Titano, ma ovviamente nessuno ci credette.
Gli elettori della RSM si trovarono, quindi, a scegliere tra una Repubblica di San Marino boicottata dai vicini italiani o una concretamente aiutata sia dal governo di Roma sia dai dollari di quello statunitense. 
Morale: nelle elezioni del 1959 la Dc sammarinese e i suoi alleati presero il 60 per cento dei voti!!!
I partiti di sinistra sammarinesi tornarono a vincere le elezioni solo nel 1978, quando il “vicino” PCI italiano di Enrico Berlinguer si era, ormai da almeno 2 anni, convertito all’eurocomunismo; il 15 giugno 1976 era avvenuto infatti il primo “strappo” dall'Urss : quello dell' ''ombrello protettivo della Nato'. 
Una necessità - spiegò Berlinguer in un'intervista rilasciata a Giampaolo Pansa per il ''Corriere della Sera'' - dettata non solo per non sconvolgere gli equilibri internazionali, ma anche perché la Nato era una sorta di scudo per costruire il socialismo nella libertà.”
Concludendo noto che in tempi recentissimi, dopo quello dei Carabinieri del 1957, s’è rinnovato un blocco militare italiano ai confini con la Repubblica di San Marino: era però la Guardia di Finanza che, lì inviata in seguito al comodo e conveniente atteggiamento di “non-me-ne-cale” tenuto per tempo dal governo del Titano circa i trasferimenti, anche illeciti di capitali provenienti dall’Italia nelle Banche del territorio della RSM, controllava le auto italiane in entrata ed in uscita, comprese le auto di italiani dotati di targa sammarinese.  
La situazione sembra sia stata recentemente risolta in base ad accordi bilaterali fra i due governi, ed ora anche dal lato sammarinese la Guardia della Rocca, la Polizia Civile e la Gendarmeria effettuano, secondo le loro specifiche competenze, controlli in merito: cambiano i tempi!!!

                                                                                                                                                                  



                         Carlo Onofrio Gori




Questo articolo è riproducibile parzialmente o totalmente previo consenso o citazione esplicita dell'Autore.


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lunedì 15 luglio 2013

C.O. Gori. Patria nostra, quando mai sarai veramente indipendente? I primi F 35 arrivano in Italia



Patria nostra, quando mai sarai veramente indipendente?

Sono arrivati oggi in Italia i primi aerei F35, che ci sono stati imposti da trattati internazionali (leggi bene…dagli USA che li fabbricano.!).    
Miliardi buttati per guerre “esterne” (e non prendiamoci per il culo con le cosiddette "missioni di pace") che come “satelliti”, per conto d'altri, gli Usa, dobbiamo insieme ad altri europei condurre. Secondo la Costituzione italiana, dovremmo fare guerra solo per la difesa del territorio nazionale. 
E poi i soldi, e molti, buttati (a parte il principio-guerre, ma nello specifico tecnico, anche per dei "bidoni" sensibili ai fulmini - l'hanno detto, anche dove li hanno costruiti, negli Usa  - che ci hanno rifilato)....Logica degli F 35 accettata in Italia dai soliti guerrafondai ed “esclusivi” “patrioti” (???)  italiani, nella logica delle solite fogne di italico collaterale ed esclusivo arricchimento di pochi. Operazione quella degli F35 inutile e deleteria per il contribuente italiano...altro che la "nostra industria italiana che ci partecipa”... questi son tecnologici e miliardari "cascami" utili solo a chi ce li impone e poi a chi servilmente e convenientemente "li piglia" e "li gestisce" e che vengono imposti al popolo italiano ...come quasi ingoiare una sgradevole purga ... 
...che se le facciano "loro" (gli Usa), le "loro" guerre (e non ci vengano qui in Italia i “nostri”, Napolitano in testa, a raccontare le solita trita ed irridente favola delle "missioni di pace") e con i loro mezzi, così magari ripensano anche un po', gestendosi queste situazioni nelle quali si sono messi, da soli, alle cazzate che fanno, e non da ora, in politica internazionale...

Una riflessione per i governi italiani: "Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso." (I. Kant)
                                                                                                                 
                   


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