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giovedì 11 aprile 2013

Carlo O. Gori. Storia. Fascismi. 4. Antonio de Oliveira Salazar: una versione portoghese del fascismo


Il fascismo portoghese di Salazar

In Portogallo, nel 1926 il gen. Carmona a capo di un governo militare decise di affidare le dissestate e disperate risorse finanziare del Paese ad un ad un giovane ma già prestigioso professore di economia e scienze delle finanze che insegnava fin dal 1918 all’Università di Coimbra: Antonio de  Oliveira Salazar.
Proprio in quel 1926, lo il 28 maggio,  15.000 soldati al comando del generale Gomes da Costa  si erano mossi da Braga sulla capitale Lisbona, occupandola.
Il colpo di stato poneva fine alla Primeira República Portuguesa imponendo al Paese una dittatura militare sotto la presidenza (che durerà fino al 1951) del suddetto generale António Óscar Carmona.
Per capire la situazione del Paese occorre ricordare che dal  5 ottobre 1910 era stato deposto il re Manuele II e nei sedici anni intercorsi dall'avvento della Repubblica, al colpo di stato del 1926 in Portogallo aveva visto succedersi alla guida del Paese ben nove presidenti e 45 governi fra colpi di stato più o meno sanguinosi e ben due capi di governo assassinati nel 1918 e nel 1921.
Segno evidente di una violenta instabilità politica che aveva visto principalmente contrapporsi i repubblicani liberali e massonici, maggioritari nelle aree urbane, ai monarchici clericali,  prevalenti nelle zone del latifondismo rurale.
Il regime parlamentare borghese, egemonizzato dal Partido Republicano Português nel quale era tuttavia presente anche una consistente componente conservatrice, provocò con forti misure anticlericali importanti fratture nella società portoghese, che ebbero ripercussioni soprattutto sulla popolazione rurale. Inoltre riforme promesse e non realizzate suscitarono duri conflitti con un movimento dei lavoratori egemonizzato, come nella vicina Spagna, dalla componente anarco-sindacalista.
I militari nell’instabilità generale, andarono al potere, poiché erano individuati come la forza “sana” del Paese soprattutto per il prestigio acquisito nella partecipazione vittoriosa a fianco dell’Intesa alla I Guerra Mondiale in Africa e sul Fronte Occidentale. Anch'essi fino al 1926 politicamente divisi al loro interno, avevano in vario modo potentemente influenzato le precedenti vicende governative, ma col colpo di stato del 1928 si propongono, facendo giustizia del regime dei partiti, il raggiungimento della salvezza dell’unità nazionale tramite un riequilibrio fra laicismo repubblicano urbano e cattolicesimo monarchico rurale.
Alla prova dei fatti questo proclamato ruolo di “neutralità” salterà ben presto quando, soprattutto nelle alte gerarchie militari, si affermarono i settori vicini all’opposizione antirepubblicana e quindi alla conservazione, alla Chiesa ed ai latifondisti.
In questo clima, per risanare un’economia dissestata ed in preda ad una forte inflazione, soprattutto per gli effetti della mobilitazione militare nella prima guerra mondiale e per il conseguente crollo del commercio marittimo, i militari offrono il portafoglio delle Finanze
Salazar rimane al ministero pochi giorni: molto probabilmente offre le dimissioni perché ritiene di non avere le condizioni politiche per lavorare, ma aggravandosi ulteriormente le condizioni economiche del Paese viene richiamato dal Presidente della Giunta Repubblicana gen. Carmona, nell’aprile del 1928 e questa volta, dotato di ampi poteri anche nei confronti degli altri ministeri, vi ritorna definitivamente e in poco più di un anno, applicando una rigorosa politica di forte contenimento della spesa, riesce a portare il bilancio prima in pareggio e poi miracolosamente in attivo, obiettivo che tutti i suoi predecessori per oltre un secolo avevano fallito. Ovviamente, come quasi sempre storicamente succede in questi casi, la “manovra” di Salazar era stata concepita per ottenere un realizzo delle casse dello Stato aggravando un forte ed iniquo squilibrio sociale, proporzionalmente del tutto a sfavore della grande massa dei ceti popolari, rispetto ai ceti medi,  per non parlare dei ceti abbienti.
Sull'onda di questo successo Salazar verrà nominato da Carmona nel 1932 Presidente del Consiglio carica che manterrà a vita.
Ma chi era e come la pensava il giovane Salazar?
Nato il 28 aprile 1889 a Vimiero (provincia di Beira Alta) da una famiglia di piccoli proprietari agricoli, dopo gli studi nel seminario di Viseu, nel 1914 consegue la laurea in giurisprudenza presso l'Università di Coimbra specializzandosi poi in economia politica iniziando nel 1918 la sua brillante carriera accademica, ricca di varie pubblicazioni, nella stessa Università.
Politicamente Salazar era stato fino ad allora un cattolico tradizionalista influenzato dall’idee antiliberali ed antidemocratiche di Maurras: docente universitario, ma anche giornalista di “O Imparcial”, aveva partecipato all’attività politica della Democrazia cristiana portoghese e nel 1921 era stato eletto all’Assembla nazionale, ma già dopo la prima seduta, disgustato, dice, dalle mene partitiche e personalistiche che aveva visto in giro, rinunciava al seggio tornando ai suoi studi.
Assunta, dopo la straordinaria performance come ministro dell’economia, la Presidenza del Consiglio introduce subito nel 1933, grazie al sostegno della Chiesa e degli agrari e col benestare dei militari e di un dubbio plebiscito, una nuova Costituzione repubblicana (malgrado in gioventù egli avesse avuto simpatie monarchiche) profondamente conservatrice e nazionalista che gli dà i pieni poteri ed il controllo totale dello Stato: il corporativo Estado Novo, proposto, nell’ottica del  superamento dei conflitti tra le classi sociali, come unica alternativa valida al classismo del socialismo marxista, senza ricadere tuttavia nelle insufficienze del liberalismo e della democrazia borghese. La linea di tendenza in cui Salazar si riconosce è quindi per molti versi la stessa da cui in quegli anni discendono il fascismo italiano, e poi, in parte, il franchismo, il nazismo e altre esperienze di destra.
E’ una sorta di fascismo portoghese che si ispira, soprattutto nella natura e nei princìpi corporativi, al fascismo mussoliniano, il proto-fascismo al potere, dove col Corporativismo codificato nella Carta del Lavoro del 1927, lavoratori e datori di lavoro dovevano essere associati all'interno di un'ampia gamma di corporazioni, corrispondenti alle varie attività economiche, poste sotto il controllo del governo e dello Stato “regolatore”.
Secondo Benito Mussolini, il corporativismo "è la pietra angolare dello Stato fascista, anzi lo Stato fascista o è corporativo o non è fascista". Alla prova dei fatti, anche per l’opposizione dei “poteri forti” (monarchia, chiesa, plutocrazia ecc.,  in parte legati a settori dello stesso partito fascista)  il corporativismo otterrà risultati tutto sommato modesti rispetto a quello che si prefiggeva: come tutte le costituzioni corporative varate in quel periodo in vari stati fascisti o parafascisti (ma forse il discorso vale più o meno per quasi tutte le costituzioni tout-court) resterà  soprattutto una “carta” d’intenti (tra l’altro via via anche modificata nel tempo), una costruzione teorica di uno stato etico “perfetto” o perfettibile perché di lenta e difficile applicazione in un Paese come l’Italia e poi gli altri (addirittura in Portogallo le prime corporazioni saranno insediate solo nel 1957!), dove sovente il più forte, cioè la compagine padronale, prevarrà nei fatti sul più debole, cioè i lavoratori, riuscendo spesso in tal senso a condizionare più volte le decisioni dello Stato.
Ma vi sono e vi saranno anche differenze fra mussolinismo e salazarismo, che semmai, per molti versi, avrà maggiori assonanze, soprattutto ideologiche, con l’esperienza coeva (1933-34) del cancelliere austriaco del Partito cristiano-sociale Engelbert Dollfuss che, influenzato da Mussolini, diede vita ad una dittatura “austrofascista” di stampo cattolico-autoritario poi cancellata nel 1938, a circa quattro anni dal suo assassinio da parte dei nazisti, dal definitivo Anschluss hitleriano. Di questo, in questo blog, abbiamo già scritto. 
Il modello ufficialmente dichiarato dal corporativismo salazarista è la dottrina sociale della Chiesa cattolica, del resto nel 1891 il corporativismo era stato richiamato, in ottica cattolica, dall'enciclica Rerum Novarum. In tal senso l’’Estado Novo, pur nella separazione dei compiti Stato-Chiesa, si occupò di educare la popolazione ai valori della Chiesa cattolica e della Nazione portoghese, con i suoi valori rurali e con la sua missione civilizzatrice dei suoi secoli di gloriosa storia coloniale delle terre d’Ultramar. Il motto del regime in cui veniva riassunta la struttura verticale della società secondo l’Estado Novo sarà quindi: Deus, Pátria e Família.
Altre differenze col fascismo italiano, ed altri fascismi europei, saranno innanzitutto l’assenza di un partito preesistente alla presa del potere: è vero che il supporto politico del salazarismo è il suo partito unico, l'União Nacional che raggruppava settori di destra, cattolici conservatori e reazionari, monarchici, corporativisti, fascisti e nazionalisti, creato nel 1933, ma l'União, rispetto al PNF italiano e al partito nazionalsocialista tedesco, non è un “partito forte”, è più una sovrastruttura creata “a freddo” nell’ambito di un regime militare preesistente, per dare uno strumento organico al regime piuttosto che un movimento da tempo radicato in alcune realtà del Paese.
Anche nei confronti della vicina Spagna franchista, ci saranno in tal senso solo parziali analogie sulle quali, visto che siamo in ambito Iberico, merita soffermarsi un attimo: preesisteva all’avvento del generale Franco la Falange Española de las Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalista fondata da José Antonio Primo de Rivera nel 1933, con caratteristiche repubblicane, avanguardiste e modernista, simili allo spirito originale  di una parte del primo fascismo italiano; solo durante la guerra civile il Caudillo, come Salazar più conservatore che fascista “puro”,  dopo averla “purificata” dagli esponenti “sociali”, in primis dal segretario Manuel Hedilla, la unificherà con altri movimenti di destra, soprattutto i carlisti, monarchici e cattolici, dando vita al nuovo partito unico, la Falange Española Tradicionalista y de las Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista.
Più che l’ União Nacional avranno poi peso nell’esperienza salazarista altri strumenti di organizzazione e controllo delle masse come ad esempio la Legião Portuguesa, una milizia volontaria per la lotta contro il comunismo, simile per alcuni aspetti alle Camicie Nere italiane della Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale (MVSN), oppure la Mocidade Portuguesa organizzazione che si occupava di inquadrare gli adolescenti, affine all’Opera Nazionale Balilla del fascismo, o all’ Hitlerjugend tedesca, pur con accenti più orientati in senso cattolico. Il supporto repressivo salazarista sarà la famigerata PIDE (Polícia Internacional e de Defesa do Estado) polizia politica segreta creata anch’essa nel 1933 e che aveva ben poco da invidiare all’OVRA fascista ed anche alla Gestapo del Terzo Reich.
Altra notevole differenza del salazarismo rispetto ad alcuni fascismi europei sarà l’assenza della figura del “capo” carismatico in diretto e costante rapporto con le masse, come ad esempio erano il Duce, il Führer ed in parte lo stesso Caudillo: Salazar, sentendosi investito della fiducia della nazione, avrà sempre un rapporto sporadico con le masse preferendo condurre una vita appartata di “professore” scapolo, austero e puritano.
Qui, sostanzialmente, la fine delle analogie del salazarismo con regimi o partiti autoritari di destra preesistenti, ma occorre precisare che Salazar avrà, forse anche per affinità linguistico-culturale lusitana, un seguace in Getúlio Vargas, il Presidente brasiliano che nel 1937 si fece dittatore istituendo anch’esso l’Estado Nôvo, autoritario, conservatore e corporativo, con caratteristiche solo in parte (Vargas ad es. combatterà  i comunisti, ma anche i filo-nazifascisti dell’ Ação Integralista Brasileira, svilupperà l’industria e promuoverà ampie riforme sociali, ecc.) simili all’esperienze portoghese e italiana.               
Salazar durante la Guerra civile spagnola (1936 - 1939), assunto anche il portafoglio degli esteri, che manterrà durante il corso di tutta la seconda guerra mondiale, si dichiara ufficialmente neutrale, ma in realtà, promuovendo l'invio di un certo numero di volontari, i cosiddetti "Viriatos", a sostegno di Franco contro i Repubblicani spagnoli e permettendo il passaggio di ingente materiale bellico attraverso il territorio portoghese, dimostra di appoggiare attivamente le forze nazionaliste ed in questo, in definitiva, converge con l’azione diplomatica del tradizionale alleato britannico, molto più criptica ma nei fatti costante, forte e consistente, del governo conservatore inglese a favore di Franco. Anche per questo gli ipocriti conservatori inglesi si asterranno sempre dal definire "fascista" Salazar preferendo, per l'appunto, definirlo..."conservatore".
Nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale Salazar firma un patto di non aggressione con Franco, rafforzando i legami con la Spagna anche al fine di impedire una paventata entrata in guerra dei franchisti spagnoli a fianco dell’Asse che, dal su punto vista saggiamente pensava, avrebbe in definitiva finito per sconvolgere gli assetti politici di destra della Penisola Iberica.
Salazar, pur simpatizzando ideologicamente con le potenze dell'Asse, rifiuta di aderire al Patto anti-Comintern e dichiara ufficialmente la sua neutralità che comunque non impedirà ai portoghesi di commerciare, tramite la Svizzera, con i nazifascismo italo-tedesco.
Nel contempo, e sul versante opposto, Salazar rinsalda anche i tradizionali legami con governo conservatore inglese e rende illegale sul territorio portoghese la propaganda e l’azione dei governi fascista e nazista e dei loro più accesi simpatizzanti locali.
In sostanza il “professore”, con la sua neutralità, guarda oltre il conflitto, curando soprattutto l’ “Impero coloniale” ed i rapporti col Brasile del “fascio-populista” Vargas (che finirà a combattere con la FEB a fianco degli Alleati), e mantenendo relazioni commerciali con entrambi i contendenti: esporta, ad es., zucchero, tabacco e tungsteno,  a pieno beneficio dell'industria portoghese, mai stata così in attivo come negli anni della guerra.
Con l’evolversi delle vicende belliche a favore degli Alleati, Salazar consente nel 1943 agli anglo-statunitensi di installare basi militari nelle isole Azzorre per sorvegliare l'Atlantico, ma quando nel 1945 viene annunciata la morte di Hitler, non ce la fa a trattenere i suoi reconditi sentimenti politici, e fa esporre le bandiere a mezz’asta e dichiara tre giorni di lutto nazionale.
Dopo il 1945, il Portogallo salazarista pratica in generale una politica isolazionista all'insegna dello slogan "fieramente soli", col risultato di lunga stagnazione economica e culturale nel paese, ma nel 1949 Salazar, malgrado non abbandoni la tendenza isolazionista, cerca in qualche modo di far rientrare il Paese nel gioco politico internazionale e forte delle credenziali del suo indubbio anticomunismo e con il “pass” della tradizionale alleata Gran Bretagna, fa aderire il Portogallo alla NATO.  
Convinto colonialista, Salazar continua a considerare territorio portoghese anche i territori d'oltremare come la Guinea Bissau, il Mozambico, l’Angola, ecc., nel 1951 ribattezzati "province", e gran parte delle energie dello Stato saranno via via sempre più utilizzate nelle per combattere le richieste di indipendenza delle colonie in un periodo in cui i grandi imperi coloniali europei erano in via di disgregazione.
Salazar nel 1968 viene colpito da un infarto e deve abbandonare il potere. 
Muore nel 1970: gli succede il “delfino” Marcelo Caetano, che rimarrà al potere fino alla Rivoluzione dei Garofani, conclusasi il 25 aprile 1974 con il ritorno della democrazia in Portogallo e l’avvio del ritardato processo di decolonizzazione africana.

                                                     
 
                             

                                  Carlo Onofrio Gori







Inedito: questo articolo è riproducibile parzialmente o totalmente previo consenso o citazione esplicita dell'Autore.






mercoledì 20 marzo 2013

C.O. Gori. Politica internazionale. Europa. Cipro e noi tutti


..."Europa"...

Tu e la tua famiglia siete negli anni riusciti a metter da parte con sacrifici 100mila euro? Ebbene: te ne becchiamo subito...15mila!!! E' quello che hanno cercato di fare a Cipro, l’ennesima azione criminale di questa mal nata Unione europea contro i popoli. 
È ora di dire basta a questa pazzia tutta "europea": la BCE che finanzia le banche private, le quali speculano sugli Stati, cioè sui popoli....che pagano! 
Questo scrivevo poco fa, di getto, sul mio Diario FB e l'amico FB Simone Fagioli obiettava: "È giusto. E Cipro va sbattuta fuori dall'Europa. I soldi li hanno accumulati facendo affari con la mafia russa." 
E così gli ho risposto:  il tuo, Simone, obiettivamente è un punto di vista che indubbiamente ha le sue solide ragioni, ma bisogna anche riflettere su chi ha voluto, e perché, dopo i graduali passaggi del MEC e della Comunità, questa cosiddetta Unione, dove hanno fatto entrare, con una fretta inspiegabile al comune cittadino  europeo..."cani e porci" (con tutto il rispetto per i ciprioti, visto anche che fra i cosiddetti PIIGS...maiali che volano...c'è chi ci annovera anche noi italiani...)...e lo stesso, senza alcuna ragionevole gradualità, istituendo l'area euro? In Germania, soprattutto, dobbiamo storicamente ("carte cantano",  anche circa ad es. la disgregazione dell'ex-Jugoslavia...mentre loro ....si univano...(anche e a spese di chi??!!) trovarne i circoli responsabili...e non nel piccolo risparmiatore cipriota, greco, o italiano, o portoghese, o spagnolo...(o domani, tedesco stesso)...e via taglieggiando...
Ciò non esime dalle responsabilità anche i popoli PIIGS le loro classi dirigenti...infatti…oltre che ragioni sociali “caratteriali” e contingenti, ci sono anche ragioni storiche..ad esempio qui da noi in Italia e in Spagna e in Portogallo non abbiamo avuto a suo tempo , nel bene o nel male, una rivoluzione religiosa come fu quella Luterana in Germania, ma più ancora e meglio (visto che la prima, quella luterana, si basava sull'appoggio dei principi riformati), una rivoluzione Calvinista come a Ginevra o nelle Fiandre o da altre parti, “rivoluzioni” religiose, borghesi-popolari, con tutti i loro difetti e capitalistico-fanatismi, ma che alla base non contavano su appoggi di potenti...bensì solo sull’etica individuale, il dovere, la responsabilità verso la comunità di ogni cittadino...ecc. ecc., ma sarebbe un discorso troppo lungo...



                       

                              Carlo O. Gori










Susan HartjesTiziana Agresti e Consuelo Cecconi Fabrizio Baldini  piace questo elemento.

giovedì 8 novembre 2012

Carlo O. Gori. Portogallo. Il capitano Fernando José Salgueiro Maia "eroe scomodo" della "Rivoluzione dei Garofani"


Fernando José Salgueiro Maia *

In Portogallo il 25 aprile 1974 una sollevazione di militari democratici del clandestino Movimento das Forças Armadas (MFA) abbatteva in modo incruento e in poco più di diciassette ore l'Estado Novo salazariano, la oltre quarantennale dittatura fascista e colonialista portoghese.
Con la “Rivoluzione dei Garofani”, detta così dai fiori messi dalla popolazione esultante nelle canne dei fucili dei soldati, fu costretto alla fuga il presidente Marcelo Caetano, ultimo epigono del salazarismo, furono sciolte le organizzazioni fasciste e la famigerata polizia segreta PIDE, furono liberati i detenuti politici, i partiti uscirono dalla clandestinità.
A seguito della Rivoluzione dei Garofani ci sarà periodo transitorio, conclusosi nel novembre 1975, con il passaggio dei poteri dai militari dell’ MFA ai rappresentanti politici democraticamente eletti, nel corso del quale saranno intraprese importanti riforme, tra cui la nazionalizzazione delle principali industrie e la liberazione di tutte le colonie africane.
Il 25 aprile portoghese sarà quindi un giorno decisivo, non solo per il ritorno della democrazia in Portogallo, ma anche, in seguito al definitivo abbandono di una secolare, sanguinosa ed aggressiva politica coloniale, per l’acquisizione dell’indipendenza di importanti paesi africani come l’Angola , il Mozambico, la Guinea Bissau…ecc.
Fra i tanti che si distinsero nella preparazione e nell’esecuzione della rivolta, il protagonista in assoluto di quella indimenticabile giornata fu indubbiamente Fernando José Salgueiro Maia, un giovane capitano di appena ventinove anni che, segnato come tanti suoi colleghi dalle atrocità delle guerre coloniali, aveva maturato una coscienza democratica e sociale.
E’ appena passata la mezzanotte del 24 aprile del 1974 quando la cattolica Radio Renascença inizia a trasmettere “Grândola, vila morena.”, una canzone del poeta Josè Afonso, proibita dal regime, che parla di fraternità, di pace e di uguaglianza: è il segnale di inizio stabilito dal MFA per dare il via alla rivoluzione.
Maia raduna gli uomini dell’ Escola Prática de Cavalaria (EPC) di Santarém, li convince con un appassionato discorso della necessità di salire sulle autoblindo e di muoversi su Lisbona per abbattere la dittatura.
Si mette poi alla testa di quella colonna,  mal equipaggiata e mal armata, che entra in Lisbona e senza sparare un colpo procede all’occupazione del Terriero do Paço, la piazza dei ministeri dove si erano rifugiati i membri del governo. Maia successivamente è informato che Marcelo Caetano si era rifugiato nella Caserma della Guardia Nacional Républicana, sita nel Largo do Carmo, in una delle alture della zona storica di Lisbona, vi si dirige con le sue autoblindo.
Per strada, in Via dell’Arsenale, trovò la strada sbarrata da carri armati di unità militari leali al Regime. Il  suo subordinato tenente Assunçao cercò di evitare, parlamentando, ogni spargimento di sangue, e così fece poi Maia, i due ufficiali pazientamente e coraggiosamente non caddero nelle provocazioni e fu solo grazie alla forza del loro coraggioso esempio che i soldati avversari disobbedirono all’ordine di sparare, dato dal loro comandante, e passarono agli ordini di Maia.
Fu in quel momento che le cose presero una svolta decisiva favorevole alla rivoluzione.
Infatti, mentre altre forze dell'MFA occupano centri di importanza strategica, quali l'aeroporto di Lisbona e la prigione politica di Peniche ed arrestano i gli ufficiali fedeli al regime, gli uomini di Maia, superato lo scoglio di Via dell’Arsenale, prendono posizione circondando il Quartier Generale del Carmo.
Maia intima inutilmente la resa al dittatore fascista Caetano: aspetta ben tre ore poi fa quindi sparare qualche colpo sulla sede del comando della GNR.: Si avvia così  una trattativa alla quale partecipa anche il gen. de Spinola, e finalmente il capo del governo viene convinto ad arrendersi. Caetano viene infine scortato dallo stesso Maia all’aereo con il quale sarà costretto al lasciare il Portogallo, mentre una folla immensa festante e commossa si può finalmente riversare per le strade di Lisbona ed abbracciare quei soldati con i garofani sulle canne dei fucili che in poche ore e senza spargimento di sangue hanno saputo restituire la libertà al Paese: i soli morti del 25 aprile risulteranno infatti essere tre dimostranti proditoriamente uccisi dalla polizia segreta militare di Caetano
Ma vediamo meglio chi era Maia le cui gesta di quel giorno sono ben ricordate nel film Capitães de Abril della regista Maria de Madeiros, con protagonista Stefano Accorsi.
Figlio di Francisco da Luz Maia, ferroviere, e di Francisca Silvéria Salgueiro, Fernando José Salgueiro Maia nasce l'1 luglio 1944 a Castelo de Vide. Frequenta la scuola primaria a San Torcato, Coruche, e poi il Liceu Nacional di Leiria, laureandosi infine presso la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali in etnologia e antropologia.
Nel mese di ottobre 1964 entra all’Accademia Militare di Lisbona e due anni dopo è alla Scuola Pratica di Cavalleria a Santarém. Nel 1968 è assegnato alla 9ª Compagnia di Commandos e parte per il nord del Mozambico, mentre dal luglio 1970 è in Guinea Bissau. La partecipazione alle vicende belliche coloniali gli vale la promozione a capitano, ma quando nel 1973 ritorna all’EPC di Santarem ha ormai maturato una profonda coscienza politica democratica antifascista e anticolonialista.
E’ in questo periodo che iniziano le riunioni clandestine del Movimento delle Forze Armate, e Salgueiro Maia è nel Comitato di coordinamento del Movimento come Delegato della Cavalleria. Dopo il 16 marzo 1974 e la fallita sollevazione di Caldas è, come abbiamo già visto, il protagonista fra i protagonisti del 25 aprile portoghese ("il migliore tra i migliori” venne definito).
Dopo la rivoluzione è membro attivo dell'assemblea del MFA e malgrado lo stesso MFA e molti partiti e organizzazioni politiche, riconoscendone la sua sensibilità alle tematiche sociali, il merito, l’intelligenza superiore ed un insolito coraggio e fedeltà, gli chiedano di rivestire importanti incarichi pubblici o politici (come ad es. far parte Conselho da Revolução, oppure fare il governatore civile di Santarem o l’addetto militare in una ambasciata di sua scelta), Maia, schivo di onori e riservato, riluttante a gettarsi nelle diatribe partitiche, non accetta nessuna offerta preferendo rimanere a svolgere semplicemente il suo compito di militare.
Solo il 25 novembre 1975 accetterà di venir posto al comando di un gruppo di carri alla diretta dipendenza del Presidente della Repubblica Francisco da Costa Gomes.
E’ poi trasferito alle Azzorre dalle quali torna nel 1979 per assumere il comando del Presidio militare di Santa Margherita.
Nel 1981 è promosso a maggiore e nel 1983 riceve la Grãn-Cruz da Ordem da Liberdade
Non sempre, fra l’alternarsi dei governi a maggioranza moderata e quelli a maggioranza socialista, rimane univoco e positivo il giudizio storico e politico sul 25 aprile portoghese e sui suoi protagonisti, Salguero Maia lo scopre amaramente a sue spese quando, malato di cancro, nel 1990 chiede inutilmente (al contrario due ex torturatori della PIDE che invece lo avevano ricevuto!) sostegno medico allo Stato, in quel momento governato dal moderato Aníbal António Cavaco Silva.
Muore a Santarém il 4 aprile 1992. Nello stesso anno riceve atitolo postumo il grado di Grande Oficial da Ordem da Torre e Espada ed infine nel 2007 la medaglia d'oro di Santarém.
La sua memoria rimane oggi viva nel ricordo di tutti i democratici portoghesi fedeli al ricordo ed ai valori del 25 Aprile.
                                                                                                                             
                                                            

                  



                Carlo Onofrio Gori



gori" "carlo onofrio gori" "carlo o. gori" "gori carlo o."
Carlo Gori  Carlo O. Gori   Carlo Onofrio Gori


*Articolo comparso su "Patria indipendente",  n. 5, 31 maggio 2009

Questo articolo è riproducibile parzialmente o totalmente previo consenso o citazione esplicita dell'Autore.
















Fernando José Salgueiro Maia *
Em Portugal, 25 de abril de 1974 um levante militar do metro Movimento Democrático Forças Armadas das (MFA) derrubou, sem derramamento de sangue e em pouco mais de 17 horas salazariano do Estado Novo, os mais de quarenta anos de ditadura fascista e colonial Português.Com a "Revolução dos Cravos", assim chamado das flores colocadas por pessoas regozijando de cilindros dos soldados, foi obrigado a fugir do presidente Marcelo Caetano, o último descendente do Salazarismo, foram dissolvidos organizações fascistas ea polícia secreta infame, PIDE, foram libertou presos políticos, as partes saíram do esconderijo. Após a Revolução dos Cravos, haverá período de transição, que terminou em Novembro de 1975, com a transferência de poder pelos militares de 'representantes AMF políticos democraticamente eleitos, durante o qual serão realizadas reformas importantes, incluindo a nacionalização de indústrias-chave e libertação de todas as colónias africanas.Em 25 de abril, o Português será um dia decisivo, não só para o retorno da democracia em Portugal, mas também, após o abandono definitivo de uma política secular, sangrenta e agressiva colonial para a aquisição da independência dos países africanos tão importante Angola, Moçambique, Guiné-Bissau ... etc.Entre os muitos que se distinguiram na preparação e execução da revolta, o protagonista absoluto daquele dia inesquecível foi, sem dúvida, Fernando José Salgueiro Maia, um jovem capitão apenas 29 anos, que marcou muitos de seus colegas das atrocidades das guerras coloniais, ganhou consciência e sociedade democrática.É logo depois da meia-noite de 24 de abril de 1974, quando a Igreja Católica Rádio Renascença começa a transmitir "Grândola, Vila Morena"., Uma canção do poeta José Afonso, proibida pelo regime, que fala de fraternidade, paz e igualdade: é o sinal de partida estabelecido pelo MFA para iniciar a revolução.Maia reúne pessoas de 'Escola de Cavalaria prática (EPC) de Santarém, convence-los com um discurso inflamado sobre a necessidade de subir blindado e movimento em Lisboa para derrubar a ditadura.Em seguida, ele coloca a cabeça da coluna, mal equipada e mal armada, entrando de Lisboa e sem disparar um tiro ocupação proventos Terriero do Paço, a praça dos ministérios onde eles tinham tomado refúgio membros do governo. Maia informado mais tarde que Marcelo Caetano se refugiaram no quartel da Guardia Nacional Republicana, situado no Largo do Carmo, nas alturas da zona histórica de Lisboa, vai com seu carro blindado.Na rua, na Via Arsenale, ele encontrou a estrada bloqueada por tanques de unidades militares leais ao regime. Seu subordinado tenente Assunção tentou evitar parleying, derramamento de sangue, e assim o fez, em seguida, Maia, os dois oficiais pazientamente bravamente e não cair em provocações e foi só graças à força de seu exemplo de coragem que os soldados inimigos desobedeceu a ordem para atirar, dada pelo seu comandante, e passou as ordens de Maia.Foi então que as coisas tomaram um rumo decisivo em favor da revolução.Na verdade, enquanto as forças do MFA ocupam outros centros de importância estratégica, como o aeroporto de Lisboa e Peniche política prisional e prender os oficiais leais ao regime, o povo da Maia, passou a rocha do Arsenal Street, tomar posicionar em torno da sede do Carmo.Maia rendição desnecessariamente íntimo do ditador fascista Caetano: esperar três horas atrás, e em seguida, atirar alguns tiros na sede da GNR:. Isto irá iniciar um negócio que envolveu também o gen. de Spínola, e, finalmente, o chefe de governo está convencido a se render. Caetano é então coberto pelo plano mesmo com Maia, que será forçado a sair de Portugal, enquanto uma multidão aplaudindo e emoção que você pode finalmente deitar nas ruas de Lisboa e abraçar aqueles soldados com cravos sobre os barris de armas em alguns horas e sem o derramamento de sangue ter sido capaz de restaurar a liberdade para o país: apenas os mortos em 25 de abril, será, de fato, três manifestantes traiçoeiramente mortos pela polícia secreta militar Caetano. Mas vamos ver o que era Maia cujos atos desse dia são bem lembrado no filme Capitães de Abril diretor de Maria de Madeiros, estrelado por Stefano Accorsi.Filho de Francisco da Luz Maia, ferroviário, e de Francisca Silveria Salgueiro, Fernando José Salgueiro Maia nasceu em 1 de julho de 1944, em Castelo de Vide. Ele frequentou a escola primária em São Torcato, Coruche, e depois o Liceu Nacional de Leiria, finalmente, de se formar na Faculdade de Ciências Políticas e Sociais, etnologia e antropologia.Em outubro de 1964, Academia Militar, em Lisboa, dois anos mais tarde, na Escola Prática de Cavalaria em Santarém. Em 1968, ele foi designado para a 9 ª Companhia de Comandos e partiu para o norte de Moçambique, enquanto em julho de 1970 na Guiné-Bissau. A participação da guerra colonial lhe rendeu uma promoção a capitão, mas em 1973, quando o EPC para Santarém já desenvolveu uma profunda consciência política democrática anti-fascista e anti-colonialista.E 'neste momento de iniciar as reuniões clandestinas do Movimento das Forças Armadas, e Salgueiro Maia está na Comissão de Coordenação do Movimento de CEO da Cavalaria. Depois de 16 de março de 1974 e da revolta fracassada de Caldas, como já vimos, o personagem principal dos protagonistas do 25 de abril de Português ("o melhor dos melhores" foi definido).Após a revolução é um membro activo da Assembleia do MFA, e apesar do MFA e muitos partidos políticos e organizações, reconhecendo sua sensibilidade para as questões sociais, inteligência mérito, superior e de uma coragem incomum e fidelidade, pedir para jogar importante cargo público ou político (por exemplo, por parte Revolução resposta conselho, ou governador civil de Santarém e do adido militar na embaixada de sua escolha), Maia, honras de se aposentar e reservado, relutante em se lançar em disputas partidárias, não aceitar a oferta, preferindo permanecer simplesmente para levar a cabo a sua tarefa de militar.
25 de novembro de 1975 só aceita ser colocado no comando de um grupo de vagões sob a dependência directa do presidente Francisco Gomes da Costa.E 'então transferido para os Açores a partir do qual em 1979 para assumir o comando do Presídio Militar de Santa Margherita.Em 1981 foi promovido a major em 1983 e recebeu o Grande-Cruz da Ordem da Liberdade.Nem sempre, na alternância dos governos de maioria moderada ea maioria socialista, continua a ser único e positivo julgamento político e histórico em 25 de abril Português e os seus protagonistas, Salguero Maia descobre amargamente à sua própria custa, quando, doente, com câncer, em 1990 pediu desnecessariamente (ao contrário de dois ex-torturadores em vez de PIDE tinha recebido!) apoio médico ao Estado, na época governado pelo moderado Aníbal António Cavaco Silva. Morreu em Santarém 04 abril de 1992. No mesmo ano AINPUT postumamente recebe o grau de Grande Oficial da Ordem da Torre e Espada e, finalmente, em 2007, a medalha de ouro de Santarém.Sua memória permanece viva hoje na memória de todos os fiéis democrática Português para a memória e os valores do 25 de Abril.
                                                                                                                     "carlo gori"



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