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venerdì 13 febbraio 2015

Decadenza italiana: un Paese, ormai, a livello internazionale, "piccolo-piccolo"...

Decadenza italiana

Decadenza italiana: un Paese, ormai, a livello internazionale, "piccolo-piccolo". Insegnamenti del vertice di Minsk sulla pericolosa crisi Ucraina. La politica estera è un termometro per misurare la consistenza e l'importanza di una Nazione: meno un Paese è presente sulla scena politica internazionale, dove si decidono tante cose, anche quelle dei singoli Stati compreso il nostro, insomma, più è chiuso in sé stesso e più è marginalizzato. Parto dal secondo Dopoguerra e per l'Italia, Paese pur di importanza "non di primissima fascia", non sempre è stato così. Qualche "colpo", nel bene e nel male fino ad una decina d'anni fa, l'ha autonomamente "battuto" sulla scena internazionale (ENI, Olivetti, Fiat a Togliattigrad, influenza sulla scena mediterraneo-mediorientale, ecc. ecc.). Pensiamo che eravamo nel G7 e G8 (oggi siamo nel G20, ma in quale vera posizione?) pensiamo che l'Europa del dopoguerra fu riorganizzata (MEC, ed i collaterali CECA, EURATOM ecc. ecc.), sostanzialmente da tre Stati: Francia, Germania, Italia (c'era anche il Benelux, ma veniva definito Benelux proprio perché rappresentava 3 Stati medio-piccoli o piccoli: Belgio, Olanda e Lussemburgo).
Il nostro Paese oggi riesce soltanto a far sentire una voce, molto flebile ed ininfluente, ad esempio nella pericolosa crisi interna, con derive islamiste, della vicinissima Libia (peraltro, ricordiamolo, provocata dal recente passato intervento della Francia di Szarkosi che ha defenestrato, insieme ad altri, Gheddafi), e addirittura contraddittoria, come nel recentissimo contenzioso fra la Grecia di Tsipras da una parte, e la Troika e l’UE dall’altra.
A Minsk in Bielorussia, all’incontro promosso allo scopo di scongiurare una nuova e pericolosa guerra europea (se non di più), per l'Europa UE, c'erano soltanto la Germania della Merkel (soprattutto potenza economica) e la Francia di Hollande (soprattutto politica estera militare)...e l'Italia???  Assente: decadenza evidente! L'assenza al vertice della Lady Pesc(e)  Mogherini è soltanto, ma in parte (....e forse una "personalità forte" italiana nel ruolo di Commissario Europeo agli esteri si sarebbe fatta "sentire di più"...) un epifenomeno, visto che in effetti, per statuto UE, ciascun Paese può condurre la politica estera che gli pare, fregandosene appunto dell'UE nel suo insieme.
E chi la fa la politica estera dell'UE oggi??? I Paesi più forti d'Europa, appunto, Germania e Francia (levateci la GB o UK, come di più piace, perché quella, pur sempre potente, "Europa", non è più da tempo: aveva ragione De Gaulle definendola, dopo la IIGM, "appendice degli Usa").
P.S. Mi era ripromesso di non scrivere più correntemente su questo blog di attualità politica nazionale ed internazionale, preferendo, per far questo, l’immediatezza di FB,  riservandomi invece di scriver qui solo di storia, ma in questo caso faccio - riportando questa nota che apparsa sul mio profilo FB ha ricevuto lì vari e convinti consensi - un’eccezione perché la ormai più che decennale ininfluenza italiana, è ormai divenuta, seppur connotata dall’attuale, una constatazione storica” …


        
              


                       Carlo Onofrio Gori

martedì 25 marzo 2014

C.O. Gori. Siria, Ucraina, Venezuela e...quant'altro: Usa, la fatica e la rabbia del "gendarme"

Siria, Ucraina, Venezuela e...quant'altro: Usa, la fatica e la rabbia del "gendarme"

In tempi recenti mi sono soffermato frequentemente, soprattutto sul  "Diario" della mia pagina Facebook "Carlo Onofrio Gori" ed in particolare sul gruppo FB "Prato e la politica..." , su questi ed altri eventi  internazionali. Tuttavia, come si può vedere dai post precedenti, è un po' di tempo che su questo blog non intervengo su questi problemi. L'immediatezza del dibattito mi ha quindi portato spesso su FB piuttosto che su questo blog. Anche se rinvio gli amici che volessero leggere mie cose in proposito ad andare su FB, si  sa che tuttavia che in FB il recupero dell'informazione è molto difficile. Cercherò pertanto in questo post di riassumere un po' le cose in forma più che essenziale.  
In questi fatti indicati qui sopra nel titolo sostanzialmente vedo in politica internazionale una volontà revanchista e di reconquista da parte degli Usa di Obama. Bush figlio dall'11 settembre 2011 in poi, con le impegnative guerre in Afghanistan contro gli ex-alleati anti Urss talebani, ed in Irak contro l'ex-alleato anti-Iran Saddam, aveva perso di vista, a livello d'influenza planetaria alla quale ancora, malgrado i loro crescenti debiti, gli Usa si sentono vocati, alcuni settori nei quali la perdita d'influenza Usa è risultata più che evidente, ed in particolare la Russia e l'America latina. Ora che Obama ha liquidato la guerra in Irak (senza averla risolta, essendo quel Paese ora molto più frammentato ed instabile ed infido rispetto ai tempi di Saddam) e sta per liquidare quella in Aghanistan (come risultati vale stesso discorso dell'Irak), l'attenzione si sposta anche in seguito neo-protaginismo economico dei Paesi del BRICS, in altri settori strategici ultimamente trascurati. La Federazione Russa di Putin non è più la Russia "in svendita" ed in disgregazione com'era sotto Eltsin, con Putin è una Russia che pur non avendo più l'estensione ed il peso che aveva quando "Russia equivaleva ad Urss", sta tuttavia recuperando un suo ruolo a livello internazionale. Pur progressivamente circondata in questi anni recenti da sistemi missilistici contro lei rivolti ed introdotti dagli Usa in vari Paesi ex-blocco sovietico europeo (Polonia, Romania, ecc.) oppure in quelli europei ed asiatici nati dalla disgregazione dell'Urss (baltici, repubbliche caucasiche ed asiatiche ecc.), la Russia di Putin, non più docile e sottomessa a livello d'influenza com'era quella di Eltisn, ha mostrato si saper reagire in molti casi (Cecenia, Transnistria, Georgia ecc.) in modo pronto ed autorevole. Eccoci quindi all'Ucraina, Paese etnicamente diviso - come vedremo meglio in seguito - ""cuscinetto fra i Paesi dell'Est ora nell'Europa UE" e la Federazione russa, e dove la Russia ha un'importante base navale in Crimea nell'oblast di Balaclava a Sebastopoli, ed alla Siria di Assad, Paese anch'esso etnicamente diviso, ma da sempre amico dell'Urss prima e della Russia poi, e dove la Federazione ha l'importante base navale mediterranea di Tartus. 
Ebbene, nel secondo di questi due casi, prima gli Usa, impegnati con i loro alleati europei (soprattutto Gran Bretagna e Francia)  a volgere a loro favore il vento delle cosiddette "primavere arabe" (risultati pessimi: trionfo ovunque dei partiti islamici, in Egitto hanno poi "rimediato" i militari appoggiati dalla popolazione antislamista, la Libia è ora infida e disgregata, ecc. ecc.)  hanno poi puntato sulla disgregazione della Siria di Assad, favorendo in sostanza gli islamisti appoggiati dal loro alleato (infido) Arabia Saudita e dai Paesi del Golfo. Assad invece, malgrado una guerra devastante, ancora "regge",: si voleva allora da parte Usa ed Alleati, intevenire direttamente, ma la ferma posizione di Putin l'ha impedito.  Per l'Ucraina, reduce anch'essa dalle "primavere arancioni", sostenute dagli Usa e dall'UE, ma ora governata dal filorusso Yanucovich, liberamente eletto, si èp cercato in tutti i modi di favorire i manifestanti pro-UE (e molti filo-fascisti banderisti) del Maidan di Kiev, riuscendo a spodestare con un golpe di piazza - la democrazia per l'Occidente sembra valer solo ....quando serve...) un Presidente (imbelle e compromesso, quanto si vuole, ma liberamente eletto). La Russia di Putin non poteva stare a vedere, ed ecco che siamo per forza arrivati, per ora, all'indipendenza della Crimea ed al suo ritorno sotto la Russia dalla quale era stata staccata nell'Urss di Krushiov nel 1954. Sull'Ucraina cito qui un articolo dell'amico Prof. Renato Risaliti, slavista, che ho già pubblico sull'altro mio blog "Asperaprometeo": “Ucraina: terra di incontri e scontri. Intervento del 10 marzo 2014 di Renato Risaliti, già Professore Ordinario all’Università di Firenze.
Questa non è una definizione teorica aprioristica, ma l’esatta analisi della storia di questo paese assai complesso. E’ un vaso di Pandora che è stato aperto.Forzare la situazione com’è stato fatto nei secoli è sempre stato causa ed effetto di grandi sconvolgimenti geopolitici.Per quel che mi riguarda ho già affrontato ripetutamente il problema ucraino in numerosi scritti disseminati nel tempo su varie pubblicazioni e vorrei non ripetermi, ma che sono condensati nella mia Storia problematica della Russia ormai stampata in ben 11 volumi fino all’articolo recente su “Koinonia” (2014 n.3). In quest’ultimo articolo sostenevo che l’unica soluzione possibile per mantenere l’unità dell’Ucraina è “la soluzione federale”.Perché? In primo luogo, i motivi storici per cui l’Ucraina del II dopoguerra è quella che volle Stalin per indebolire la Germania spostando i confini della Polonia di circa 500 km a ovest.Gli avvenimenti successivi all’accordo del 21 febbraio u.s. sono stati disattesi di seguaci del Maidan. L’accordo, se così si vuol chiamare la “capitolazione” di Janukovič di fronte ai rivoltosi perché ne accettava tutte le richieste senza ottenere le garanzie effettive del ritiro degli armati del Maidan se non sulla parola dei ministri degli esteri francese, tedesco e polacco che poi se la sono rimangiata. Tuttavia, legalmente il presidente legittimo rimane Janukovič  anche se il colpo di mano dei rivoltosi ha creato le premesse degli sconvolgimenti cui stiamo assistendo nelle ultime due settimane.Nel periodo che va da dicembre al 21 febbraio ero rimasto sorpreso perché l’agitazione era limitata alla Galizia (Leopoli) e alcuni governatorati vicini, ma l’Est (quella che era stata chiamata Novorossja) restava calmo e tranquillo. Solo dopo la fuga obbligata di Janukovič che alla prova dei fatti si è rivelato un uomo politico e di stato poco avveduto, e alla fine abbandonato anche dagli oligarchi che lo avevano appoggiato, l’Ucraina sud orientale ha incominciato ad agitarsi e esplodere nelle sue città più importanti (Odessa, Donetsk, Lugansk, Dnepropetrovsk, Charkov) e non solo la Crimea. E ora è facile prevedere che impedire le agitazioni nell’Ucraina sud orientale sarà impossibile a causa dello status del russo e la situazione economica.Questo è avvenuto perché la Rad ucraina aveva approvato una legge “folle” e cioè il russo non era più riconosciuta una delle due lingue ufficiali dell’Ucraina: ucraino e russo. Per sopramercato i seguaci del Maidan hanno circondato i maggiori centri dell’Ortodossia come la Laura delle Grotte e il Monastero Pačaev pretendendo che passassero dal Patriarcato di Mosca a quello di Kiev (Filaret) non riconosciuto canonicamente dalle chiese ortodosse.Queste azioni hanno finito per estendere la situazione di tensione alla Russia tanto è vero che anche domenica 9 marzo ci sono state manifestazioni pro lingua russa estese anche all’Estremo Oriente russo.Ho ascoltato in diretta il dibattito al Senato russo e i discorsi dei leaders dei vari partiti. Tutti molto accesi contro i nazionalisti ucraini e i loro protettori occidentali. Nella situazione russa il più moderato è Putin persino più del Presidente del Consiglio Medvedev.Putin è astretto dalle richieste dei suoi, se dovesse cedere all’orgoglio ferito della Russia sarebbe sicuramente sfiduciato perché di tutte le richieste e leggi che gli insorti del Maidan potevano fare quella di proibire l’uso della lingua russa era l’unica che non doveva neanche essere pensata perché è una cosa stupida. E basta.
La trasformazione dell’Ucraina in repubblica federale è necessaria anche perché l’Ucraina occidentale è agricola, mentre quella orientale è industriale e da secoli vive in osmosi con l’industria russa. Pensare che possa essere staccata dai suoi mercati tradizionali è semplicemente senza prospettive durature. Il contrasto non è quindi solo per un problema di gas come ci vogliono far credere tante persone disinformate. Quindi i motivi etnici si saldano strettamente a quelli sociali per cui l’Ucraina Orientale ha vissuto e vive in simbiosi con il mercato russo, con la Russia.La prospettiva dell’associazione all’U.E. non è percorribile. Credo che nessun governo ucraino, anche il più dittatoriale, possa reggere all’impatto travolgente di questa parte dell’Ucraina tanto più che ai suoi confini c’è la Grande Russia.Inoltre, se molti fanno affidamento sulla forza dirompente dei tatari di Crimea dopo l’annessione alla Russia, cosa peraltro da dimostrare alla luce della presenza in Russia dei Tatari della Volga che anche la settimana scorsa sono stati in Crimea a perorare la causa dell’unità coi Russi alla luce delle proposte del governo di Crimea di inserirli nella compagine governativa.E’ questa dei tatari, mi pare, la classica questione trattata nel Vangelo: si vede il bruscolo nell’occhio dell’altro e non la trave nel proprio occhio.Infatti, gli ultranazionalisti dei Maidan dovrebbero guardarsi alle proprie spalle. Nella regione dei Carpazi vive una piccola ucraina, la Russia rossa (Ushgorod) cioè i Rusini che da secoli rivendicano l’indipendenza che Kiev ha sempre negato. E non solo. Accanto a loro ci sono gli ungheresi che rivendicano (assieme al governo ungherese) di essere inclusi nell’Ungheria. Più a sud ai confini con la Moldavia romena vivono i romeni (a Cernovec) che rivendicano  l’ingresso nella Romania.Come si vede si tratta di una situazione assai ingarbugliata. Gli emissari americani, mi pare, che non si siano resi ben conto della complessità della situazione ucraina ma tutto questo, in ultima analisi, non solo non va a vantaggio della UE, ma al contrario crea una situazione pericolosa per i paesi della Comunità Europea perché nei paesi baltici vivono altri milioni di russi che oggi sono nella comunità europea senza diritti umani riconosciuti.Gli analisti occidentali mancano poi di adeguate conoscenze storiche perché, a mio giudizio, non hanno ben capito due cose:1) Quando Putin ha trasferito la festa nazionale dal 7 novembre (rivoluzione sovietica) al 4 novembre (data della insurrezione di Mosca contro i polacchi il 4 novembre 1612) e anno della fondazione della Russia dei Romanov ha voluto dire che il pericolo da cui bisogna guardarsi deriva da Occidente. Da qui la riconferma dell’Alleanza di ferro politico economico militare fra Russia e Cina per continuare la tradizione russa inaugurata da Aleksandr Nevskij, santificato dalla Chiesa Ortodossa Russa. 2) L’accenno del rappresentante del Presidente russo alla necessità di “raccogliere le terre” russe è la continuazione della politica perseguita da Mosca dal Trecento a Cinquecento. La Crimea non è che la prima foglia del carciofo che la Russia, se vuole ritornare ad essere un popolo unito sotto un’unica bandiera, non può non proseguire. E qui ritorna la “follia” del Presidente americano Bush padre che volle la divisione dell’URSS in opposizione a Giovanni Paolo II che conosceva bene i vicini russi. Quindi l’unica soluzione accettabile per la Russia è la “finlandesizzazione” dell’Ucraina con uno stato federale come ha scritto recentemente l’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger.Ogni altra via non potrà non portare ad una nuova guerra di imprevedibili proporzioni. Renato Risaliti”
Non ho niente da aggiungere, se non in nota a quasto post, qualche - sono fittissimi lunghissimi gli interventi  -dibattito svoltosi fra me Renato ed altri amici.
Veniamo all'America latina. Anche qui bisogna riassumere. Dalla presidenza di Bush figlio ad oggi, moltissimi Paesi dell'America latina hanno, in liberissime elezioni, più volte scelto in varia gradazione la via progressista ed indipendentista nei confronti degli Usa. Cuba non è  più sola e per gli Usa l'America latina non è più ormai il "cortile di casa" dove si poteva fare e disfare a proprio piacimento. Alcuni di questi Paesi, sotto l'impulso della Presidenza Chavez in Venezuela hanno anzi assunto uno spiccato atteggiamento antimperialista (il Venezuela bolivarista di Chavez e ora di Maduro, la Bolivia di Evo Morales, l'Ecuador di Correa, il Nicaragua sandinista del rieletto Ortega, ecc.) mentre altri, pur progressisti e "sovranisti", (dal gigante Brasile di Lula e poi Russeff, all'Argentina dei Kirchner, dal Cile della Bachelet, all'Uruguay di Mujca, ecc. ecc.) cercano di avere comunque (anche se non è facile) un dialogo con gli Usa. Tutti (o quasi) questi Paesi latinoamericani hanno dato vita, sempre sotto la spinta del grande Chavez a nuove ed importanti forme di cooperazione e mutuo soccorso che non escludono più, come accadeva in passato, Cuba, ma anzi ne esaltano la presenza (ALBA, ecc. ecc.). Ciò spaventa gli Usa che in proposito hanno, da una parte cercato di favorire in tutti i modi le presidenze conservatrici in stati come il Messico, la Colombia (cercando di far svolgere a quest'ultima anche un ruolo attivo di gendarme locale in funzione antivenezuelana) ecc. ecc. , mentre dall'altra hanno cercato di destabilizzare in vari modi i paesi progressisti: vari tentativi di golpe contro il Venezuela chavista, "golpe parlamentare" in Paraguay, "golpe parlamentare" in Honduras, ecc. ecc. Tuttavia lo scoglio principale per gli Usa è rappresentato dal Venezuela Bolivariano. E' morto di uno "strano" cancro il comandante Chavez (stranamente altri presidenze progressisti latinoamericani sono stati in questi anni colpiti da cancro: Morales, la Kirghner, Mujica, ecc.). Chavez leader carismatico latinoamericano, amico di Fidel, fondatore del "socialismo bolivariano", con i suoi, è negli anni risultato vincitore in ben 18 importanti consultazioni elettorali nel suo Paese, ma ora è morto ed il suo seguace Maduro, con i suoi, sebbene risultato a sua volta  vincitore nell' importante consultazione presidenziale e in elezioni locali, è stato dagli Usa, per l'ovvia, attuale, mancanza di carisma rispetto al predecessore, come l'anello debole: ecco che allora prima si cerca di alimentare la delinquenza criminale e destabilizzante in quel Paese e poi si favoriscono pesantemente (come ha dimostrato in più servizi da quel Paese anche l'autorevole quotidiano britannico "Guardian") da parte degli Usa (soldi alla mano: tanto ora, gli Usa, a differenza dellUE. stampano dollari a tutto spiano!) sanguinose e violente rivolte locali che fanno leva sull'insoddisfazione di alcuni strati medio-alti ed alti della società venezuelana. Solo la solidarietà latinoamericana ha finora impedito un intervento militare diretto in Venezuela più volte reclamato, per "mettere le cose a posto", dalla destra conservatrice Usa, dai tea-party, al competitore repubblicano di Obama alle ultime elezioni. La situazione è tutt'ora fluida ed in sviluppo, anche se per ora, il Venezuela bolivariano "regge". Qui mi fermo e come nel caso dell'Ucraina cercherò in propositi di inserire in nota a questo post, non subito, ma via via, vari dibattiti avvenuti su Facebook.

                   
                                                                   


                           Carlo Onofrio Gori










martedì 7 maggio 2013

C.O. Gori. Politica 2013. Questione di....autoaffondamenti : il Partito Democratico in Italia e la Zona Euro nell'Unione Europea



Se l'andazzo è questo...meglio...un autoaffondamento dignitoso...


Il PD e la sua attuale “zuffa” interna: consiglio vivamente…soluzione ...autoaffondamento ”dignitoso”.  Non è una soluzione disonorevole...anzi! Quando alcune flotte (ad es. flotta tedesca a Scapa Flow il 21 giugno 1919, oppure flotta francese a Tolone il 27 novembre 1942 ecc.) si resero conto, così nel contesto in cui erano messe, di non aver più alcuna funzione determinante (ed allora le flotte contavano!) nei destini del proprio Paese, dignitosamente, (e ufficialmente!!! )...si autoaffondarono. Ma NON si può “autoaffondarsi alla zitta" come fa ora, in sostanza, il PD. Un Partito “veltronianamente”…nato male, l'ho già scritto a suo tempo: spesso in politica si raccoglie di più facendo, su programmi comuni, alleanze con altri, senza perdere la propria identità politico-culturale, piuttosto che diluire il tutto in dubbie fusioni “a freddo “ come invece ha fatto il PD. Ed ora, dopo la semisconfitta delle ultime elezioni politiche (malgrado e proprio anche per il  governo Letta), i nodi (…"grazie" anche a Napolitano che ha fatto di tutto per favorire questa soluzione PD-PDL-resti Monti) sono venuti al pettine! Calcolate, lì dentro, ben...23 correnti...quasi come i punti in percentuale presi alle ultime elezioni! La fine degli equivoci...e dei matrimoni forzati…per poter ripartire su nuove e più autentiche realistiche basi…soprattutto per gli elettori ed i militanti di quel partito...non è mai un male! Del resto, rimanendo in politica, ma questa volta "altra" e più ampia, internazionale insomma, a ben pensarci a proposito di cose nate male, e nella fattispecie, di Unione Europea, ed in ancor più particolare per “l'area Euro”, si potrebbe far lo stesso discorso che in Italia vale per il PD. Che senso ha che al suo interno molti, in vari modi, soffrano e qualcuno dei patners, uno in particolare, la Germania della Merkel, ne tragga (...ma solo per ora...) i benefici? Le ottuse teorie economiche dell'austerità, propugnate dalla Germania per tutta l'Europa sulla base di dati statistico-scientifici che ora in Usa vari studiosi hanno clamorosamente e scientificamente dimostratato esser falsi e sbagliati, portano l'Europa, al contrario di quello che ultimamente avviene in USA (in grande ripresa malgrado la ancora eccessiva prevalenza lì data al mercato finanziario), Cina ed altri Pesi extraeuropei, ad una progressiva recessione ed impoverimento. Quindi anche "questa" Europa, per come è stata ultimamente concepita e varata e per come è stata condotta, dovrebbe cambiar registro, subito, oppure al più presto si  dovrebbe autoaffondare. E' infatti molto poco "Europa dei popoli", come dovrebbe essere, ed è invece tantissimo Europa delle banche e dei gruppi finanziari e di politici che ci governano favorendo in massima parte quegli interessi: in Italia in particolare, quando c'è da imporre sacrifici ai ceti popolari sono sempre pronti a ripetere il solito mantra "ce lo chiede l'Europa", ma quando all'UE fanno, ogni tanto qualcosa di buono per la gente...allora, guarda caso...silenzio...nessuno...ci chiede niente!  In tal senso è ad esempio emblematica la questione del salario di cittadinanza. Continuare nel doloroso equivoco non fa bene a nessuno...o quasi. Come dice il proverbio "il medico pietoso fa la piaga purulenta". Solo dopo che "questa" Europa si sarà (o sarà stata) "autoaffondata", su nuove, più giuste e più autentiche   basi, potrà esser messa a mare una nuova barca, magari più piccola, ma più solida e capace di regger bene il mare. Chi ci vorrà salire ci salirà, chi vorrà rimanere a terra saluterà dalla banchina sventolando il fazzoletto bianco, il nuovo vascello che prenderà il mare.





P.S.



Ahi, ahi, ahi, per quanto riguarda il PD,...un pratese ...alla ribalta: mi scuso per la divagazione politico-personale, ma ho sentito ora (14,30 7 maggio 2013) al TG3 che alcuni nel PD propongono per quel partito, come segretario nazionale di transizione, il pratese (...l'ineffabile, ma redivivo, politicamente, s'intende) ...sen. Claudio Martini! Noto, soprattutto, a livello nazionale, per aver varato a livello regionale il proto-porcellum elettorale toscano...mah??!!







  COG
                           



                                           



Prof. Carlo O. Gori,  Prof. Carlo Onofro Gori,  Prof. Carlo Gori Università di Firenze






ΕΥΡΩΠΑΪΚΗ ΕΝΩΣΗ, UNION EUROPÉENNE, UNIÓN EUROPEA, EUROPÄISCHE UNION, UNIÃO EUROPEIA, EUROPESE UNIE, EUROOPA LIIT, L-UNJONI EWROPEA, EURÓPSKA ÚNIA, EVROPSKA UNIJA, EUROOPAN UNIONI, AN TAONTAS EORPACH...




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