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domenica 11 ottobre 2015

La Siria e ..."i russi"... per "dirla tutta" 2: ultimi miei (e di un paio d'amici) post su FB a partire da quello qui pubblicato il 10 settembre scorso

Большое спасибо России!

E' la Russia di Putin, e i fatti sono sotto gli occhi di tutti, che assurge al ruolo di vera superpotenza mondiale che si assume le responsabilità per tutti e difende i valori occidentali contro il fondamentalismo islamico jihadista.
Le accuse degli Usa sulla "destinazione" dei bombardamenti dimostrano la loro svogliata e impotente partecipazione e fanno veramente ridere: che differenza c'è tra i tagliagole dell'Isis del Califfato, appoggiati principalmente dalla Arabia Saudita, o quelli di Al Nusra legati ad Al Qaeda ed appoggiati da Turchia di Erdogan, Qatar e Arabia Saudita?
Bombardamenti russi anche sull' "esercito libero siriano", quello addestrato dalla Cia, per intendersi? Non possono essere avvenuti perché non si può bombardare una cosa che, sul campo, praticamente non esiste più da tempo essendone la gran parte dei membri passati alle fratellanze musulmane oppure ai qadisti di Al Nusra, oppure fuggiti.
Ecco in ordine crescente di data alcuni (non tutti!) dei miei post (e di un paio d'amici) che ho pubblicato riguardo a questo argomento su FB  a partire da quello qui pubblicato il 10 settembre scorso:





                                              COG








Prof. Carlo O. Gori,  Prof. Carlo Onofro Gori,  Prof. Carlo Gori Università di Firenze


Turchia 95 morti!. Quando a metter le bombe non sono islamisti "kamikaze" (solita e trita versione governativa) peraltro risultati sempre fantomatici, ma i loro amici e sostenitori...
Il solito attentato stragista, fotocopia di quelli di non tanto tempo fa, nella Turchia dell'islamista Erdogan, contro i Curdi ed i sostenitori turchi dei Curdi, suoi avversari... spero che il popolo turco riesca prima o poi a processare questo criminale islamista 10 ottobre 2015
Guerra all'Isis in Siria: la realistica e giusta posizione presa nei giorni scorsi dall'on. Prodi: "La mia sensazione è che Obama e Putin vadano verso un accordo sulla Siria. All'Assemblea dell'Onu hanno sostenuto tesi totalmente contrastanti tra loro, ma poi hanno avuto un colloquio a quattrocchi di un'ora e mezzo e qualche effetto si è già visto". Lo sostiene Romano Prodi in una intervista a Repubblica.. La notizia: "Putin - prosegue - è d'accordo di attaccare l'Is ma si tratta d'una guerra per procura, nessuna delle due potenze invierà truppe sul terreno. Aerei sì, truppe no. Quindi quel malandato esercito di Assad va rafforzato e ben armato perché quello soltanto dispone di truppe sul terreno. Putin appoggia Assad, Obama no, ma dovrà rassegnarsi perché con i soli bombardamenti aerei l'Is non sarà battuto. La cosa singolare è che la Russia versa in acque economiche molto tempestose ma nonostante ciò Putin dimostra una forza politica ancora determinante sullo scacchiere occidentale". 2 ottobre 2015
Chi (gli Usa & C.) da 4 anni, con la scusa della primavera araba, ma col vero intento di sloggiare la Russia dalla base di Tartus, ha provocato la guerra anti-Assad in Siria e contribuendo così alla nascita del Califfato Isis, fa di tutto per inquinare mediaticamente e sminuire la giusta opera di Putin. La notzia: “Missili russi caduti in Iran? Mosca smentisce: la CNN sbaglia La Russia smentisce che dei missili lanciati dalle sue navi nel Mar Caspio siano caduti in Iran. «Tutti i missili lanciati dalle navi – ha assicurato il portavoce del ministero della Difesa, generale Igor Konashenkov – hanno trovato i loro bersagli. È un dato di fatto. A differenza della Cnn – ha proseguito Konashenkov – non raccontiamo riferendoci a fonti anonime, bensì mostriamo il lancio dei nostri missili e i bersagli da essi colpiti praticamente in regime online». Il portavoce del ministero della Difesa russo ha quindi aggiunto di non poter «dire tutto» ma ha dichiarato che «qualsiasi professionista in questo campo sa che nello svolgimento di simili operazioni viene sempre fissata l’immagine del bersaglio prima e dopo il colpo. Inoltre – ha precisato – sopra la Siria 24 ore su 24 è operativo il nostro gruppo di droni». 9 ottobre 2015
Fernando Rossi: Siria: i terroristi in grande difficoltà. . USA/Nato/israele, Turchia e Arabia Saudita avevano garantito protezione e finte scaramucce, ma la Russia e la Siria hanno rotto il loro giochino Invece , ora i caccia russi distruggono DAVVERO le casematte, i depositi di carburanti, i mezzi militari e i rifornimenti che USA & complici ALIMENTAVANO, fingendo di volerli distruggere con le dichiarate 5.000 missioni dei loro bombardieri...8 ottobre 2015
Missili russi sui jihadisti dal Mar Caspio: un chiaro messaggio al capo islamista turco Erdogan. Questo: "caro Erdogan che ora fai tanto clamore e che solo ora, facendo forza al tuo innato islamismo, ti sei ipocritamente ricordato di essere nella Nato per fare presso di essa la vittima per qualche nostro sconfinamento - tu che sconfinavi sempre in Siria ed in Irak per bombardare i siriani e i curdi - guarda bene che i tuoi amici jihadisti li possiamo bombardare anche dalle nostre navi sul nostro Marc Caspio." E' ora di finirla con la complice, tollerante ed indulgente, ipocrisia dell'Occidente - chiaramente mostrata nei raids aerei della coalizione occidentale distintisi soprattutto finora per il "solletico all'Isis" - verso i governi autoritari e sostenitori degli islamisti come la Turchia, l'Arabia Saudita, il Qatar e altri. Putin invece agisce contro gli islamisti: eccome! 8 ottobre 2015
Una giusta ed opportuna iniziativa! E' ora di finirla con la complice, tollerante ed indulgente, ipocrisia occidentale verso questo Paese autoritario ed islamista. Il Salone del Libro di Torino: «L’Arabia Saudita non sarà ospite». La decisione dopo la condanna a morte del 20enne. Al Nimr per una manifestazione contro il regime.L’ambasciatore saudita: «L’Italia non dia lezioni» Contento, ora anche per questo, di aver frequentato per ragioni professionali il Salone di Torino per tanti anni!  7 ottobre 2015
Intanto i veri amici e sostenitori dell'Isis: Arabia Saudita Qatar Turchia di Erdogan ecc. si lamentano dell'intervento russo e iraniano...
La notizia. “Tensione alle stelle tra Iran e Arabia Saudita. Teheran: non giocate con la coda del leone. I sauditi «non giochino con la coda del leone». L’avvertimento giunge da Mohsen Rezai, già candidato presidente ora tornato negli alti ranghi delle Guardie della rivoluzione, nonchè segretario del Consiglio per il discernimento. Il leone è tuttora sentito come l’emblema dell’Iran, anche se non compare più nella bandiera dalla Rivoluzione islamica del 1979. L’avvertimento di Rezai, accompagnato da annunci di possibili azioni contro i sauditi e veicolato dall’agenzia Irna, è solo l’ultima di una serie di aspre dichiarazioni delle autorità iraniane, fra cui la Guida suprema Ali Khamenei, che accusano Riad per la cattiva gestione dei pellegrinaggi alla Mecca e chiedono un’inchiesta internazionale, da parte di tutti gli stati islamici, sulle responsabilità nella calca che ha ucciso quasi 500 iraniani.
Dichiarazioni che rinfocolano le tensioni con la rivale potenza sunnita, già aspre per effetto delle crisi in Siria e Yemen. Contro Riad per l’incidente alla Mecca si sono espressi in questi giorni anche personaggi dello spettacolo. Fra questi l’attore Amir Jafari, che su Istagram ha pubblicato una vignetta che mostra, in una mappa dell’area, un leone sul suolo iraniano e un arabo prostrato in sottomissione su quello saudita.” 6 ottobre 2015
Alla fine "questi" si sarebbero poi finalmente decisi a far qualcosa - e non per finta - contro l'Isis? Boh?? Finché non vedo non credo: oppure lo fanno perché in Siria la Russia di Putin sta prendendo troppo campo?
La notizia: “Siria. NYT: la coalizione guidata dagli Usa prepara l’offensiva su Raqqa. La coalizione a guida americana contro lo Stato Islamico si prepara ad una offensiva verso Raqqa, ‘capitale« del Califfato nel nord est della Siria. Lo scrive il New York Times” 6 ottobre
I rimbambiti della Nato si lamentano perché bombardano i loro terroristi del cosiddetto “esercito libero siriano” anti Assad (5 in tutto, come da notizie di stessa fonte Usa dei gg. scorsi – cioè prima che iniziassero i russi - il grosso s’è dileguato e quei 5 non devono esser siriani mal addestrati bensì più ragionevolmente gli stessi addestratori americani della CIA…) poi +gli Usa, bombardano per "errore " ospedali in Afghanistan..... Questo dà il senso della completa e colpevole idiozia di chi, malgrado i fatti che sono oggi sotto gli occhi di tutti, vuole ostinarsi a ritenersi di essere ancora alla guida del mondo...
La Notizia: “Medici Senza Frontiere. 3 ottobre alle ore 13:09 È con grande tristezza che confermiamo la morte di 9 operatori ‪#‎MSF durante i bombardamenti di questa notte sul nostro ospedale.Vogliamo chiarire che tutte le parti in conflitto, comprese Kabul e Washington, erano perfettamente informate della posizione esatta delle strutture MSF - ospedale, foresteria, uffici.” 3 ottobre 2015
I prossimi giorni incominciano davvero a non prospettarsi affatto bene per i finora impuniti (al massimo... "solleticati" dalla coalizione Usa&C. ) tagliagole islamisti del Califfato Isis e dintorni. Arriva la nuova coalizione Russia, Iran, Irak, Siria e ora anche i cinesi vogliono dare una mano ...Condivido volentieri dall'amico Sergio Pacini.
La Notizia:  “China’s military advisers ‘heading to Syria to help fight ISIS’ – report. China will be helping out the Syrian government in the fight against Islamic State (IS, formerly ISIL/ISIS) by sending “military advisers,” media reports have claimed. Trends. Islamic State. “The Chinese will be arriving in the coming weeks,” a Syrian army official told the Lebanon-based news website Al-Masdar Al-‘Arabi. The report claims that a Chinese naval vessel is on its way to Syria with dozens of “military advisers” on board. They will reportedly be followed by troops. The ship is said to have passed the Suez Canal in Egypt and be making its way through the Mediterranean Sea.According to the website, the advisers will be joining Russian personnel in the Latakia region. Meanwhile, an Israeli military news website, DEBKAfile, has cited military sources as saying that a Chinese aircraft carrier, the Liaoning-CV-16, has already been spotted at the Syrian port of Tartus on the Mediterranean coast. It was said to be accompanied by a guided missile cruiser. The news comes after Russia, Iran, Iraq and Syria agreed to establish a joint information center in Baghdad to coordinate their operations against Islamic State militants, according to sources. “The main goal of the center will be gathering, processing and analyzing current information about the situation in the Middle East – primarily for fighting IS,” a military-diplomatic source told Russian news agencies on Saturday.” 30 settembre 2015
Anche all'Onu finalmente è generalmente passata la linea Putin anti-Isis e anti-terrorismo islamista: il pericolo principale oggi nel mondo. Ora tutti si sono accorti che l'Isis è nata in Siria quattro anni fa anche perché - a parte il diretto e criminale finanziamento di Arabia Saudita e Qatar & altri a questi feroci e fanatici assassini - Obama e l'Occidente hanno valuto dare armi, alla gente sbagliata poi in gran parte confluita nel jihadismo e questo soprattutto per loro "urgenze" strategiche (tipo quella Ucraina ad es.) in funzione anti-Russia e quindi anti-Assad che di Putin è alleato: la "primavera araba siriana" contro "spietato dittatore Assad" c'entrava poco: negli anni precedenti non avevano qualificato così il presidente siriano. 29 settembre 2015
La Merkel (smarcandosi dalle ultimissime dichiarazioni irresponsabili dell'americano Kerry) sulla Siria ci ripensa (ma sempre pro domo sua: i profughi siriani domani potrebbero esser troppi ...), in soldoni: sarà meglio trovare un accordo con Assad, battere l'Isis e far tornare prima di tutto la pace in Siria. 24 settembre 2015
Siria, 20 settembre 2015: passano gli aerei russi (come nota l'amico Sergio Pacini dal quale volentieri condivido questo post, si tratta nella fattispecie di un cargo russo IL-76 e di quattro Sukhoi 24 o 30sm di scorta ) e i jihadisti nel vocale del filmato li riconoscono e incominciano a temere che ora si faccia sul serio e invocano Allah che, naturalmente, è sempre... "grande" (Allah u Akbar) ...dalla traduzione dello scritto sotto emerge che i jihadisti sono nelle campagne vicino la città siriana di Homs e che gli aerei russi hanno direzione nord-ovest....22 settembre 2015
Ferdinando Rossi: “Dopo lo scherzetto dei servizi Usa-Israele-NATO (che dai loro droni-satelliti avevano segnalato per terroristi dei turisti messicani), dopo i numerosi attacchi terroristici subiti dall'ISIL (turco-saudita), l' Egitto sembra seriamente intenzionato ad abbandonare le 'ammuine' occidentali ed impegnarsi seriamente contro i terroristi dell'ISIL , alleandosi con la Siria di Basar Assad...Sarebbe un colpo durissimo per la NATO e per le altre lobby militari, finanziarie e politiche che usano il terrorismo per destabilizzare e annettere gli stati del medio oriente...” 17 settembre 2015


     
                                                                




                           Carlo Onofrio Gori


giovedì 10 settembre 2015

La Siria e ..."i russi"... per "dirla tutta"...

La Siria e ..."i russi"...

Per riassumere e per "dirla tutta": in molte delle attuali e scandalizzate notizie di fonte occidentale circa "i russi in Siria", si scopre l'acqua calda: ci si dimentica di sottolineare che i russi sono in Siria già dai tempi dell'Urss, avendo due basi a Tartous e Latakia, per inciso in piena regione (di cui sono le due città principali) abitata quasi esclusivamente dall'evoluto gruppo religioso alawita (musulmani di lontana derivazione sciita considerati al di fuori dell' Islam dalla maggioranza sunnita), l'unica  regione relativamente tranquilla nella Siria d'oggi,  a cui appartiene la famiglia Assad al potere in Siria  dal 1971 quando il col. Hafez Assad  (padre dell'attuale Presidente  Bashar Assad) riuscì a prendere il controllo del progressista e preminente Partito Baath siriano ed a giungere così alla Presidenza del Paese e appunto concedendo, tra l'altro, quelle basi ai sovietici.
Penso che la cosiddetta "primavera araba" di Siria che ha portato la devastante guerra in quel Paese sia stata provocata in gran parte dall'esterno dando armi e "fiato" a preesistenti (ma di per sé sostanzialmente impotenti) opposizioni locali - come nel caso poi del Maidan di Kiev e nel caso libico - da parte degli Usa (soprattutto da alcuni inamovibili "poteri forti" impermeabili a qualsiasi cambiamento presidenziale di quel Paese e della finanza internazionale) e di altri, proprio per "sloggiare" dalla Siria i russi - come dall'Ucraina il legittimo governo filo-russo - e finendo nel caso siriano per "istituire" l'Isis, tra l'altro - a parte le centinaia di migliaia di morti in quel Paese - finendo oggi, di conseguenza, per alimentare fortemente uno dei più grandi flussi migratori visti nella Storia.
Secondo me l'unica "novità vera" d'oggi infatti sarebbe costituita solo dalla partecipazione, diretta e massiccia, e per me auspicabile, di truppe russe ai combattimenti a fianco delle truppe di Assad ed il conseguente invio ed uso da parte anche di quest'ultime di armi di ultimissima generazione.
Su questo però si attendono notizie più consistenti visto che ufficialmente i russi, dal canto loro, smentiscono, ma, come ho detto, non troverei niente da scandalizzarmi: l'Isis ed il terrorismo islamista contiguo, vanno combattuti ed in Occidente nessuno si decide veramente a farlo ed inoltre si spiazzerebbe da parte russa l'equivoco del presunto preannunciato intervento anti-Isis di Francia e GB (o se si preferisce UK) che - sulla falsariga di quanto hanno già fatto i Turchi di Erdogan nei confronti dei Curdi - farebbero finta di combattere l'Isis, ma nella realtà combatterebbero Assad (dittatore forse, ma nel suo Paese fattore di equilibrio: era ed è appoggiato a tutt'oggi dalle comunità alawita, sciita, drusa, cristiana, curda e di parte di quella sunnita) che attualmente, insieme alle milizie iraniane e sciite ed ai Curdi, è l'unico che combatte veramente l'Isis ed il terrorismo islamista.
E meno male che anche in Occidente qualcuno (Grecia e Austria), ma solo ora, a quanto pare, se ne sta accorgendo: 


http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=8&pg=12589

Possibile che per il resto dell'Occidente, a quanto pare, il "problema vero" laggiù, sia ancora, non tanto quello dei tagliagole islamisti del Califfato e dintorni, quanto quello di Assad e Putin???


P.S. 

L’attuale “clamorosa”  disponibilità della signora Merkel verso i profughi siriani, come ho già scritto su FB, è per me inquadrabile nella categoria della "carità pelosa" (in Germania hanno, per il loro mercato, secondo loro stesse stime in giro confermate, bisogno di 2 milioni di manodopera qualificata – che hanno individuato nei siriani – e che ora al loro interno non hanno. 

Questa preferenza tedesca per i profughi di guerra siriani rispetto a tutti gli altri migranti provenienti da paesi diversi, siriani scampati, è bene sottolinearlo, ad una devastante guerra non voluta da Assad ma imposta e innescata  in quel Paese dall'esterno - indirettamente testimonia, tra l'altro, del buon lavoro svolto nel tempo dal regime socialista baathista siriano in campo scolastico e professionale.


         
                                            


                                       Carlo Onofrio Gori




Questo articolo è riproducibile parzialmente o totalmente previo consenso o citazione esplicita dell'Autore.

giovedì 3 settembre 2015

2015: si intensifica la collaborazione politica, economica e militare fra Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese

Collaborazione Russia-Cina: l'Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO)


Oggi 3 settembre 2015 si è svolta una grandiosa parata militare a Pechino: la prima volta, dopo 70 anni, la Cina ha celebrato con una maxi-parata militare l’«anniversario della vittoria nella guerra di resistenza contro l’aggressione giapponese e nella guerra mondiale contro il fascismo». Come non stabilire un parallelo con la colossale parata militare di Mosca del 9 maggio 2015 per il 70° anniversario della vittoria sovietica sul nazismo? In quell'occasione Putin aveva costantemente alla sua destra il presidente cinese XI Jinping, a significare che i rapporti fra Russia e Cina sono ottimi. Le parate militari a quel livello sono sempre un messaggio politico di dimostrazione di forza non solo militare: medesima grandiosità a Mosca e a Pechino, medesimo rifiuto occidentale a partecipare a alto livello, medesimo messaggio rivolto da Mosca e a Pechino (corroborato anche da varie manovre militari congiunte che si sono svolte dal 2003 ad oggi) soprattutto agli Usa ed all'Occidente: decidetevi finalmente a prender buona nota che non siamo più negli anni '90 secolo scorso quando in giro per il mondo facevate quasi impunemente il bello e il cattivo tempo, e che, piaccia o non piaccia, gli equilibri mondiali stanno cambiando, anzi, sono in buona parte già cambiati.
Con la visita di Gorbačëv a Pechino (maggio 1989) veniva sancita la piena riconciliazione dell’Urss con la Cina dopo un dissidio che durava dal 1961 e che si era particolarmente inasprito dal 1969 in poi. Con l’avvento di Putin al vertice della Federazione Russa i rapporti fra Russia e Cina si si sono andati progressivamente rafforzando. 
I rapporti tra Russia e Cina, sono attualmente eccellenti,  favoriti dalla comune necessità di contenere una sempre più aggressiva potenza statunitense. Uno dei capitoli su cui oggi Cina e Russia fanno fronte comune è quello relativo a Siria e Iran.
Si pensa a ragione – visto che ancora nel 2014 malgrado l’avvento degli islamisti e del Califfato Isis in ampie zone della Siria e dell’Irak, l’Occidente era pronto non tanto ad una guerra contro quest’ultimi, ma contro la Siria “laica” di Assad  che la “primavera araba” del 2011 in Siria e la conseguente attuale lacerante guerra – come del resto nel caso lampante  di quella libica che nello stesso 2011 ha portato con il diretto  e dal conseguente coinvolgimento francese e occidentale alla caduta di Gheddafi –   sia stata ampiamente fomentata voluta e sostenuta dall’esterno (Usa, Arabia Saudita, Qatar, Turchia  ecc.) avendo come obiettivo finale, non tanto "l'esportazione della democrazia" quanto l’espulsione della Russia dalle basi siriane di Latakia e Tartous. Recentemente  c’è stata un’intesa americana con l’Iran sul nucleare e del resto al Cremlino non si desiderava un Iran dotato dell’arma nucleare, ma si è consci – visto che non si vuole da parte occidentale trovare un’intesa sulla Siria che permetta di arginare seriamente l’avanzata islamista - che una caduta dei governanti a Damasco o Teheran (che sostiene Assad) rappresenterebbe una vittoria degli USA.
«La Russia – ricordava in una sua lungimirante intervista del 2012 l’ex Ambasciatore a Mosca Sergio Romano (vd. "Internazionale" 10 Giugno 2012)  – è portata a pensare che ogni vittoria americana si traduca nell’allargamento dell’area in cui gli Stati Uniti sono la potenza dominante. E questo non le piace»
Del resto con il golpe (favorito dagli Usa) - dell’Euro-Maidan di Kiev del 21 novembre 2013 che ha portato al rovesciamento del legittimo governo di Viktor Janukovyč con la rivolta degli ucraini filorussi di Crimea e del Donbass e con guerra in Ucraina orientale con le conseguenti sanzioni anti-russe  di Usa ed Europa è finora fallito il progetto, originariamente tedesco, di uno spazio comune fra Europa e Russia “da Lisbona a Vladivostok”  Romano ritiene che sia auspicabile di "”, di  impossibile realizzazione «finché esiste una NATO che è evidentemente strutturata in funzione anti-russa - ricordava sempre l'esperto storico e diplomatico Sergio Romano  nella sua significativa “profetica” intervista del 2012  - «l’Europa è  - in qualche modo prigioniera della NATO ...mentre dovrebbe avere...«una propria politica estera, distinta da quella degli Stati Uniti».
La Cina da parte sua teme, tanto per dirne una, l'attuale intensificarsi in senso aggressivo del rapporto geopolitico e militare tra USA e Giappone.
Attualmente Cina e Russia, insieme ad altri Stati amici, soprattutto ex-sovietici, sono membri dell’ importante Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione - Shanghai Cooperation Organisation, (SCO) o Patto di Shanghai, un'alleanza per la cooperazione fra paesi euroasiatici operante da 12 anni in Asia centrale, la cui rilevanza, specie dal punto di vista geopolitico, è oggi in continua crescita. L'alleanza, sorta come meccanismo per favorire la risoluzione di eventuali dispute territoriali tra i sei paesi aderenti – Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan  e Uzbekistan – è andata progressivamente istituzionalizzandosi, intensificando la cooperazione tra i suoi membri tanto sul piano militare e le questioni di sicurezza quanto in ambiti come quello economico, energetico e culturale. Il piano più rilevante è quello militare e di sicurezza, all’insegna della comune volontà di contrastare tre fenomeni che sono identificati come le principali minacce alla sicurezza regionale: il terrorismo, l’estremismo e  il  separatismo alle quali si sono poi aggiunti gli attacchi informatici provenienti dall'esterno. Il riferimento esplicito e l’enfasi posta su questi tre elementi (sanciti dal primo atto ufficiale dell’Organizzazione, la ‘Shanghai Convention on Combating Terrorism, Separatism and Extremism’) rende peculiare nel suo genere la SCO e sottolinea come la prima preoccupazione dei membri – soprattutto dei due più importanti, Cina e Russia – sia quella di conservare lo status quo territoriale in una regione dove sono particolarmente accesi irredentismi, contrasti etnici e spinte secessioniste, attacchi di gruppi islamisti e dove non mancano ingerenze di potenze esterne agli Stati firmatari.
 La SCO è stata fondata nel 2001 a Shanghai, dai leader di Cina, il Kazakistan, il Kirghizistan, la Russia, il Tagikistan e l'Uzbekistan. Questi paesi, fatta eccezione per l'Uzbekistan erano stati precedentemente membri del Gruppo di Shanghai (Shanghai Five) fondato nel 1996 e già attivo dalla metà degli anni Novanta sul tema della cooperazione nella gestione dei confini; dopo l'inclusione dell'Uzbekistan, nel 2001, il Gruppo decise di istituzionalizzarsi i membri hanno rinominato il patto associativo  in Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO) per la collaborazione politica, economica e militare. Secondo alcuni osservatori statunitensi e occidentali la SCO sarebbe nata con l’intento di contenere e bilanciare la presenza statunitense nell’area centroasiatica: un’interpretazione che si è rafforzata da quando, nel 2005, proprio da un summit della SCO è emersa la richiesta a Washington di calendarizzare il ritiro delle proprie installazioni e dei propri soldati presenti in Asia centrale. Sulla capacità reale della SCO di essere un contrappeso alle ingerenze esterne nella regione, d’altra parte, conta in maniera determinante lo stato di salute delle relazioni bilaterali tra Russia e Cina, nonché il livello generale di coesione tra tutti gli aderenti che a volte non sempre concordano sulle modalità di attuazione della propria politica estera. 
Una rinnovata coesione si è manifestata di recente al summit del giugno 2012, al termine del quale è stato dichiarato che nessuno stato della SCO dovrà entrare in un’alleanza indirizzata contro un altro membro dell’Organizzazione, lasciando intendere una posizione di contrasto rispetto alla NATO e alle mire espansionistiche occidentali nel continente asiatico. Russia e Cina si sono inoltre mostrate concordi sui temi più delicati del panorama internazionale, affermando il netto rifiuto di qualsiasi intervento armato per risolvere la crisi in Siria e quella del nucleare iraniano. 
Sul piano operativo la SCO si è concentrata finora sulla cooperazione militare, tramite la realizzazione di ripetute esercitazioni comuni anche di vasta scala, sulla lotta al terrorismo (dal 2004 è stato istituto un centro regionale per le attività di antiterrorismo, situato in Uzbekistan),  e ancora sulla cooperazione energetica, in quella commerciale e culturale, come sancito tramite la ratifica di un accordo formale nel 2007 (Treaty on Long-Term Good-Nei ghborliness, Friendship and Cooperation). Riguardo alla struttura istituzionale si nota che la Carta della SCO venne approvata nel giugno del 2002, un anno dopo la decisione di istituire l’Organizzazione in essa si stabilì che l'organo decisionale superiore della SCO  è il Consiglio dei capi di Stato che si riunisce in occasione dei vertici che si tengono ogni anno in una delle capitali degli stati membri. L'attuale Consiglio dei capi di Stato è composta da: Vladimir Putin (Russia), Xi Jinping (Cina ), Almazbek Atambayev (Kirghizistan), Emomalii Rahmon (Tagikistan), Islam Karimov (Uzbekistan),  Nursultan Nazarbayev (Kazakistan). Questo è seguito nella gerarchia dal Consiglio dei capi del governo e dal Consiglio dei ministri degli esteri. Il primo approva il budget, discute gli ambiti e lo stato dell’arte della cooperazione multilaterale; il secondo discute le principali questioni dell’agenda politica internazionale e gestisce le relazioni tra la SCO e le altre organizzazioni multilaterali. Infine il Consiglio dei Coordinatori Nazionali coordina la cooperazione multilaterale degli Stati membri nel quadro della Carta della SCO mentre il principale organo amministrativo ed esecutivo della SCO, è il Segretariato generale al quale si affiancano diverse altre strutture e agenzie con competenze sui  settori d'intervento (la SCO ha  avviato oltre venti grandi progetti relativi ai trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni e ha tenuto riunioni periodiche di sicurezza, militare, della difesa, degli affari esteri, economico, culturale, servizi bancari ecc.).
Il Segretariato generale ha sede a Pechino e l’attuale Segretario generale in carica dal 2013 fino al 31 dicembre 2015 è il russo Dmitry Fèdorovic Mezentsev. Le lingue di lavoro ufficiali  della Shanghai Cooperation Organization sono il cinese e il russo)
Gli attuali Stati membri della SCO sono : Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Il 10 luglio 2015, la SCO ha deciso di ammettere l'India e il Pakistan come membri a pieno titolo, e si prevede la loro effettiva adesione entro il 2016. Gli osservatori:Bielorussia, Mongolia, e dal giugno 2012, l’Afghanistan (si discute quale ruolo assumere in questo paese, in vista del ritiro delle forze armate occidentali a fine 2014).  sono partner di dialogo: Armenia,  Azerbaijan, Cambogia, Nepal, e Sri Lanka e Turchia. 
La SCO ha contatti permanenti con il Turkmenistan,  con  l’ Associazione [politica e economica ] Organizzazione delle Nazioni Del Sud-Est Asiatico (ASEAN), con la Comunità degli Stati Indipendenti (CIS). Nell 'ottobre 2007 la SCO ha firmato un accordo con l' Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva - Организация Договора о Коллективной Безопасности (CSTO).
Per la cronaca: nel 2006 gli Stati Uniti chiesero, evidentemente con intento provocatorio, di essere ammessi come "osservatori" alla SCO e la richiesta venne  significativamente respinta all’unanimità dagli Stati appartenenti. 


     
                                         

                                           COG




Questo articolo è riproducibile parzialmente o totalmente previo consenso o citazione esplicita dell'Autore.

martedì 25 marzo 2014

C.O. Gori. Siria, Ucraina, Venezuela e...quant'altro: Usa, la fatica e la rabbia del "gendarme"

Siria, Ucraina, Venezuela e...quant'altro: Usa, la fatica e la rabbia del "gendarme"

In tempi recenti mi sono soffermato frequentemente, soprattutto sul  "Diario" della mia pagina Facebook "Carlo Onofrio Gori" ed in particolare sul gruppo FB "Prato e la politica..." , su questi ed altri eventi  internazionali. Tuttavia, come si può vedere dai post precedenti, è un po' di tempo che su questo blog non intervengo su questi problemi. L'immediatezza del dibattito mi ha quindi portato spesso su FB piuttosto che su questo blog. Anche se rinvio gli amici che volessero leggere mie cose in proposito ad andare su FB, si  sa che tuttavia che in FB il recupero dell'informazione è molto difficile. Cercherò pertanto in questo post di riassumere un po' le cose in forma più che essenziale.  
In questi fatti indicati qui sopra nel titolo sostanzialmente vedo in politica internazionale una volontà revanchista e di reconquista da parte degli Usa di Obama. Bush figlio dall'11 settembre 2011 in poi, con le impegnative guerre in Afghanistan contro gli ex-alleati anti Urss talebani, ed in Irak contro l'ex-alleato anti-Iran Saddam, aveva perso di vista, a livello d'influenza planetaria alla quale ancora, malgrado i loro crescenti debiti, gli Usa si sentono vocati, alcuni settori nei quali la perdita d'influenza Usa è risultata più che evidente, ed in particolare la Russia e l'America latina. Ora che Obama ha liquidato la guerra in Irak (senza averla risolta, essendo quel Paese ora molto più frammentato ed instabile ed infido rispetto ai tempi di Saddam) e sta per liquidare quella in Aghanistan (come risultati vale stesso discorso dell'Irak), l'attenzione si sposta anche in seguito neo-protaginismo economico dei Paesi del BRICS, in altri settori strategici ultimamente trascurati. La Federazione Russa di Putin non è più la Russia "in svendita" ed in disgregazione com'era sotto Eltsin, con Putin è una Russia che pur non avendo più l'estensione ed il peso che aveva quando "Russia equivaleva ad Urss", sta tuttavia recuperando un suo ruolo a livello internazionale. Pur progressivamente circondata in questi anni recenti da sistemi missilistici contro lei rivolti ed introdotti dagli Usa in vari Paesi ex-blocco sovietico europeo (Polonia, Romania, ecc.) oppure in quelli europei ed asiatici nati dalla disgregazione dell'Urss (baltici, repubbliche caucasiche ed asiatiche ecc.), la Russia di Putin, non più docile e sottomessa a livello d'influenza com'era quella di Eltisn, ha mostrato si saper reagire in molti casi (Cecenia, Transnistria, Georgia ecc.) in modo pronto ed autorevole. Eccoci quindi all'Ucraina, Paese etnicamente diviso - come vedremo meglio in seguito - ""cuscinetto fra i Paesi dell'Est ora nell'Europa UE" e la Federazione russa, e dove la Russia ha un'importante base navale in Crimea nell'oblast di Balaclava a Sebastopoli, ed alla Siria di Assad, Paese anch'esso etnicamente diviso, ma da sempre amico dell'Urss prima e della Russia poi, e dove la Federazione ha l'importante base navale mediterranea di Tartus. 
Ebbene, nel secondo di questi due casi, prima gli Usa, impegnati con i loro alleati europei (soprattutto Gran Bretagna e Francia)  a volgere a loro favore il vento delle cosiddette "primavere arabe" (risultati pessimi: trionfo ovunque dei partiti islamici, in Egitto hanno poi "rimediato" i militari appoggiati dalla popolazione antislamista, la Libia è ora infida e disgregata, ecc. ecc.)  hanno poi puntato sulla disgregazione della Siria di Assad, favorendo in sostanza gli islamisti appoggiati dal loro alleato (infido) Arabia Saudita e dai Paesi del Golfo. Assad invece, malgrado una guerra devastante, ancora "regge",: si voleva allora da parte Usa ed Alleati, intevenire direttamente, ma la ferma posizione di Putin l'ha impedito.  Per l'Ucraina, reduce anch'essa dalle "primavere arancioni", sostenute dagli Usa e dall'UE, ma ora governata dal filorusso Yanucovich, liberamente eletto, si èp cercato in tutti i modi di favorire i manifestanti pro-UE (e molti filo-fascisti banderisti) del Maidan di Kiev, riuscendo a spodestare con un golpe di piazza - la democrazia per l'Occidente sembra valer solo ....quando serve...) un Presidente (imbelle e compromesso, quanto si vuole, ma liberamente eletto). La Russia di Putin non poteva stare a vedere, ed ecco che siamo per forza arrivati, per ora, all'indipendenza della Crimea ed al suo ritorno sotto la Russia dalla quale era stata staccata nell'Urss di Krushiov nel 1954. Sull'Ucraina cito qui un articolo dell'amico Prof. Renato Risaliti, slavista, che ho già pubblico sull'altro mio blog "Asperaprometeo": “Ucraina: terra di incontri e scontri. Intervento del 10 marzo 2014 di Renato Risaliti, già Professore Ordinario all’Università di Firenze.
Questa non è una definizione teorica aprioristica, ma l’esatta analisi della storia di questo paese assai complesso. E’ un vaso di Pandora che è stato aperto.Forzare la situazione com’è stato fatto nei secoli è sempre stato causa ed effetto di grandi sconvolgimenti geopolitici.Per quel che mi riguarda ho già affrontato ripetutamente il problema ucraino in numerosi scritti disseminati nel tempo su varie pubblicazioni e vorrei non ripetermi, ma che sono condensati nella mia Storia problematica della Russia ormai stampata in ben 11 volumi fino all’articolo recente su “Koinonia” (2014 n.3). In quest’ultimo articolo sostenevo che l’unica soluzione possibile per mantenere l’unità dell’Ucraina è “la soluzione federale”.Perché? In primo luogo, i motivi storici per cui l’Ucraina del II dopoguerra è quella che volle Stalin per indebolire la Germania spostando i confini della Polonia di circa 500 km a ovest.Gli avvenimenti successivi all’accordo del 21 febbraio u.s. sono stati disattesi di seguaci del Maidan. L’accordo, se così si vuol chiamare la “capitolazione” di Janukovič di fronte ai rivoltosi perché ne accettava tutte le richieste senza ottenere le garanzie effettive del ritiro degli armati del Maidan se non sulla parola dei ministri degli esteri francese, tedesco e polacco che poi se la sono rimangiata. Tuttavia, legalmente il presidente legittimo rimane Janukovič  anche se il colpo di mano dei rivoltosi ha creato le premesse degli sconvolgimenti cui stiamo assistendo nelle ultime due settimane.Nel periodo che va da dicembre al 21 febbraio ero rimasto sorpreso perché l’agitazione era limitata alla Galizia (Leopoli) e alcuni governatorati vicini, ma l’Est (quella che era stata chiamata Novorossja) restava calmo e tranquillo. Solo dopo la fuga obbligata di Janukovič che alla prova dei fatti si è rivelato un uomo politico e di stato poco avveduto, e alla fine abbandonato anche dagli oligarchi che lo avevano appoggiato, l’Ucraina sud orientale ha incominciato ad agitarsi e esplodere nelle sue città più importanti (Odessa, Donetsk, Lugansk, Dnepropetrovsk, Charkov) e non solo la Crimea. E ora è facile prevedere che impedire le agitazioni nell’Ucraina sud orientale sarà impossibile a causa dello status del russo e la situazione economica.Questo è avvenuto perché la Rad ucraina aveva approvato una legge “folle” e cioè il russo non era più riconosciuta una delle due lingue ufficiali dell’Ucraina: ucraino e russo. Per sopramercato i seguaci del Maidan hanno circondato i maggiori centri dell’Ortodossia come la Laura delle Grotte e il Monastero Pačaev pretendendo che passassero dal Patriarcato di Mosca a quello di Kiev (Filaret) non riconosciuto canonicamente dalle chiese ortodosse.Queste azioni hanno finito per estendere la situazione di tensione alla Russia tanto è vero che anche domenica 9 marzo ci sono state manifestazioni pro lingua russa estese anche all’Estremo Oriente russo.Ho ascoltato in diretta il dibattito al Senato russo e i discorsi dei leaders dei vari partiti. Tutti molto accesi contro i nazionalisti ucraini e i loro protettori occidentali. Nella situazione russa il più moderato è Putin persino più del Presidente del Consiglio Medvedev.Putin è astretto dalle richieste dei suoi, se dovesse cedere all’orgoglio ferito della Russia sarebbe sicuramente sfiduciato perché di tutte le richieste e leggi che gli insorti del Maidan potevano fare quella di proibire l’uso della lingua russa era l’unica che non doveva neanche essere pensata perché è una cosa stupida. E basta.
La trasformazione dell’Ucraina in repubblica federale è necessaria anche perché l’Ucraina occidentale è agricola, mentre quella orientale è industriale e da secoli vive in osmosi con l’industria russa. Pensare che possa essere staccata dai suoi mercati tradizionali è semplicemente senza prospettive durature. Il contrasto non è quindi solo per un problema di gas come ci vogliono far credere tante persone disinformate. Quindi i motivi etnici si saldano strettamente a quelli sociali per cui l’Ucraina Orientale ha vissuto e vive in simbiosi con il mercato russo, con la Russia.La prospettiva dell’associazione all’U.E. non è percorribile. Credo che nessun governo ucraino, anche il più dittatoriale, possa reggere all’impatto travolgente di questa parte dell’Ucraina tanto più che ai suoi confini c’è la Grande Russia.Inoltre, se molti fanno affidamento sulla forza dirompente dei tatari di Crimea dopo l’annessione alla Russia, cosa peraltro da dimostrare alla luce della presenza in Russia dei Tatari della Volga che anche la settimana scorsa sono stati in Crimea a perorare la causa dell’unità coi Russi alla luce delle proposte del governo di Crimea di inserirli nella compagine governativa.E’ questa dei tatari, mi pare, la classica questione trattata nel Vangelo: si vede il bruscolo nell’occhio dell’altro e non la trave nel proprio occhio.Infatti, gli ultranazionalisti dei Maidan dovrebbero guardarsi alle proprie spalle. Nella regione dei Carpazi vive una piccola ucraina, la Russia rossa (Ushgorod) cioè i Rusini che da secoli rivendicano l’indipendenza che Kiev ha sempre negato. E non solo. Accanto a loro ci sono gli ungheresi che rivendicano (assieme al governo ungherese) di essere inclusi nell’Ungheria. Più a sud ai confini con la Moldavia romena vivono i romeni (a Cernovec) che rivendicano  l’ingresso nella Romania.Come si vede si tratta di una situazione assai ingarbugliata. Gli emissari americani, mi pare, che non si siano resi ben conto della complessità della situazione ucraina ma tutto questo, in ultima analisi, non solo non va a vantaggio della UE, ma al contrario crea una situazione pericolosa per i paesi della Comunità Europea perché nei paesi baltici vivono altri milioni di russi che oggi sono nella comunità europea senza diritti umani riconosciuti.Gli analisti occidentali mancano poi di adeguate conoscenze storiche perché, a mio giudizio, non hanno ben capito due cose:1) Quando Putin ha trasferito la festa nazionale dal 7 novembre (rivoluzione sovietica) al 4 novembre (data della insurrezione di Mosca contro i polacchi il 4 novembre 1612) e anno della fondazione della Russia dei Romanov ha voluto dire che il pericolo da cui bisogna guardarsi deriva da Occidente. Da qui la riconferma dell’Alleanza di ferro politico economico militare fra Russia e Cina per continuare la tradizione russa inaugurata da Aleksandr Nevskij, santificato dalla Chiesa Ortodossa Russa. 2) L’accenno del rappresentante del Presidente russo alla necessità di “raccogliere le terre” russe è la continuazione della politica perseguita da Mosca dal Trecento a Cinquecento. La Crimea non è che la prima foglia del carciofo che la Russia, se vuole ritornare ad essere un popolo unito sotto un’unica bandiera, non può non proseguire. E qui ritorna la “follia” del Presidente americano Bush padre che volle la divisione dell’URSS in opposizione a Giovanni Paolo II che conosceva bene i vicini russi. Quindi l’unica soluzione accettabile per la Russia è la “finlandesizzazione” dell’Ucraina con uno stato federale come ha scritto recentemente l’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger.Ogni altra via non potrà non portare ad una nuova guerra di imprevedibili proporzioni. Renato Risaliti”
Non ho niente da aggiungere, se non in nota a quasto post, qualche - sono fittissimi lunghissimi gli interventi  -dibattito svoltosi fra me Renato ed altri amici.
Veniamo all'America latina. Anche qui bisogna riassumere. Dalla presidenza di Bush figlio ad oggi, moltissimi Paesi dell'America latina hanno, in liberissime elezioni, più volte scelto in varia gradazione la via progressista ed indipendentista nei confronti degli Usa. Cuba non è  più sola e per gli Usa l'America latina non è più ormai il "cortile di casa" dove si poteva fare e disfare a proprio piacimento. Alcuni di questi Paesi, sotto l'impulso della Presidenza Chavez in Venezuela hanno anzi assunto uno spiccato atteggiamento antimperialista (il Venezuela bolivarista di Chavez e ora di Maduro, la Bolivia di Evo Morales, l'Ecuador di Correa, il Nicaragua sandinista del rieletto Ortega, ecc.) mentre altri, pur progressisti e "sovranisti", (dal gigante Brasile di Lula e poi Russeff, all'Argentina dei Kirchner, dal Cile della Bachelet, all'Uruguay di Mujca, ecc. ecc.) cercano di avere comunque (anche se non è facile) un dialogo con gli Usa. Tutti (o quasi) questi Paesi latinoamericani hanno dato vita, sempre sotto la spinta del grande Chavez a nuove ed importanti forme di cooperazione e mutuo soccorso che non escludono più, come accadeva in passato, Cuba, ma anzi ne esaltano la presenza (ALBA, ecc. ecc.). Ciò spaventa gli Usa che in proposito hanno, da una parte cercato di favorire in tutti i modi le presidenze conservatrici in stati come il Messico, la Colombia (cercando di far svolgere a quest'ultima anche un ruolo attivo di gendarme locale in funzione antivenezuelana) ecc. ecc. , mentre dall'altra hanno cercato di destabilizzare in vari modi i paesi progressisti: vari tentativi di golpe contro il Venezuela chavista, "golpe parlamentare" in Paraguay, "golpe parlamentare" in Honduras, ecc. ecc. Tuttavia lo scoglio principale per gli Usa è rappresentato dal Venezuela Bolivariano. E' morto di uno "strano" cancro il comandante Chavez (stranamente altri presidenze progressisti latinoamericani sono stati in questi anni colpiti da cancro: Morales, la Kirghner, Mujica, ecc.). Chavez leader carismatico latinoamericano, amico di Fidel, fondatore del "socialismo bolivariano", con i suoi, è negli anni risultato vincitore in ben 18 importanti consultazioni elettorali nel suo Paese, ma ora è morto ed il suo seguace Maduro, con i suoi, sebbene risultato a sua volta  vincitore nell' importante consultazione presidenziale e in elezioni locali, è stato dagli Usa, per l'ovvia, attuale, mancanza di carisma rispetto al predecessore, come l'anello debole: ecco che allora prima si cerca di alimentare la delinquenza criminale e destabilizzante in quel Paese e poi si favoriscono pesantemente (come ha dimostrato in più servizi da quel Paese anche l'autorevole quotidiano britannico "Guardian") da parte degli Usa (soldi alla mano: tanto ora, gli Usa, a differenza dellUE. stampano dollari a tutto spiano!) sanguinose e violente rivolte locali che fanno leva sull'insoddisfazione di alcuni strati medio-alti ed alti della società venezuelana. Solo la solidarietà latinoamericana ha finora impedito un intervento militare diretto in Venezuela più volte reclamato, per "mettere le cose a posto", dalla destra conservatrice Usa, dai tea-party, al competitore repubblicano di Obama alle ultime elezioni. La situazione è tutt'ora fluida ed in sviluppo, anche se per ora, il Venezuela bolivariano "regge". Qui mi fermo e come nel caso dell'Ucraina cercherò in propositi di inserire in nota a questo post, non subito, ma via via, vari dibattiti avvenuti su Facebook.

                   
                                                                   


                           Carlo Onofrio Gori










martedì 28 maggio 2013

Carlo O. Gori. A Pistoia giovedì 30 maggio alle ore 17 presso la libreria LoSpaziodiviadell'Ospizio presentazione di Zibaldone Moscovita di Renato Risaliti

Zibaldone Moscovita. Introduzione


Questo volume è il diario nudo e crudo di una catastrofe annunciata, «la più grande tragedia del XX secolo», con un bilancio minimo di morti di fame, inedia, disperati suicidi, di almeno venti milioni
di persone, scomparsi per risuscitare il cadavere del capitalismo russo  fra gli evviva entusiasti dell' Occidente trionfante.
L'Occidente pensava di aver sotterrato «il comunismo» o quello che si credeva tale e invece contribuiva alla (ri)nascita di un "mostro", quello russo, che lo aveva tormentato per almeno due secoli nel vecchio mondo ...
Ma si sa che le vie del Signore sono imperscrutabili ... Nel 1991, nel mese di giugno, fui invitato a Carrara a tenere una conferenza sull'Unione Sovietica dalla locale associazione Italia-URSS.
Quando entrai nella sala, la trovai piena di gente e in prima fila sedeva un gruppo di operai in tuta. Il presidente dell' Associazione mi invitò a parlare. lo esordii con queste parole: «Amici e cittadini,
quando si parla di URSS tutti pensano che sia un monolite. Niente di  più falso! Esistono più differenze fra un estone e un azerbajgiano che fra uno svedese e un siciliano!» Non l'avessi mai detto. Subito un operaio in tuta alzò la mano e disse: «Mozione d'ordine». «Bene - fece la presidente - di che si tratta?». «Vorrei sapere, incalzò l'operaio in tuta, chi è che ha chiamato a parlare dell'URSS quest'elemento antisovietico?». Un vero fulmine a ciel sereno. Parapiglia in sala, poi prevalse la tesi che mi lasciassero proseguire, bontà loro!
Quell' operaio, in buona fede, ma disinformato, non immaginava che l'URSS, nel giugno 1991, stava per crollare sotto il peso delle proprie contraddizioni e di un contrasto politico che era impersonato da due dirigenti statali, che si chiamavano Gorbacev (presidente dell'URSS) e El'cin (presidente della Russia).
In verità si trattava di una falsa alternativa, nel senso che ambedue, forse senza rendersi conto di tutte le implicazioni vicine e lontane, volevano la fine dell'Unità dell'Unione Sovietica.
A dire la verità, chi teorizzò per primo la fine dell'URSS fu Gorbačëv, quando inopinatamente inventò la favola della «casa comune europea» che era uno schiaffo a tutta la tradizione storico-culturale della Russia, per non parlare dei popoli di tradizione islamista dell'Asia Centrale e in parte del Caucaso.
El'cin, da bravo speculatore, si gettò con foga nella breccia ideale e culturale aperta dal suo avversario politico e rincarò la dose secessionista invitando tutte le repubbliche a prendersi tanta indipendenza quanto pareva loro necessario. A questo punto l'URSS si era trasformata in una specie di torre di Babele. E non solo l'URSS, ma anche la Russia e molte altre repubbliche sovietiche. Gli errori politici economici di Gorbačëv resero la fine dell'URSS un processo quasi scontato, l'unico a non capirlo fu proprio lui, il primo e ultimo presidente dell'URSS. Gorbačëv l'ultimo depositario del potere giacobino dei bolscevichi, non ebbe mai il coraggio di fare quello che il “democratico” un po' canagliesco El'cin ebbe il coraggio di fare col Parlamento: l'uso della forza!
El'cin, quando ritenne giunto il momento, usò la forza più brutale contro i suoi avversari politici in modo oculato con l'uso dei corpi speciali dell' esercito e dei civili volontari preparati nel più segreto, con l'uso di granate perforanti multiple dotate di gas. Migliaia a furono i difensori del parlamento il 4 ottobre 1993. Solo il corrispondente del “Corriere della sera”, Valentino, ebbe il coraggio parlarne un po'! .. Ma poi fu trasferito in ... Germania! Perché imparasse la lezione!
La permanenza nella Russia in trasformazione è avvenuta in due diversi momenti del 1993, in un periodo di grandi trasformazioni economiche, sociali, culturali non sempre positive. Nel corso di poco tempo cadde tutta la struttura economica  sovietica creata nel corso dei decenni precedenti. Il piano dei 500 giorni si trasformò in un arraffa-arraffa fra più proprietà e più beni che si poteva da parte della cosiddetta "nomenclatura" che di punto in bianco cambiò pelle e si scoprì dedita al business più sfrenato e sfrontato.
Fu inventato il sistema dei voucher che valevano 10.000 rubli essendo stato "calcolato" che la ricchezza complessiva della Russia era di 150 miliardi di rubli. Ogni persona aveva diritto ad un voucher di 10.000 rubli. I voucher furono snobbati dalla massa della popolazione e quindi il loro corso cadde fino a circa il 40% del loro valore. I grandi commis di stato ne fecero incetta senza spendere molto perché avevano in mano le casse delle fabbriche e le banche. Una volta che questa incetta fu realizzata fu attuato l' adeguamento dei prezzi delle merci a quelli occidentali, cioè una rivalutazione di mille volte, mentre i salari rimanevano gli stessi. Di punto in bianco milioni di persone guadagnavano mille volte meno. Non solo! Ma le fabbriche e gli uffici non pagarono più per alcuni anni i loro dipendenti.
Le case di cura e riposo, gli ospedali, le scuole, gli asili nido non ricevettero più i finanziamenti. In questa condizione di disastro generale furono annunciate le privatizzazioni, da cui furono esclusi gli stranieri e i cittadini russi senza vaucher.
La svendita di tutto l'apparato industriale e commerciale divenne un gioco da ragazzi per la nomenclatura sovietica. Alla gente comune furono date le briciole, cioè le case, spesso obsolete e fatiscenti, in cui abitavano a condizione che ne facessero richiesta scritta. Molti si rifiutarono di farlo e non pochi si videro gettati fuori dalla casa in cui avevano sempre abitato.
Il dramma sociale provocò una crisi demografica senza precedenti  nel mondo moderno. Milioni di persone videro distrutte le aspettative di vita e morirono silenziosamente di fame, inedia o si suicidarono.
Molti bambini furono venduti all'estero, pardon, adottati. Trecentomila scienziati emigrarono nei paesi capitalistici, dove si sono rifatti una vita.
La popolazione russa, malgrado tutta l'immigrazione, dall' Asia centrale, di 15 milioni di persone, è scesa da 150 a 142 milioni. Una perdita secca di circa 20 milioni di persone. Neanche le purghe di Stalin avevano provocato tanto sfacelo.
Nel mio diario registro l'andamento dei prezzi e l'ondata dei cambiamenti. Nel frattempo, lavoro all'Archivio del Komintern per studiare il lascito di Gramsci e Togliatti.
Quel ritorno a Mosca nel 1993, anzi quei ritorni, perché sono diverse permanenze nella capitale russa ex sovietica all'indomani della disgregazione dell'impero sovietico e della stessa URSS, mi
proiettarono in una esperienza nuova, ma in un certo senso fu una esperienza di ritorno, perché nel 1943 avevo già assistito alla caduta di un regime, quello fascista, che voleva essere millenario, e di uno stato, quello italiano, che non aveva che 80 anni.
L'avevo vista e vissuta - quella - con i miei occhi di bambino ora invece vedevo concretamente con sguardo adulto la rovina di un regime, quello sovietico, che voleva essere eterno, e di uno stato che
aveva poco più di 70 anni.
I due regimi erano caduti per due ragioni diverse: il regime fascista a causa di una sconfitta militare, quello sovietico per implosione interna. I suoi dirigenti, alla prova dei fatti, non erano riusciti a riformarlo, vittime consapevoli  e sacrificali di infinite contraddizioni. Nel mio diario giornaliero documento i conflitti finanziari, miei, sociali, nazionali, culturali che lo avevano portato alla rovina. Il mio diario lo chiamo, non a caso, Zibaldone, perché nelle mie analisi tengo ben presente la crisi che negli stessi anni viveva L ‘Italia era una crisi che aveva molte analogie con la coeva crisi sovietica e  russa E se le mie giornate spesso trascorrevano nell'archivio del Comintern non era un caso, ma una scelta precisa: perché dopo il crollo del regime sovietico gli archivi del partito comunista sovietico e dell'Internazionale comunista potevano essere visti senza alcun filtro o censura, a differenza di quanto mi era capitato negli anni di studio all'Università Statale Lomonosov di Mosca. Era improvvisamente la manna dal cielo, la situazione che avevo sempre sognato. Purtroppo se avevo le «aperture» per accedervi, non avevo soldi per acquistare i documenti, come hanno fatto altri, compresi certi italiani che . questi denari li avevano. Costoro hanno acquistato pezzi d'archivio a caro prezzo da alcuni archivisti che poi si sono fatti una solida posizione sociale negli USA.
Questi documenti potrebbero rivelare, se conosciuti, alcuni lati inconcepibili per non pochi dirigenti politici italiani, ma anche di tanti altri paesi, nel secondo dopoguerra. Forse questi documenti, che ho potuto vedere, compariranno fra qualche decennio, quando diventeranno simili ai reperti di Hammurabi per noi uomini del XXI secolo.
Non si può escludere, però, che altre catastrofi sociali non li distruggano. Una parte dei documenti che rinvenni a Mosca, nell'archivio del Komintren, li ho già pubblicati diciassette anni fa nel mio Togliatti fra Gramsci e Nečaev anticipo di tutti i documenti di varia natura che avevo copiato a Mosca senza aver chiesto di fotocopiarli per mantenere il segreto di quello che avevo trovato.
Infatti, via via che guardavo le varie filze, venivano a chiedermi se avevo trovato qualcosa di interessante; io mi schermivo dicendo: «sono le solite cose».
Poi fui preso da tutta una serie di altre ricerche, che mi allontanarono dalla realizzazione del programma originario. I nuovi progetti  furono inframezzati da momenti di difficoltà con la mia salute e da altre questioni. Solo oggi, dopo quasi vent'anni dalle ricerche (e dalle scoperte), posso pubblicare interamente i documenti rinvenuti nel 1993. Questi documenti provengono, in larga misura, dal fondo Ercoli (Palmiro Togliatti). Si tratta anche di documenti curiosi che riguardano lettere di Pietro Nenni, Oddino Morgari o Rugginenti, durante il periodo della guerra civile di Spagna, ma anche dei processi di Mosca.
Un altro blocco di documenti proviene dal fondo Gramsci, fondo che ancora oggi, come dimostra l'inventario che pubblico per la prima volta, non è stato affatto esplorato fino in fondo, a causa delle timidezze, doppiezze e incongruenze dei dirigenti del PCI, che hanno costantemente inviato a Mosca uomini e studiosi non sufficientemente preparati alla bisogna e che sono all'origine di tante polemiche attuali e roventi - lasciatemelo dire - spesso inutili e dannose per coloro che volevano essere i continuatori della causa di Gramsci ...
Il principale continuatore di Gramsci è stato proprio Palmiro Togliatti. Nell'archivio Ercoli si trovano non pochi documenti che riguardano il suo antico compagno di lotta. Poi ce ne sono diversi.
diverse "scalette" che pubblichiamo; che riguardano le sue avventurose vicende rivoluzionarie.
In particolare c'è la "scaletta" che riguarda la sua fuoriuscita dalla Francia con tutti i "passaggi" di coloro che lo hanno aiutato a rientrare in URSS fra il 1940 (dopo che era stato arrestato dalla polizia francese e tenuto in carcere sei mesi sotto le mentite spoglie di un ingegnere sud -americano) e il 1941, pochi mesi prima che iniziasse  l'aggressione nazista alla Russia e che egli scrivesse la famigerata lettera sulle necessità di «rielaborare» gli scritti di Gramsci.
Gli altri documenti che ho rinvenuto in quel periodo a Mosca riguardano alcuni partiti politici italiani, a cominciare dal PCI. Fra questi la memorabile corrispondenza fra Togliatti e Bianco (allora rappresentante del PCI nel Komintern) sulle sorti dei prigionieri di guerra italiani.
Alcuni di questi documenti suscitarono una forte polemica di stampa e toccò proprio a noi ristabilire il testo originale al di là e al di sopra di ogni polemica contingente e strumentale.
Negli ultimi mesi siamo stati accusati in modo gratuito da Chiara Daniele, direttrice della Fondazione Feltrinelli, di alcuni “misfatti” in forma gratuita. Parlando del mio Togliatti fra Gramsci e Nečaev scrive: «La nota introduttiva contiene una serie di affermazioni e interpretazioni che non è questa la sede per discutere!» (sic). E, di grazia, quale sarebbe la sede? Forse quella della Santa Inquisizione in quanto sarei reo di eresia? Sì, non faccio fatica ad ammetterlo, eretico da sempre [perché non ho mai avuto Dei da venerare o da rispettare, ma solo una Dea che si chiama Ragione da seguire]  e poi Chiara Daniele prosegue - con un rapporto fra causa ed effetto  veramente' demenziale - «ma che rivelano una sorprendente ignoranza delle vicende gramsciane”'.
E così, il silenzio durato diciassette anni è finito dopo che si cercò, senza successo, di incriminarmi per il «furto» di documenti. Ma  chi era di fatto l'erede del Comintern, dal momento che il PCI si era sciolto? Nessuno. Comunque, venne da me un collega e compagno dell'Università di Firenze che curava l'ultimo volume della Storia del PCI e mi disse: «Non ti citeremo mai!» e io risposi: «E chi se ne frega!». Andò via arrabbiato.
Se a pubblicare documenti inediti di Antonio Gramsci si rivela la propria ignoranza, nelle vicende gramsciane mi riconosco colpevole.
Anzi, sono anche colpevole di un nuovo e più orrendo delitto, che suona eresia lontano mille miglia. Pubblico per la prima volta l'inventario delle carte di Antonio Gramsci, così come sono state deposi
tate e catalogate a Mosca, e rimaste lì nascoste per decenni fino al  1993.
Questo, a mio giudizio, piuttosto che una colpa è un grande merito, perché si chiude definitivamente il periodo delle manipolazioni dei documenti della vita di Gramsci e di tanti altri dirigenti comunisti
e antifascisti, passando, che so, attraverso Nerio Nesi, Leo Valiani alias Weissen, fino a Gian Giacomo Feltrinelli. Anzi, sarei molto curioso di sapere da Chiara Daniele, direttrice della Fondazione Feltrinelli, visto che lei è bene informata, come è morto Gian Giacomo Feltrinelli. Non posso polemizzare ulteriormente con Chiara Daniele per la semplice ragione che non ha sollevato nessuna argomentazione contro di me, ma mi ha «solo» accusato di «ignoranza» senza specificarne la natura.      .
lo invece devo accusarla di sfrenata ritrosia perché lei, sapendo tutto, comprese le morti misteriose del XX secolo - a partire da quella di Gian Giacomo Feltrinelli - tiene segrete questa ed altre verità, che invece sarebbero utilissime per ristabilire la storia.
Nel 1993 sono stato all'archivio dell'ex Cornintern per due mesi.
Delle ricerche e dei ritrovamenti effettuati fra fine maggio e fine giugno ho già parlato. Rimane ora da chiarire di cosa mi sono interessato nella seconda permanenza, tra fine agosto e fine settembre.
Si tratta di tre filoni di ricerca: 1) L'atteggiamento dei comunisti durante la Resistenza; 2)          La nascita, la formazione e l'autoscioglimento del partito dei cattolici comunisti (Franco Rodano);  3) La genesi, l'affermazione e l'esaurimento del P.d.A. anche attraverso l'evoluzione dei suoi gruppi dirigenti.
Queste analisi appartengono ai funzionari dell' Ambasciata sovietica a Roma. Le loro missive erano dovute alle ricerche dei funzionari sovietici in Italia ed erano frutto di un lavoro collettivo. Queste analisi venivano inviate a Mosca contemporaneamente al Ministero degli Esteri e all'apparato del CC del PCUS, dai corrispondenti gangli dello stato sovietico.
A volte, anzi spesso, c'era la sovrapposizione degli organismi che per questioni personali, come nel caso della ex nuora di Luigi Longo. Sovrapposizione che, in questo caso, viene a configura quasi come un contrasto fra Palmiro Togliatti e il suo vice Luigi Longo.
Quelli che qui si leggono sono i primi giudizi storico-politici su questi raggruppamenti politici di parte sovietica e in questo consiste il loro valore.
La storiografia su questi aspetti storico-politici ha fatto passi da gigante. Basti pensare alla ormai classica Storia del PCI in diversi volumi, di Paolo Spriano, alla Storia del Partito d'Azione di Giovanni  De Luna e a La sinistra cristiana di Francesco Malgeri.
Le note su questi (e altri) partiti dei funzionari dell' Ambasciata sovietica sono i primi tentativi compiuti. Sono quindi basate su informazioni riservate o articoli giornalistici e per di più sono viziate da visioni della scolastica marxista che essi avevano studiato a Mosca.
Nel caso del P.d.A. esse sono viziate da una incipiente guerra fredda o addirittura da informazioni faziose, come nel caso di Leo Valiani definito tout court «trotskista».
Immagino quante risate devono essersi fatti a Mosca i dirigenti del KGB su queste definizioni, assolutamente infondate. Infatti, uomini come Parri, Valiani, Lussu, La Malfa erano davvero navigatori di lungo corso che per esperienza e intelligenza surclassavano nettamente  i loro indagatori sovietici, i quali non erano altro che modesti  burocrati.
E comunque questi giudizi ci restituiscono il pathos del momento storico, le concezioni che animavano i loro estensori, il clima della messaggistica che inviavano ai loro superiori di Mosca. Oggi, tante ricerche e riflessioni, possiamo anche sorridere di molti giudizi ma all'epoca c'erano milioni di persone che erano morte e continuavano a morire in omaggio a certi ideali ...
Era appunto questo quello che mi attraeva in questi documenti che mi faceva riflettere quando uscivo in strada dopo una giornata trascorsa in archivio e notavo lo scompiglio dei prezzi e dell'ordine pubblico.
E poi sentivo ogni giorno di più il maturare di una crisi risolutiva fra le forze del parlamento di tipo sovietico e le forze oscure che stavano dietro a El'cin. Lo scontro finale avvenne una settimana dopo la mia partenza. El'cin mise in campo le forze speciali dotate di granate perforanti  multiple e a gas, che fecero strage dei difensori della «Casa bianca».
Parteciparono a questi scontri anche milizie popolari, armate segretamente, come quella guidata da K.K. che ho ricordato nel corso dei miei incontri.
Quante furono le vittime non è mai stato detto. Ma posso affermare che furono parecchie migliaia.
Con il 4 ottobre 1993 finiva una fase della storia russa: finiva con una tragedia. C'ero anch'io
                                                               
   
                    Renato Risaliti
                                                                          








 ----Messaggio originale----
Da: ankrasikov@gmail.com
Data: 28/05/2013 20.51
A: "rrisaliti@libero.it"<rrisaliti@libero.it>
Ogg: Re: I: foto in allegato

Carissimo Renato,
con tutti i miei pensieri e con una grande gioia saro'  accanto a te` alla presentazione del "Zibaldone moscovita". Nemmeno migliaia di chilometri possono impedire di sentirci vicini.   
Tanti, tanti auguri!  L'Associazione culturale Prometeo Pistoia ci ha fatto veramente 
un bel regalo.
Tuo
Anatoly Krasikov