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lunedì 23 febbraio 2015

Risorgimento italiano. "Corrispondenze dall’Italia risorgimentale" di Lev Ili'ič Meč'nikov, 1861-62, a cura di Renato Risaliti

"Corrispondenze dall’Italia risorgimentale" di Lev Ili'ič Meč'nikov, 1861-62


Lev Ili'ič Meč'nikov è un giovane russo dell’Ottocento, colto ed intelligente, acuto, inquieto ed impaziente, studioso e sensibile ai problemi sociali. Proviene da una famiglia ricca di maggiorenti della casata degli Spadarenko di lontana origine ebraica-moldava che ha possedimenti anche in Ucraina a Charcov. Tra l’altro un suo fratello minore, Ilja Ili'ič, diverrà un famoso biologo a sarà premio Nobel 1908 per la medicina ed anche Lev inizialmente studia medicina a S. Pietroburgo, ma poi finirà per laurearsi in fisico-matematica. A Meč'nikov (d’ora in poi, qui, M.) l’amata “grande Russia” che fin da giovanissimo già ben conosce, risulta in fondo per… “stare stretta”, per cui viaggia molto all’estero, e studia, e rapidamente si impadronisce di varie lingue europee ed anche dell’arabo e del turco. M. vuole allargare i suoi già innumerevoli interessi e fra questi l’arte,  avendo frequentato l’Accademia Belle Arti a S. Pietroburgo, e quindi non potrà che finire per amare. anche e soprattutto, l’Italia, attratto dalla sua pittura,  ma anche dai fermenti rivoluzionari ed unitari che agitano la Penisola tanto che diventerà garibaldino e partendo da Firenze con la spedizione Nicotera parteciperà come ufficiale, dalla Sicilia in poi, a varie fasi della Campagna Meridionale, venendo infine seriamente ferito a Capua.
M. ha uno spirito di osservazione e comprensione acutissimo della realtà italiana favorito dalla sua grande preparazione culturale, dalle sue esperienze sul campo e dalla perfetta conoscenza della lingua: da ciò deriveranno le sue numerose corrispondenze dall’Italia – che non sempre riusciranno a passare del tutto indenni attraverso la censura zarista - per le riviste russe "Russkij Vestnik" e poi “Sovremennik”.
Com’è noto, anche da nostre precedenti recensioni, le ricerche di queste corrispondenze di M. negli archivi russi, da parte di Renato Risaliti e dello studioso ucraino Mykola Varvarcev, porteranno alla traduzione alla cura ed alla pubblicazione, per le edizioni del CIRVI, da parte di Risaliti, dello splendido diario-reportage sulla spedizione dei Mille Memorie di un garibaldino (2007), e poi, nel 2011, di Memorie di un garibaldino russo ed altri testi e di Sull'Italia risorgimentale  che riportava tre (Da Siena, Lettere dalla Maremma toscana, Aspromonte) dei tanti saggi di M. sull'Italia, scritti a Campagna conclusa.  
Essendo gli altri articoli dell'intellettuale  russo tuttora in via di reperimento nelle biblioteche russe e ucraine, il lavoro di Risaliti è un work in progress, pertanto in questo 2015 lo slavista italiano pubblica, sempre per le edizioni del CIRVI di Torino, nuovi illuminanti contribuiti di M. raccolti sotto il titolo “Corrispondenze dall’Italia risorgimentale” . Sono nove articoli, scritti e pubblicati fra il 1861 e il 1862 su “Sovremennaja letopis” (Annali contemporanei) allegato del “Russkij vestnik” (Messaggero russo), su cui egli aveva già pubblicato le Memorie di un garibaldino.
Queste nuove corrispondenze di M. pubblicate ora in Italia, frutto dei suoi viaggi e delle informazioni da lui tratte dalla attenta lettura dei giornali della Penisola,  inviate soprattutto da Siena (dove abitualmente in questo periodo risiede ospite di garibaldini locali) o Lucca, sono spesso dei pretesti letterari per delineare, partendo dall’attualità politica, anche le caratteristiche storiche, socio-economiche e culturali di varie regioni italiane.
Seppur unitarie nel tempo (1861-62) varie sono le differenze tematiche nelle corrispondenze di M. raccolte in questo libro. Ad esempio nello scritto dedicato a Crispi e la Sicilia  M. riesce a sintetizzare in modo profondo la diversità fra la religione popolare dei Siciliani e quella dei Napoletani senza trascurare le differenze dalle credenze dei Calabresi e delle altre regioni meridionali, oltre ad individuare le diversità di comportamento fra il clero e il popolo siciliano e napoletano. In quest’ultimo vede,  oltre le apparenze, una profonda incredulità religiosa tale da rasentare l'ateismo ad es. quando i napoletani riescono persino a mercanteggiare la credenza religiosa. In sostanza M. oltre che la profonda, inconciliabile inimicizia fra i Siciliani e i Napoletani (che secondo lui potrà essere solo temperata nell' ambito del processo di integrazione nella costruzione della patria più grande, l'Italia) vede con tanto anticipo tutti i termini della questione siciliana, come aspetto particolare nell’ambito della più generale “questione meridionale”, e nota con acutezza tutte le peculiarità  dell’Isola: “La Sicilia è uno di quei paesi in cui la verità è molto meno simile, alla verosimiglianza; essa in tutti i sensi se ne sta sola soletta e farsene un concetto in analogia con altre parti del mondo, in particolare con le restanti province italiane - è impossibile”.  M. porta ad esempio  invece, l'atteggiamento del clero siciliano, in gran parte favorevole al moto nazionale, diversamente a quello di tutto il resto dell'Italia, fortemente contrario.  I Siciliani per M. hanno sopportato con i Borboni del Regno delle Due Sicilie la perdita dell' autonomia tanto cara al loro clero, ma se con l’Unità  il governo nazionale non verrà loro incontro, questa apparente assenza potrà tramutarsi in un vasto movimento indipendentista. M. quindi si rende pienamente conto che la Sicilia presenta tutti i termini di una questione nazionale che può e deve essere affrontata con una politica che tenga conto delle sue oggettive ed originali peculiarità e viceversa nota invece che Crispi,  con il suo schema ottusamente tout-court unitaristico e la sua tendenza a risolvere i problemi con la forza,  non si dimostra creativo e attento alle particolarità della sua isola natale. Anche in questo caso M. dimostra una perspicacia e una esattezza di analisi fuori del comune ed è un anticipatore geniale di una elaborazione che verrà successivamente da parte delle menti più creative e aperte come ad es. dalle successive indagini di Antonio Gramsci.
In altra corrispondenza M. si sofferma su un particolare aspetto della politica piemontese: quello che ad es. lui rappresenta analizzando il rapporto fra Cavour e Rattazzi. Per M. sono due uomini che, per creare le condizioni avanzamento civile degli Stati sardi, non avevano esitato a fare rinunce serie rispetto alle loro concezioni originarie per trovare un punto medio di incontro.  M., , poco dopo la morte del conte Cavour, riconosce la genialità della sua opera e quindi ne constata la superiorità su Rattazzi, l'uomo della borghesia imprenditoriale che aveva accettato di sacrificare alcune pretese della classe che rappresentava per permettere la governabilità dello Stato piemontese assieme ad una nobiltà che si stava imborghesendo e della quale cui Cavour era un alto rappresentante.  In ciò – come nota Risaliti –  M. intravede una caratteristica che diventerà una costante della storia italiana e cioè “il connubio” fra il centro destra e il centro sinistra.
Del banditismo italiano M. parla invece nel VI capitolo, soffermandosi su coloro che vi entrarono, dagli sbandati ai clerico-borbonici convinti,  e senza infingimenti, da buon laico e fiero anticlericale, ne individua i finanziatori e gli organizzatori nella Curia romana ed in Francesco II.
Analizzando invece le vicende senesi e la locale contesa fra liberali e clericali dopo l’ufficiale proclamazione dell' Unità del 1861, M.  ci introduce nel pieno della lotta politica italiana nel suo corso. La battaglia per il raggiungimento di una concreta e reale unità del Paese prosegue, con non meno vigore, ovunque: fu, quella risorgimentale, una grande lotta dei liberali e dei democratici contro la millenaria influenza politica conservatrice della Chiesa che venne, in quelle circostanze e per lungo tempo (almeno fino al mussoliniano Concordato) sconfitta, malgrado il grande prestigio che la Chiesa ancora aveva nelle masse popolari, soprattutto contadine.
Nel VII capitolo M. ci porta invece nel pieno di una manifestazione popolare a Napoli: un esempio di come la lotta politica post-unitaria fosse accesa, agguerrita e senza esclusione di colpi ed in questa circostanza l'autore descrive e ammira le capacità dei napoletani di organizzare pittoresche manifestazioni di strada.
Nel descrivere, in altro scritto, la figura politica del patriota democratico e federalista toscano  Giuseppe Montanelli ed in particolare la vicenda della sua  elezione a deputato, contestata a lungo,  M. constata che i “moderati più moderati” e 1'opposizione progressista insieme condividono il comune scopo dell'Unità d'Italia, ma poi finiscono per attaccarsi aspramente fra loro su aspetti sostanzialmente secondari del processo unitario.
Nelle corrispondenze da Lucca M. si sofferma soprattutto sul perché la città è ritardataria nella istituzione di Società Artigiane e poi parla in particolare della cittadina di Bagni di Lucca e della sua passata importanza nel “grand tour”, soprattutto quello degli aristocratici inglesi.
In altre pagine le escursioni storiche di M. si soffermano su passate figure italiane , come quella di Francesco Ferrucci,  descrizione che nel caso gli serve anche per decantare le bellezze di Gavinana e della Montagna pistoiese.
M., in altra corrispondenza, continua a seguire gli aspetti associativi di società italiane risorgimentali, laiche e progressiste, come nel caso dell'azione dei Comitati di Provvedimento e soprattutto riporta il regolamento delle società di Carabinieri Volontari Mobili, organizzazioni che la storiografia italiana ha spesso dimenticato, ma che ebbero la loro rilevanza interna e internazionale come dimostra appunto questo scritto.
Come nota Risaliti: “Queste corrispondenze sono scritte da un viaggiatore, ma un viaggiatore che è anche combattente per l'unità e la libertà dell'Italia per cui ha versato tanto sangue fin quasi a perdere la vita. M.  è un viaggiatore in Italia che si rivela contemporaneamente combattente, studioso profondo e perspicace della sua storia, arte, cultura; composizione sociale, attento a tutti gli svolgimenti della vita politica dell'Italia a lui contemporanea. Egli è non solo un osservatore attento della nostra realtà, ma anche un fine analista politico-sociale delle varie regioni del regno d'Italia appena costituito. E tutto questo quando era ancora molto giovane: aveva appena 22-23 anni! Eppure fornice dei giudizi sullo svolgimento degli avvenimenti politici e sociali he anticipano quelli della pubblicistica italiana di allora e della storiografia contemporanea.”
Per il prossimo futuro attendiamo da Risaliti, e dal prosieguo delle sue notevoli ricerche su M., pubblicazioni di ulteriori stimolanti scritti di questo straordinario “garibaldino russo”!

Lev Ili'ič Meč'nikov, Corrispondenze dall’Italia risorgimentale, a cura di Renato Risaliti, Torino, CIRVI, 2015, pp. 138, Euro 24

                                                                                                      


                           Carlo Onofrio Gori




Recensione per le riviste "Slavia" e "Camicia rossa"






domenica 16 marzo 2014

C.O. Gori. 2014: Europa...Europa...

2014: Europa...Europa...

...parole profetiche quelle, qui a fianco, di Giuseppe Mazzini, parole di chi fondò in Italia la "Giovine Italia" e poi la "Giovine Europa"...e noi oggi leggendo quelle parole, pensiamo ai nostri problemi, ma soprattutto al nostro rapporto di cittadini di vari Paesi con "questa" ingiusta Europa-UE così voluta dalla potente Germania del dopo-muro.  
Europa per molti Paesi europei, non madre, ma matrigna, Europa d'oggi, 2014,  che seppur apparentemente in qualche modo “unita”, rispetto a all'Europa uscita dal secondo conflitto mondiale,  non è nemmeno nello spirito e nei fatti  quella di quando, "ieri", nel Dopoguerra, fu a Roma da Italia, Germania, Francia e Benelux, varata la CEE. 
Europa egoista, di “Euro”, quella d' oggi , non liberale, ma liberista (che ora fa mancare, tra l'altro, la sanità pubblica e le medicine in Grecia, e che le fa mancare anche in Spagna e Portogallo ed in Italia molti dei nostri connazionali non han più i soldi per curarsi..) Insomma...l'Europa non dei popoli, ma della Troika, dei banchieri e dei finanzieri...con tutte le sue conseguenze...che son sotto gli occhi di tutti...

     
                       


                                COG

martedì 28 maggio 2013

Carlo O. Gori. A Pistoia giovedì 30 maggio alle ore 17 presso la libreria LoSpaziodiviadell'Ospizio presentazione di Zibaldone Moscovita di Renato Risaliti

Zibaldone Moscovita. Introduzione


Questo volume è il diario nudo e crudo di una catastrofe annunciata, «la più grande tragedia del XX secolo», con un bilancio minimo di morti di fame, inedia, disperati suicidi, di almeno venti milioni
di persone, scomparsi per risuscitare il cadavere del capitalismo russo  fra gli evviva entusiasti dell' Occidente trionfante.
L'Occidente pensava di aver sotterrato «il comunismo» o quello che si credeva tale e invece contribuiva alla (ri)nascita di un "mostro", quello russo, che lo aveva tormentato per almeno due secoli nel vecchio mondo ...
Ma si sa che le vie del Signore sono imperscrutabili ... Nel 1991, nel mese di giugno, fui invitato a Carrara a tenere una conferenza sull'Unione Sovietica dalla locale associazione Italia-URSS.
Quando entrai nella sala, la trovai piena di gente e in prima fila sedeva un gruppo di operai in tuta. Il presidente dell' Associazione mi invitò a parlare. lo esordii con queste parole: «Amici e cittadini,
quando si parla di URSS tutti pensano che sia un monolite. Niente di  più falso! Esistono più differenze fra un estone e un azerbajgiano che fra uno svedese e un siciliano!» Non l'avessi mai detto. Subito un operaio in tuta alzò la mano e disse: «Mozione d'ordine». «Bene - fece la presidente - di che si tratta?». «Vorrei sapere, incalzò l'operaio in tuta, chi è che ha chiamato a parlare dell'URSS quest'elemento antisovietico?». Un vero fulmine a ciel sereno. Parapiglia in sala, poi prevalse la tesi che mi lasciassero proseguire, bontà loro!
Quell' operaio, in buona fede, ma disinformato, non immaginava che l'URSS, nel giugno 1991, stava per crollare sotto il peso delle proprie contraddizioni e di un contrasto politico che era impersonato da due dirigenti statali, che si chiamavano Gorbacev (presidente dell'URSS) e El'cin (presidente della Russia).
In verità si trattava di una falsa alternativa, nel senso che ambedue, forse senza rendersi conto di tutte le implicazioni vicine e lontane, volevano la fine dell'Unità dell'Unione Sovietica.
A dire la verità, chi teorizzò per primo la fine dell'URSS fu Gorbačëv, quando inopinatamente inventò la favola della «casa comune europea» che era uno schiaffo a tutta la tradizione storico-culturale della Russia, per non parlare dei popoli di tradizione islamista dell'Asia Centrale e in parte del Caucaso.
El'cin, da bravo speculatore, si gettò con foga nella breccia ideale e culturale aperta dal suo avversario politico e rincarò la dose secessionista invitando tutte le repubbliche a prendersi tanta indipendenza quanto pareva loro necessario. A questo punto l'URSS si era trasformata in una specie di torre di Babele. E non solo l'URSS, ma anche la Russia e molte altre repubbliche sovietiche. Gli errori politici economici di Gorbačëv resero la fine dell'URSS un processo quasi scontato, l'unico a non capirlo fu proprio lui, il primo e ultimo presidente dell'URSS. Gorbačëv l'ultimo depositario del potere giacobino dei bolscevichi, non ebbe mai il coraggio di fare quello che il “democratico” un po' canagliesco El'cin ebbe il coraggio di fare col Parlamento: l'uso della forza!
El'cin, quando ritenne giunto il momento, usò la forza più brutale contro i suoi avversari politici in modo oculato con l'uso dei corpi speciali dell' esercito e dei civili volontari preparati nel più segreto, con l'uso di granate perforanti multiple dotate di gas. Migliaia a furono i difensori del parlamento il 4 ottobre 1993. Solo il corrispondente del “Corriere della sera”, Valentino, ebbe il coraggio parlarne un po'! .. Ma poi fu trasferito in ... Germania! Perché imparasse la lezione!
La permanenza nella Russia in trasformazione è avvenuta in due diversi momenti del 1993, in un periodo di grandi trasformazioni economiche, sociali, culturali non sempre positive. Nel corso di poco tempo cadde tutta la struttura economica  sovietica creata nel corso dei decenni precedenti. Il piano dei 500 giorni si trasformò in un arraffa-arraffa fra più proprietà e più beni che si poteva da parte della cosiddetta "nomenclatura" che di punto in bianco cambiò pelle e si scoprì dedita al business più sfrenato e sfrontato.
Fu inventato il sistema dei voucher che valevano 10.000 rubli essendo stato "calcolato" che la ricchezza complessiva della Russia era di 150 miliardi di rubli. Ogni persona aveva diritto ad un voucher di 10.000 rubli. I voucher furono snobbati dalla massa della popolazione e quindi il loro corso cadde fino a circa il 40% del loro valore. I grandi commis di stato ne fecero incetta senza spendere molto perché avevano in mano le casse delle fabbriche e le banche. Una volta che questa incetta fu realizzata fu attuato l' adeguamento dei prezzi delle merci a quelli occidentali, cioè una rivalutazione di mille volte, mentre i salari rimanevano gli stessi. Di punto in bianco milioni di persone guadagnavano mille volte meno. Non solo! Ma le fabbriche e gli uffici non pagarono più per alcuni anni i loro dipendenti.
Le case di cura e riposo, gli ospedali, le scuole, gli asili nido non ricevettero più i finanziamenti. In questa condizione di disastro generale furono annunciate le privatizzazioni, da cui furono esclusi gli stranieri e i cittadini russi senza vaucher.
La svendita di tutto l'apparato industriale e commerciale divenne un gioco da ragazzi per la nomenclatura sovietica. Alla gente comune furono date le briciole, cioè le case, spesso obsolete e fatiscenti, in cui abitavano a condizione che ne facessero richiesta scritta. Molti si rifiutarono di farlo e non pochi si videro gettati fuori dalla casa in cui avevano sempre abitato.
Il dramma sociale provocò una crisi demografica senza precedenti  nel mondo moderno. Milioni di persone videro distrutte le aspettative di vita e morirono silenziosamente di fame, inedia o si suicidarono.
Molti bambini furono venduti all'estero, pardon, adottati. Trecentomila scienziati emigrarono nei paesi capitalistici, dove si sono rifatti una vita.
La popolazione russa, malgrado tutta l'immigrazione, dall' Asia centrale, di 15 milioni di persone, è scesa da 150 a 142 milioni. Una perdita secca di circa 20 milioni di persone. Neanche le purghe di Stalin avevano provocato tanto sfacelo.
Nel mio diario registro l'andamento dei prezzi e l'ondata dei cambiamenti. Nel frattempo, lavoro all'Archivio del Komintern per studiare il lascito di Gramsci e Togliatti.
Quel ritorno a Mosca nel 1993, anzi quei ritorni, perché sono diverse permanenze nella capitale russa ex sovietica all'indomani della disgregazione dell'impero sovietico e della stessa URSS, mi
proiettarono in una esperienza nuova, ma in un certo senso fu una esperienza di ritorno, perché nel 1943 avevo già assistito alla caduta di un regime, quello fascista, che voleva essere millenario, e di uno stato, quello italiano, che non aveva che 80 anni.
L'avevo vista e vissuta - quella - con i miei occhi di bambino ora invece vedevo concretamente con sguardo adulto la rovina di un regime, quello sovietico, che voleva essere eterno, e di uno stato che
aveva poco più di 70 anni.
I due regimi erano caduti per due ragioni diverse: il regime fascista a causa di una sconfitta militare, quello sovietico per implosione interna. I suoi dirigenti, alla prova dei fatti, non erano riusciti a riformarlo, vittime consapevoli  e sacrificali di infinite contraddizioni. Nel mio diario giornaliero documento i conflitti finanziari, miei, sociali, nazionali, culturali che lo avevano portato alla rovina. Il mio diario lo chiamo, non a caso, Zibaldone, perché nelle mie analisi tengo ben presente la crisi che negli stessi anni viveva L ‘Italia era una crisi che aveva molte analogie con la coeva crisi sovietica e  russa E se le mie giornate spesso trascorrevano nell'archivio del Comintern non era un caso, ma una scelta precisa: perché dopo il crollo del regime sovietico gli archivi del partito comunista sovietico e dell'Internazionale comunista potevano essere visti senza alcun filtro o censura, a differenza di quanto mi era capitato negli anni di studio all'Università Statale Lomonosov di Mosca. Era improvvisamente la manna dal cielo, la situazione che avevo sempre sognato. Purtroppo se avevo le «aperture» per accedervi, non avevo soldi per acquistare i documenti, come hanno fatto altri, compresi certi italiani che . questi denari li avevano. Costoro hanno acquistato pezzi d'archivio a caro prezzo da alcuni archivisti che poi si sono fatti una solida posizione sociale negli USA.
Questi documenti potrebbero rivelare, se conosciuti, alcuni lati inconcepibili per non pochi dirigenti politici italiani, ma anche di tanti altri paesi, nel secondo dopoguerra. Forse questi documenti, che ho potuto vedere, compariranno fra qualche decennio, quando diventeranno simili ai reperti di Hammurabi per noi uomini del XXI secolo.
Non si può escludere, però, che altre catastrofi sociali non li distruggano. Una parte dei documenti che rinvenni a Mosca, nell'archivio del Komintren, li ho già pubblicati diciassette anni fa nel mio Togliatti fra Gramsci e Nečaev anticipo di tutti i documenti di varia natura che avevo copiato a Mosca senza aver chiesto di fotocopiarli per mantenere il segreto di quello che avevo trovato.
Infatti, via via che guardavo le varie filze, venivano a chiedermi se avevo trovato qualcosa di interessante; io mi schermivo dicendo: «sono le solite cose».
Poi fui preso da tutta una serie di altre ricerche, che mi allontanarono dalla realizzazione del programma originario. I nuovi progetti  furono inframezzati da momenti di difficoltà con la mia salute e da altre questioni. Solo oggi, dopo quasi vent'anni dalle ricerche (e dalle scoperte), posso pubblicare interamente i documenti rinvenuti nel 1993. Questi documenti provengono, in larga misura, dal fondo Ercoli (Palmiro Togliatti). Si tratta anche di documenti curiosi che riguardano lettere di Pietro Nenni, Oddino Morgari o Rugginenti, durante il periodo della guerra civile di Spagna, ma anche dei processi di Mosca.
Un altro blocco di documenti proviene dal fondo Gramsci, fondo che ancora oggi, come dimostra l'inventario che pubblico per la prima volta, non è stato affatto esplorato fino in fondo, a causa delle timidezze, doppiezze e incongruenze dei dirigenti del PCI, che hanno costantemente inviato a Mosca uomini e studiosi non sufficientemente preparati alla bisogna e che sono all'origine di tante polemiche attuali e roventi - lasciatemelo dire - spesso inutili e dannose per coloro che volevano essere i continuatori della causa di Gramsci ...
Il principale continuatore di Gramsci è stato proprio Palmiro Togliatti. Nell'archivio Ercoli si trovano non pochi documenti che riguardano il suo antico compagno di lotta. Poi ce ne sono diversi.
diverse "scalette" che pubblichiamo; che riguardano le sue avventurose vicende rivoluzionarie.
In particolare c'è la "scaletta" che riguarda la sua fuoriuscita dalla Francia con tutti i "passaggi" di coloro che lo hanno aiutato a rientrare in URSS fra il 1940 (dopo che era stato arrestato dalla polizia francese e tenuto in carcere sei mesi sotto le mentite spoglie di un ingegnere sud -americano) e il 1941, pochi mesi prima che iniziasse  l'aggressione nazista alla Russia e che egli scrivesse la famigerata lettera sulle necessità di «rielaborare» gli scritti di Gramsci.
Gli altri documenti che ho rinvenuto in quel periodo a Mosca riguardano alcuni partiti politici italiani, a cominciare dal PCI. Fra questi la memorabile corrispondenza fra Togliatti e Bianco (allora rappresentante del PCI nel Komintern) sulle sorti dei prigionieri di guerra italiani.
Alcuni di questi documenti suscitarono una forte polemica di stampa e toccò proprio a noi ristabilire il testo originale al di là e al di sopra di ogni polemica contingente e strumentale.
Negli ultimi mesi siamo stati accusati in modo gratuito da Chiara Daniele, direttrice della Fondazione Feltrinelli, di alcuni “misfatti” in forma gratuita. Parlando del mio Togliatti fra Gramsci e Nečaev scrive: «La nota introduttiva contiene una serie di affermazioni e interpretazioni che non è questa la sede per discutere!» (sic). E, di grazia, quale sarebbe la sede? Forse quella della Santa Inquisizione in quanto sarei reo di eresia? Sì, non faccio fatica ad ammetterlo, eretico da sempre [perché non ho mai avuto Dei da venerare o da rispettare, ma solo una Dea che si chiama Ragione da seguire]  e poi Chiara Daniele prosegue - con un rapporto fra causa ed effetto  veramente' demenziale - «ma che rivelano una sorprendente ignoranza delle vicende gramsciane”'.
E così, il silenzio durato diciassette anni è finito dopo che si cercò, senza successo, di incriminarmi per il «furto» di documenti. Ma  chi era di fatto l'erede del Comintern, dal momento che il PCI si era sciolto? Nessuno. Comunque, venne da me un collega e compagno dell'Università di Firenze che curava l'ultimo volume della Storia del PCI e mi disse: «Non ti citeremo mai!» e io risposi: «E chi se ne frega!». Andò via arrabbiato.
Se a pubblicare documenti inediti di Antonio Gramsci si rivela la propria ignoranza, nelle vicende gramsciane mi riconosco colpevole.
Anzi, sono anche colpevole di un nuovo e più orrendo delitto, che suona eresia lontano mille miglia. Pubblico per la prima volta l'inventario delle carte di Antonio Gramsci, così come sono state deposi
tate e catalogate a Mosca, e rimaste lì nascoste per decenni fino al  1993.
Questo, a mio giudizio, piuttosto che una colpa è un grande merito, perché si chiude definitivamente il periodo delle manipolazioni dei documenti della vita di Gramsci e di tanti altri dirigenti comunisti
e antifascisti, passando, che so, attraverso Nerio Nesi, Leo Valiani alias Weissen, fino a Gian Giacomo Feltrinelli. Anzi, sarei molto curioso di sapere da Chiara Daniele, direttrice della Fondazione Feltrinelli, visto che lei è bene informata, come è morto Gian Giacomo Feltrinelli. Non posso polemizzare ulteriormente con Chiara Daniele per la semplice ragione che non ha sollevato nessuna argomentazione contro di me, ma mi ha «solo» accusato di «ignoranza» senza specificarne la natura.      .
lo invece devo accusarla di sfrenata ritrosia perché lei, sapendo tutto, comprese le morti misteriose del XX secolo - a partire da quella di Gian Giacomo Feltrinelli - tiene segrete questa ed altre verità, che invece sarebbero utilissime per ristabilire la storia.
Nel 1993 sono stato all'archivio dell'ex Cornintern per due mesi.
Delle ricerche e dei ritrovamenti effettuati fra fine maggio e fine giugno ho già parlato. Rimane ora da chiarire di cosa mi sono interessato nella seconda permanenza, tra fine agosto e fine settembre.
Si tratta di tre filoni di ricerca: 1) L'atteggiamento dei comunisti durante la Resistenza; 2)          La nascita, la formazione e l'autoscioglimento del partito dei cattolici comunisti (Franco Rodano);  3) La genesi, l'affermazione e l'esaurimento del P.d.A. anche attraverso l'evoluzione dei suoi gruppi dirigenti.
Queste analisi appartengono ai funzionari dell' Ambasciata sovietica a Roma. Le loro missive erano dovute alle ricerche dei funzionari sovietici in Italia ed erano frutto di un lavoro collettivo. Queste analisi venivano inviate a Mosca contemporaneamente al Ministero degli Esteri e all'apparato del CC del PCUS, dai corrispondenti gangli dello stato sovietico.
A volte, anzi spesso, c'era la sovrapposizione degli organismi che per questioni personali, come nel caso della ex nuora di Luigi Longo. Sovrapposizione che, in questo caso, viene a configura quasi come un contrasto fra Palmiro Togliatti e il suo vice Luigi Longo.
Quelli che qui si leggono sono i primi giudizi storico-politici su questi raggruppamenti politici di parte sovietica e in questo consiste il loro valore.
La storiografia su questi aspetti storico-politici ha fatto passi da gigante. Basti pensare alla ormai classica Storia del PCI in diversi volumi, di Paolo Spriano, alla Storia del Partito d'Azione di Giovanni  De Luna e a La sinistra cristiana di Francesco Malgeri.
Le note su questi (e altri) partiti dei funzionari dell' Ambasciata sovietica sono i primi tentativi compiuti. Sono quindi basate su informazioni riservate o articoli giornalistici e per di più sono viziate da visioni della scolastica marxista che essi avevano studiato a Mosca.
Nel caso del P.d.A. esse sono viziate da una incipiente guerra fredda o addirittura da informazioni faziose, come nel caso di Leo Valiani definito tout court «trotskista».
Immagino quante risate devono essersi fatti a Mosca i dirigenti del KGB su queste definizioni, assolutamente infondate. Infatti, uomini come Parri, Valiani, Lussu, La Malfa erano davvero navigatori di lungo corso che per esperienza e intelligenza surclassavano nettamente  i loro indagatori sovietici, i quali non erano altro che modesti  burocrati.
E comunque questi giudizi ci restituiscono il pathos del momento storico, le concezioni che animavano i loro estensori, il clima della messaggistica che inviavano ai loro superiori di Mosca. Oggi, tante ricerche e riflessioni, possiamo anche sorridere di molti giudizi ma all'epoca c'erano milioni di persone che erano morte e continuavano a morire in omaggio a certi ideali ...
Era appunto questo quello che mi attraeva in questi documenti che mi faceva riflettere quando uscivo in strada dopo una giornata trascorsa in archivio e notavo lo scompiglio dei prezzi e dell'ordine pubblico.
E poi sentivo ogni giorno di più il maturare di una crisi risolutiva fra le forze del parlamento di tipo sovietico e le forze oscure che stavano dietro a El'cin. Lo scontro finale avvenne una settimana dopo la mia partenza. El'cin mise in campo le forze speciali dotate di granate perforanti  multiple e a gas, che fecero strage dei difensori della «Casa bianca».
Parteciparono a questi scontri anche milizie popolari, armate segretamente, come quella guidata da K.K. che ho ricordato nel corso dei miei incontri.
Quante furono le vittime non è mai stato detto. Ma posso affermare che furono parecchie migliaia.
Con il 4 ottobre 1993 finiva una fase della storia russa: finiva con una tragedia. C'ero anch'io
                                                               
   
                    Renato Risaliti
                                                                          








 ----Messaggio originale----
Da: ankrasikov@gmail.com
Data: 28/05/2013 20.51
A: "rrisaliti@libero.it"<rrisaliti@libero.it>
Ogg: Re: I: foto in allegato

Carissimo Renato,
con tutti i miei pensieri e con una grande gioia saro'  accanto a te` alla presentazione del "Zibaldone moscovita". Nemmeno migliaia di chilometri possono impedire di sentirci vicini.   
Tanti, tanti auguri!  L'Associazione culturale Prometeo Pistoia ci ha fatto veramente 
un bel regalo.
Tuo
Anatoly Krasikov
                                                 

venerdì 10 maggio 2013

Carlo O. Gori. Miei libri in importanti biblioteche estere. 3. Bibliothèque nationale de France, Paris 4. Württembergische Landesbibliothek, Stuttgart 5. The International Institute of Social History (IISH) Amsterdam

Carlo O. Gori. Miei libri in importanti biblioteche estere. 3. Bibliothèque nationale de France, Paris 

Continuo in questo post la pubblicazione, a seguito di mie, sommarie (e spesso casuali) ricerche recenti (ad. es. solo ora mi sono accorto, consultando per altre mie ricerche l’Online Computer Library Center-OCLC, che un mio libro – Le riviste del Sessantotto - è stato tradotto in francese…), di notizie sulle  biblioteche e istituti culturali che possiedono alcune mie monografie a carattere storico-bibliografico.
Dopo la segnalazione, a questo riguardo, dei cataloghi di alcune fra le più importanti biblioteche italiane, sono passato a segnalare quelli delle maggiori biblioteche estere  ed è questa la volta, dopo gli Stati Uniti (Library of Congress) e la Gran Bretagna (British Library), delle maggiori, o significative, biblioteche francesi, tedesche, olandesi, ecc.
Ora segnalo qui la  Bibliothèque nationale de France, la Württembergische Landesbibliothek, di Stoccarda e l'International Institute of Social History (IISH) - di Amsterdam.
Non è per vanagloria che lo faccio, perché so benissimo che non si tratta di libri di capitale importanza nelle storiografia o letteratura mondiale….ci mancherebbe… ma alcuni di loro sono in argomenti specifici divenuti dei reference books a livello internazionale ed anche di questo mio “tramandarsi ai posteri” per mezzo di scritti, per quanto, per materie, “limitati” e “circoscritti” possano essi essere, sono solo un po’ legittimamente orgoglioso!!! Sono contento soltanto pensando al fatto che forse essi abbiano potuto aiutare qualcuno nelle sue ricerche, sia in Italia che all’Estero. Il fatto è che per me questo momento della vita, è un periodo dedicato, più che agli scritti (libri o articoli) ed alla parola (convegni), allo studio e ricerca e quindi di letture e anche di (ri)letture, di ripensamenti, e senza trascurare l’osservazione e la valutazione quello che mi “passa accanto”. 
Oggi,  è per me, quindi, un periodo di ripensamento del passato e cioè anche di bilanci.  Ogni tanto ….ci vuole!!!


                                                       Carlo Onofrio Gori


La Bibliothèque nationale de France (BnF)


E’ la biblioteca più importante di Francia ed una delle maggiori d'Europa e del mondo. Col suo status d'istituzione pubblica, ha la sede principale a Parigi nel quartiere di Tolbiac (XIII arrondissement), nel sito denominato François Mitterrand. La sede storica della biblioteca si trova in rue Richelieu, nel II arrondissement di Parigi. Le collezioni fisiche dell'istituzione sono stimate in trenta milioni di volumi, ma essa è conosciuta anche per la biblioteca digitale Gallica, formata per lo più da documenti informatizzati sotto forma di immagini. Gallica ora si sta evolvendo con il più impegnativo progetto Europeana che fornisce i libri anche in formato testo tramite OCR. La Bibliothèque nationale de France (BNF) ebbe origine dalla biblioteca reale, costituita al Louvre da Carlo V. Tuttavia, solo con Carlo VIII la biblioteca reale conobbe una certa stabilità gestionale e patrimoniale, senza dispersioni di fondi. La biblioteca, dapprima trasferita a Blois e a Fontainebleau, ritornò a Parigi nel 1568. Un notevole impulso al suo sviluppo si ebbe sotto il regno di Luigi XIV, per poi venire aperta al pubblico nel 1692. Dopo numerosi traslochi, la collezione bibliotecaria venne trasferita nel 1720 in rue Richelieu (l'attuale "site Richelieu"). Divenuta Biblioteca Nazionale, poi Imperiale coi vari cambiamenti di regime susseguitisi in Francia a partire dal 1789, nel 1868 venne trasferita negli edifici costruiti da Henri Labrouste, per poi spostarsi definitivamente negli anni 1990 nel nuovo sito di Tolbiac. Lo sviluppo dell'istituzione è segnato dai numerosi spostamenti delle collezioni; l'ultimo e più importante è stato accompagnato da un ampliamento delle superfici occupate, tramite la costruzione di nuovi edifici, l'annessione di strutture preesistenti e, d'altra parte, l'immagazzinamento nel sottosuolo (sito Richelieu) o in sopraelevazione (sito Tolbiac). Nel corso dei secoli, la biblioteca ha assistito a varie evoluzioni tecniche, delle quali essa ha tenuto conto, a volte con un certo ritardo. Queste evoluzioni hanno portato all'acquisizione dei documenti più disparati. Sono state altresì impiegate tecniche differenziate nella costituzione di cataloghi sempre più complessi (manoscritti e a stampa, schede e, dal 1987, cataloghi informatizzati). In egual modo si è evoluto il suo statuto, con la trasformazione da biblioteca del sovrano a servizio dello Stato fino a diventare un'istituzione pubblica autonoma. La Biblioteca ha inoltre diversificato la propria attività, con l'organizzazione di mostre e di altri eventi culturali quali convegni. Ha inoltre sviluppato iniziative di cooperazione con altre biblioteche, prima nell'ambito della rete francese, poi all'estero. Quella della Biblioteca è soprattutto una storia di accrescimenti successivi delle collezioni. Il deposito legale, esteso nel tempo a differenti tipi di documenti, è la principale fonte di accrescimento. La BNF ha beneficiato altresì di numerosi lasciti, a volte di singole donazioni ma assai spesso di collezioni avanzate. Gli scambi di pubblicazioni rappresentano un'altra fonte di incremento del catalogo, in particolare nell'ambito delle pubblicazioni estere. A ciò si aggiungono gli acquisti (nuove opere, ma talvolta anche vendite all'asta di documenti rari). Questi accrescimenti tramite acquisto sono stati più o meno significativi a seconda delle epoche, in funzione dei crediti accordati alla Biblioteca. La BNF ha beneficiato occasionalmente anche dei proventi di confische, in particolare durante la Rivoluzione francese. La biblioteca ha in tal modo ricevuto interi fondi provenienti soprattutto da abbazie, collegi e università soppresse, in gran parte parigini. Donazioni sono state fatte anche da paesi vicini. A partire dal 1988 la Biblioteca nazionale entra in una fase di importanti mutamenti. Il 14 luglio François Mitterrand, su consiglio di Jacques Attali, annuncia la costruzione di una fra le maggiori o della maggiore e moderna biblioteca del mondo ... (che) dovrà coprire tutti i campi del sapere, essere a disposizione di tutti, disporre delle tecnologie più moderne di trasmissione dei dati, poter essere consultabile a distanza e entrare in relazione con altre biblioteche europee. Il luogo prescelto si trova nel nuovo quartiere Tolbiac (XIII arrondissement di Parigi), nel cuore della ZAC Rive-Gauche, all'epoca la principale area di rinnovo urbano della città. Viene adottato il progetto architettonico di Dominique Perrault. La nuova Biblioteca nazionale di Francia apre le sue porte al pubblico il 20 dicembre 1996 e, dopo il trasferimento della maggior parte delle collezioni dalla rue Richelieu, accoglie i suoi primi ricercatori nell'ottobre 1998. La Bibliothèque nationale de France è un'istituzione pubblica sotto tutela amministrativa del ministero della cultura (decreto 94-3 del 3 gennaio 1994). In qualità di biblioteca nazionale, la sua missione è di costituire collezioni, in particolare nell'ambito del deposito legale, di tutelare la loro conservazione e promuovere il loro accesso al pubblico. Essa produce un catalogo di riferimento, coopera con istituzioni simili a livello nazionale e internazionale e partecipa a programmi di ricerca. La sezione Haut-de-jardin (sopra il livello del giardino) della sede Tolbiac è accessibile a tutti i maggiori di sedici anni dietro assolvimento di un diritto di entrata, che può essere per accesso singolo oppure in forma di abbonamento annuale. La sezione Rez-de-jardin (Livello del giardino) e le sale di lettura delle altre sedi sono utilizzabili solo previo accreditamento per motivi di ricerca e mediante pagamento (carta quindicinale o annuale). Alcune categorie, in particolare gli studenti, possono tuttavia essere esonerati o pagare una tariffa ridotta. La BNF assicura la raccolta del deposito legale con l'aiuto dei poli regionali di deposito, dell'Institut national de l'audiovisuel e del Centre national de la cinématographie. Essa è la maggiore depositaria dei documenti raccolti a questo titolo, che costituiscono la maggior parte del patrimonio. Occorre precisare che, mentre la BNF è depositaria di libri e di altri stampati, il deposito legale dei fumetti viene effettuato Centre national de la bande dessinée et de l'image (CNBDI) di Angoulême. La BNF ha una lunga tradizione di mostre incentrate sul suo patrimonio, ma spesso completate da apporti esterni. Dopo la costituzione dei nuovi locali pubblici, essa ha rafforzato l'attività di accoglimento di manifestazioni scientifiche, come convegni, conferenze o, più raramente, proiezioni e concerti. La BNF è anche una casa editrice che pubblica principalmente cataloghi delle sue collezioni, cataloghi di mostre e documenti inediti, anche in collaborazione con editori privati. La BNF assicura la pubblicazione di due periodici: Chroniques de la Bibliothèque nationale de France (disponibile all'indirizzo chroniques.bnf.fr) informa i lettori della vita della biblioteca; la Revue de la Bibliothèque nationale de France, succeduta alla Revue de la Bibliothèque nationale, comprende articoli sulla storia della biblioteca e delle sue collezioni, come anche sulla storia delle biblioteche e dei media in generale. La BNF prevede fra le sue missioni la cooperazione con le altre biblioteche francesi. Essa ha rapporti privilegiati con altre biblioteche chiamate "poli associati" della BNF. Essi possono essere di due tipi: i poli regionali di deposito legale, in ogni regione metropolitana e d'Oltremare, ricevono i libri depositati dagli stampatori. I poli di condivisione documentaria, 47 (25 in Île-de-France, 22 in provincia) strutture convenzionate con la BNF. Esse s'impegnano, con l'aiuto di quest'ultima, nell'acquisizione e nella conservazione di collezioni complementari a quelle della BNF, riguardanti un ambito definito. Spesso, più biblioteche di una stessa città formano insieme un polo di condivisione documentaria; a Brest, ad esempio, la biblioteca municipale, l'SCD (Service Commun de Documentation) dell'Università della Bretagna Occidentale e il centro di documentazione dell'IFREMER (Institut français de recherche pour l'exploitation de la mer) formano il polo associato per l'oceanografia. Oltre a collaborare a questa rete, la BNF assicura la fornitura di notizie bibliografiche a varie biblioteche. In cambio, la BNF gestisce il catalogo collettivo di Francia, che raggruppa BN-Opale Plus (vedi qui di seguito), il SUDOC (acronimo di Système universitaire de documentation: catalogo collettivo delle biblioteche universitarie francesi) e alcuni fondi antichi o particolari di biblioteche municipali. La BNF svolge inoltre un ruolo di formazione professionale, che si traduce nell'accoglimento di stagisti, nell'organizzazione di giornate per professionisti e nella diffusione di norme bibliografiche. La BNF intrattiene relazioni con altre biblioteche e istituzioni all'estero. La più nota è la partecipazione alla "Biblioteca europea", una biblioteca virtuale organizzata congiuntamente da varie biblioteche europee. Questo raggruppamento ha dato vita all'iniziativa per una "biblioteca elettronica europea", progetto che vede associata la maggior parte delle biblioteche nazionali del continente, benché il Regno Unito se ne sia dissociato. La BNF fornisce il suo sostegno a biblioteche di altri paesi, in particolare dell'Africa francofona e dell'America meridionale. Partecipa infine alla Federazione internazionale delle associazioni e istituzioni bibliotecarie (IFLA), all'interno della quale la BNF partecipa ai gruppi di lavoro sulle norme di catalogazione e nello specifico è stata incaricata di coordinare il programma PAC (preservation and conservation), consacrato alla conservazione e alla salvaguardia dei documenti antichi o fragili. La Bibliothèque nationale de France è amministrata da un consiglio d'amministrazione di cui fanno parte rappresentanti dei ministeri di tutela amministrativa, membri del mondo della ricerca scientifica, rappresentanti del personale e due rappresentanti dell'utenza (uno per l'Haut-de-jardin e uno per le biblioteche di ricerca). Il consiglio d'amministrazione è assistito da un consiglio scientifico avente un ruolo di consultazione. Il presidente della BNF, nominato per decreto ogni tre anni con mandato rinnovabile una sola volta, dirige la struttura con l'assistenza di un direttore generale e di alcuni direttori generali aggiunti. L'attuale presidente è Bruno Racine. I servizi della biblioteca sono ripartiti in tre direzioni e quattro delegazioni. La direzione delle collezioni (DCO) tratta le collezioni e assicura i servizi al pubblico: È divisa in dipartimenti documentari (vedi lista di seguito);La direzione dei servizi e delle reti (DSR) è incaricata di funzioni trasversali che interessano tutti i dipartimenti documentari e altre azioni che impegnano l'insieme delle biblioteca. Comprende vari dipartimenti: L'Agenzia bibliografica nazionale stabilisce la bibliografia nazionale francese, arricchisce il catalogo e mantiene il vocabolario controllato RAMEAU. Il dipartimento della biblioteca digitale si occupa di costituire una biblioteca digitale partendo dai documenti della BNF o di istituzioni partner. La sua attività principale consiste nell'alimentare Gallica. Il dipartimento della conservazione assicura la conservazione e il restauro dei documenti, gestendo anche i servizi tecnici le sedi distaccate di Bussy-Saint-Georges e Sablé-sur-Sarthe.Il dipartimento della cooperazione è incaricato dei rapporti con le altre biblioteche francesi e gestisce il Catalogue collectif de France. Il dipartimento del deposito legale riceve gli stampati dagli editori e dalle tipografie, mentre i supporti particolari sono direttamente ricevuti e trattati dai dipartimenti specializzati (ad esempio, il dipartimento di musica riceve il deposito legale delle partizioni). Il dipartimento della riproduzione è incaricato di riprodurre i documenti della biblioteca, sia per trasferirli su supporti meno fragili (microforma o, più spesso, supporto digitale) sia per soddisfare la richiesta di un lettore o di un cliente esterno (servizi a pagamento). Il dipartimento dei sistemi d'informazione si occupa dell'aspetto tecnico dei cataloghi, dell'intranet della BNF, delle postazioni pubbliche e dei servizi a distanza. La direzione dell'amministrazione e del personale (DAP) raggruppa i servizi indispensabili al funzionamento quotidiano dell'insieme della struttura (risorse umane, finanze, mezzi materiali). Le delegazioni dipendono direttamente dal direttore generale: delegazione alla strategia, delegazione alle relazioni internazionali, delegazione alla diffusione culturale, che si occupa tra l'altro di tutte le manifestazioni (mostre, convegni, letture.), delegazione alla comunicazione…

da Wikipedia.it

Carlo O. Gori. Miei libri in importanti biblioteche estere. 4. Württembergische Landesbibliothek, Stuttgart












                                                       






                                       COG








Qui sotto i miei libri acquisiti e conservati dalla Bibliothèque nationale de France:




Carlo O. Gori. Miei libri in importanti biblioteche estere. International Institute of Social History (IISH) - Internationaal Instituut voor Sociale GeschiedenisAmsterdam






L'Istituto Internazionale di Storia Sociale (IISH) di Amsterdam è il maggiore centro di documentazione e di ricerca al mondo nel campo della storia economica e sociale e  fa parte della Reale Accademia delle Arti e  delle Scienze dei Paesi Bassi.
Istituto scientifico indipendente fondato nel 1935 da Nicolaas Posthumus  fin dalla sua fondazione nel 1935, l'Istituto si è dedicato alla raccolta, alla conservazione  e a favorire la utilizzabilità del patrimonio dei movimenti sociali di tutto il mondo. Ha grandi archivi  (circa 50 km) che ospitano le carte di varie organizzazioni sociali internazionali, tra cui carte di Rosa Luxemburg, Friedrich Engels e Karl Marx (con il manoscritto di Das Kapital). Presso l’IISG sono conservati numerosi Archivi personali  come ad esempio (fra molti altri) le collezioni di giornali di Diego Abad de Santillan, Alexander Atabekian, Angelica Balabanoff, Bernt Carlsson, Ruth Fischer, Emma Goldman, Rudolf Hilferding, Karl Kautsky, Gustav Landauer, Arthur Lehning, Max Nettlau, Theodor Liebknecht, Toma Sik, Andre Gunder Frank e Leon Trotsky.
Conserva molti Archivi istituzionali, tra i quali gli archivi del russo Partito socialista rivoluzionario, la Rote Armee Fraktion e la Confederazione internazionale dei sindacati liberi (ben oltre 200 metri). Negli ultimi decenni l'istituto ha acquisito l'archivio di Greenpeace e Amnesty International. Un'istituzione correlato sono le Archivio svizzero sociali a Zurigo. ze dei Paesi Bassi.
Quando nel 1940 i tedeschi invasero l'Olanda, l’IISG trasferisce più preziosi archivi a Londra, ma la maggior parte vennero  trasportati  dagli occupanti in Germania. La maggior parte dei documenti sono stati riscoperti ad Hannover nel 1946, e alcune altre raccolte in archivi di Mosca nel 1991. Essi sono stati successivamente restituiti ad Amsterdam. 
Nel 1989 l'Istituto Internazionale di Storia Sociale si è trasferito nella nuova sede: un vecchio magazzino al Cruquiusweg nella parte orientale di Amsterdam.



                                                 COG



















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