venerdì 18 settembre 2015

Golpe in Burkina Faso: continuano le pratiche neocolonialiste francesi in Africa ?

Neocolonialismo francese in Africa ?

Esempio, in questi giorni  - secondo alcuni avvertiti commentatori di vicende internazionali - del riproporsi di comuni e inveterate pratiche di mantenimento del neo-colonialismo francese in Africa: Burkina Faso, colpo di stato (appunto probabilmente promosso dai francesi...) dei militari della guardia presidenziale fedeli all'ex presidente-dittatore Compaorè (nella foto qui con Hollande), destituito un anno fa (2) (https://www.youtube.com/watch?v=g-vPnNbYbswda un moto popolare e rovescia l'attuale pre­si­dente della tran­si­zione Kafando che doveva portare il Paese alle prime ele­zione demo­cra­ti­che dopo 30 anni di dit­ta­tura: la gioventù burkinabè chiede aiuto su Facebook. Vedremo nei prossimi giorni come si svilupperà questa preoccupante situazione che nuovamente  investe un Paese dell'Africa francofona. 
Blaise Compaorè fu il traditore che nel 1987 organizzò il golpe (con l'appoggio di Francia, Stati Uniti d'America e militari liberiani) che rovesciò il governo del grande rivoluzionario panafricano Thomas Sankara (1949-1987) e uccise l'ex-compagno d'armi di cui era stretto collaboratore.
Volete in soldoni, e fra tanti,un esempio di pratiche neocolonialiste francesi in Africa? La vicina Costa d'Avorio, il principale produttore mondiale di cacao, ottenne l'indipendenza nel 1960 sostanzialmente a patto che vendesse il cacao esclusivamente alla Francia al prezzo stabilito dai francesi con la conseguenza (ad es.) che in tutta la Costa d'Avorio (ripeto: il principale produttore mondiale di cacao!!!) non esiste ancora oggi una sola fabbrica di cioccolata e che se uno vuol mangiarne lì una barretta deve mangiare esclusivamente la cioccolata importata solo dalla Francia al prezzo (alto) voluto dai francesi. Qualche anno fa un governo ivoriano liberamente eletto cercò di mettere in discussione questo stato di cose, ma i francesi - era presidente Sarkosi, ma anche con Hollande cambiano i fattori ma il prodotto non cambia - riuscirono a farsi dare un mandato dell'Onu "per riportare l'ordine nel Paese" https://www.youtube.com/watch?v=qT59Whjfu7w
Il governo ivoriano liberamente eletto venne rovesciato oltre che dai francesi anche con l'aiuto, appunto, dei militari del Burkina Faso del dittatore Compaorè al soldo dei francesi. Thomas Sankara venne ucciso perchè voleva cambiare questo stato di cose. Quando si pensa alle odierne "emigrazioni selvagge" dall''Africa in Europa, bisogna pensare anche a questo stato di cose. E quello che è accaduto in Costa d'Avorio accade in vari paesi francofoni ex-colonie, come, appunto, continua ad accadere oggi in Burkina. 
                                                                               
                                                                        COG

Note: 

1)  http://www.polisblog.it/post/358113/burkina-faso-colpo-di-stato-militare-saltano-le-elezioni

2) Centinaia di migliaia di persone in Burkina Faso hanno costretto il vecchio capo filo-imperialista, presidente Blaise Compaore, a rassegnare le dimissioni con manifestazioni di massa e rivolte in diverse città del Paese dell’Africa occidentale. Compaore prese il potere con un colpo di Stato, supportato dai francesi, il 15 ottobre 1987, contro il leader rivoluzionario pan-africanista e socialista Capitano Thomas Sankara. Diversi partiti e movimenti politici che cercano di recuperare l’eredità di Sankara erano assai presenti nei disordini culminati il 30 ottobre, quando migliaia di persone assaltarono il palazzo del parlamento incendiandolo. Il corpo legislativo aveva deciso di votare una mozione per estendere i 27 anni di dominio di Compaoré, che pur essendo un militare ha più volte assunto la carica da candidato civile. Compaore ha cercato di riaffermare la sua autorità rifiutando di dimettersi formalmente dalla presidenza fino alla sera del 31 ottobre, quando il Generale Honore Traore annunciava, dopo la rivolta del 30 ottobre, di assumere il potere e sciogliere il parlamento. Immediatamente i militanti dei vari partiti di opposizione hanno iniziato ad opporsi a Traore. Il giorno seguente, 1 novembre, un altro leader militare pretendeva la carica. Questa volta è il tenente colonnello Isaac Zida, vicecomandante della guardia presidenziale. Le notizie dal Burkina Faso affermano che i militari hanno approvato la guida di Zida. Dopo l’incontro con i diplomatici stranieri, il 3 novembre, Zida ha detto che l’esercito cederà il potere a un’autorità di transizione civile vicina al popolo. Se il capo militare non passa rapidamente a questo proposito, ci potrebbero essere altre violente agitazioni. Le masse chiedono il ritorno al governo civile. Il 1 novembre le forze di opposizione avevano indetto una grande mobilitazione per il 2 novembre, per esigere che Zida ceda il potere. Migliaia sono scesi in piazza e si sono riuniti davanti la stazione televisiva nazionale (RTB) nella capitale Ouagadougou. I manifestanti tentavano di entrare negli studi televisivi, ma furono fermati dall’esercito. I soldati avevano sparato uccidendo una persona. Le notizie indicano che il leader dell’opposizione, signora Saran Sereme, era nella stazione televisiva dicendo che lei e un generale erano pronti a guidare un team di transizione. Sereme poi ha negato tale affermazione e ha detto che vi era stata portata con la forza. L’esercito continuava a sottolineare, il 3 novembre, che non vuole il potere, ma creare le condizioni per una transizione graduale al controllo civile. Tuttavia, le forze di opposizione chiedono un rapido cambio verso figure non militari alla guida del Paese. Il portavoce dell’esercito Barry Auguste ha detto che, a seguito degli scontri del 2 novembre, che “l’esercito non vuole il potere. Ma l’anarchia deve essere fermata. Ogni violazione sarà punita con la massima energia“, in riferimento alla sparatoria alla stazione televisiva. Poi il 2 novembre, dopo aver lasciato gli studi di RTB, la folla si recava a Place de la Nation, dove i tumulti del 30 ottobre provocarono l’assalto al parlamento. Le forze militari hanno eretto barricate per impedire ai manifestanti di avvicinarsi al luogo incendiato. Il Burkina Faso maggiore produttore d’oro in Africa. Storicamente il Burkina Faso, già noto come Alto Volta, era conosciuto come uno Stato agricolo. Negli ultimi anni la produzione di oro e altri minerali come granito, marmo, fosfato, cemento, dolomite e pomice s’è accelerata. Allo stato attuale il Burkina Faso è il quarto maggiore produttore di oro in Africa, con almeno sei grandi miniere in funzione. Tuttavia, le entrate generate dall’esportazione di oro e altri minerali non vengono suddivise presso la maggioranza dei lavoratori, contadini e giovani. Il tasso ufficiale di disoccupazione è del 77 per cento e il Paese è 183.mo su 186 dell’indice del tenore di vita mondiale. Il Burkina Faso ha ancora stretti legami con l’ex potenza coloniale francese. Parigi ha usato il Paese come retrovia delle operazioni contro i ribelli nel nord del Mali. Gli stretti legami con l’industria mineraria non hanno dato alcun beneficiato alla popolazione del Paese. Una delle principali aziende coinvolte nell’estrazione è l’Orezone Gold Corporation di Ottawa, Canada. In uno studio del 2011 dell’Orezone si osserva che il Burkina Faso è al sesto posto come potenziale per la produzione di minerali, compreso l’oro. Orezone è presente nel Paese dalla fine degli anni ’90. Nell’analisi dell’Orezone del 2011 si afferma che: “Abbiamo riconosciuto l’enorme potenziale del Burkina Faso 15 anni fa, quando abbiamo iniziato a esplorare la zona. Anche se abbiamo scoperto più di 10 milioni di once di oro fino ad oggi, e ci aspettiamo di aprire nuove miniere d’oro nei prossimi anni, riteniamo di aver appena scalfito la superficie in termini di potenziale reale. I risultati dell’indagine dimostrano l’impegno nel Burkina Faso nel creare un clima favorevole agli investimenti di aziende come Orezone Gold, e siamo lieti di lavorare in questo Paese“. (Orezone.com, 2011) . I recenti disordini nel Paese avrebbero sospeso la produzione d’oro. Orezone ha rilasciato una dichiarazione il 3 novembre indicando di seguire da vicino la situazione politica alla luce degli interessi economici nel Paese. Il comunicato pubblicato sul suo sito dice che “Orezone Gold Corporation ha bloccato temporaneamente le attività in Burkina Faso fino a quando la situazione politica nel Paese si sarà stabilizzata. Tutto il personale è al sicuro e seguito“. (Orezone.com, 3 novembre) La stessa dichiarazione continua: “Anche se la zona intorno a Bomboré era relativamente calma durante i recenti eventi, atti di vandalismo secondario si sono verificati nel campo Bomboré nel fine settimana. Il nostro staff e la comunità locale di Bomboré, compresi polizia e rappresentanti locali, sono stati di grande aiuto riguardo la sicurezza dei nostri dipendenti, del campo e dei nostri sforzi per continuare a sviluppare il progetto; per questo ne siamo grati”.
L’eredità di Sankara é ancora attuale. Durante la sua presidenza, il Capitano Thomas Sankara (1983-1987), leader del Burkina Faso, sostenne la cancellazione del debito internazionale che gli Stati africani sono obbligati a pagare a causa del retaggio del colonialismo e del neocolonialismo. Sankara avviò politiche volte alla produzione locale di cotone e altre materie prime per il consumo interno. Il Burkina Faso non ha sbocchi sul mare, ed è essenziale sviluppare legami commerciali in collaborazione con i Paesi confinanti. Tuttavia, gli imperativi delle multinazionali degli Stati imperialisti è sfruttare le risorse naturali e il lavoro degli Stati africani, senza migliore le condizioni della maggioranza delle popolazioni di questi Paesi. Sankara tentò di costruire organizzazioni di massa e gruppi di studio marxisti nel Paese. I suoi sforzi furono compromessi dalla Francia e del suo principale alleato regionale dell’epoca, la Costa d’Avorio allora guidata dal presidente Felix Houphouet-Boigny. Negli ultimi mesi, agitazioni e scioperi della classe operaia sono aumentati in Africa occidentale. In Ghana, a sud del Burkina Faso, uno sciopero generale ha riguardato lavoratori del petrolio, maestri ed altri dipendenti del settore pubblico, avviando azioni legali da parte del governo per costringere i lavoratori a ritornare al lavoro. Ghana e Burkina Faso sono stati lodati per l’aumento dei tassi di crescita economica. Tuttavia, se i profitti derivanti dalla produzione di oro e altri minerali strategici non sono condivisi con il popolo, classe operaia e gioventù continueranno a manifestare e a scioperare contro il dominio neo-coloniale. 
Abayomi Azikiwe Global Research, 4 novembre 2014




            
                            
                Carlo Onofrio Gori




Su Sankara vd. qui mio precedente articolo: http://goriblogstoria360.blogspot.it/2013/10/co-gori-onore-al-comandante-thomas.html









Filmati 








https://www.youtube.com/watch?v=W8Dg5a-FlW0

https://www.youtube.com/watch?v=GPCNq-T7yDY





giovedì 10 settembre 2015

La Siria e ..."i russi"... per "dirla tutta"...

La Siria e ..."i russi"...

Per riassumere e per "dirla tutta": in molte delle attuali e scandalizzate notizie di fonte occidentale circa "i russi in Siria", si scopre l'acqua calda: ci si dimentica di sottolineare che i russi sono in Siria già dai tempi dell'Urss, avendo due basi a Tartous e Latakia, per inciso in piena regione (di cui sono le due città principali) abitata quasi esclusivamente dall'evoluto gruppo religioso alawita (musulmani di lontana derivazione sciita considerati al di fuori dell' Islam dalla maggioranza sunnita), l'unica  regione relativamente tranquilla nella Siria d'oggi,  a cui appartiene la famiglia Assad al potere in Siria  dal 1971 quando il col. Hafez Assad  (padre dell'attuale Presidente  Bashar Assad) riuscì a prendere il controllo del progressista e preminente Partito Baath siriano ed a giungere così alla Presidenza del Paese e appunto concedendo, tra l'altro, quelle basi ai sovietici.
Penso che la cosiddetta "primavera araba" di Siria che ha portato la devastante guerra in quel Paese sia stata provocata in gran parte dall'esterno dando armi e "fiato" a preesistenti (ma di per sé sostanzialmente impotenti) opposizioni locali - come nel caso poi del Maidan di Kiev e nel caso libico - da parte degli Usa (soprattutto da alcuni inamovibili "poteri forti" impermeabili a qualsiasi cambiamento presidenziale di quel Paese e della finanza internazionale) e di altri, proprio per "sloggiare" dalla Siria i russi - come dall'Ucraina il legittimo governo filo-russo - e finendo nel caso siriano per "istituire" l'Isis, tra l'altro - a parte le centinaia di migliaia di morti in quel Paese - finendo oggi, di conseguenza, per alimentare fortemente uno dei più grandi flussi migratori visti nella Storia.
Secondo me l'unica "novità vera" d'oggi infatti sarebbe costituita solo dalla partecipazione, diretta e massiccia, e per me auspicabile, di truppe russe ai combattimenti a fianco delle truppe di Assad ed il conseguente invio ed uso da parte anche di quest'ultime di armi di ultimissima generazione.
Su questo però si attendono notizie più consistenti visto che ufficialmente i russi, dal canto loro, smentiscono, ma, come ho detto, non troverei niente da scandalizzarmi: l'Isis ed il terrorismo islamista contiguo, vanno combattuti ed in Occidente nessuno si decide veramente a farlo ed inoltre si spiazzerebbe da parte russa l'equivoco del presunto preannunciato intervento anti-Isis di Francia e GB (o se si preferisce UK) che - sulla falsariga di quanto hanno già fatto i Turchi di Erdogan nei confronti dei Curdi - farebbero finta di combattere l'Isis, ma nella realtà combatterebbero Assad (dittatore forse, ma nel suo Paese fattore di equilibrio: era ed è appoggiato a tutt'oggi dalle comunità alawita, sciita, drusa, cristiana, curda e di parte di quella sunnita) che attualmente, insieme alle milizie iraniane e sciite ed ai Curdi, è l'unico che combatte veramente l'Isis ed il terrorismo islamista.
E meno male che anche in Occidente qualcuno (Grecia e Austria), ma solo ora, a quanto pare, se ne sta accorgendo: 


http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=8&pg=12589

Possibile che per il resto dell'Occidente, a quanto pare, il "problema vero" laggiù, sia ancora, non tanto quello dei tagliagole islamisti del Califfato e dintorni, quanto quello di Assad e Putin???


P.S. 

L’attuale “clamorosa”  disponibilità della signora Merkel verso i profughi siriani, come ho già scritto su FB, è per me inquadrabile nella categoria della "carità pelosa" (in Germania hanno, per il loro mercato, secondo loro stesse stime in giro confermate, bisogno di 2 milioni di manodopera qualificata – che hanno individuato nei siriani – e che ora al loro interno non hanno. 

Questa preferenza tedesca per i profughi di guerra siriani rispetto a tutti gli altri migranti provenienti da paesi diversi, siriani scampati, è bene sottolinearlo, ad una devastante guerra non voluta da Assad ma imposta e innescata  in quel Paese dall'esterno - indirettamente testimonia, tra l'altro, del buon lavoro svolto nel tempo dal regime socialista baathista siriano in campo scolastico e professionale.


         
                                            


                                       Carlo Onofrio Gori




Questo articolo è riproducibile parzialmente o totalmente previo consenso o citazione esplicita dell'Autore.

Seconda Guerra Mondiale. Forse non tutti sanno che...: le Isole britanniche del Canale della Manica furono l'unica parte di territorio britannico occupate dalla Germania durante la Seconda Guerra Mondiale

Forse non tutti sanno che…

le Isole britanniche del Canale della Manica (Channel Islands: Jersey, Guernsey e altre minori, alle dipendenze della Corona Inglese, pur non essendo direttamente dipendenti dal Parlamento del Regno Unito) furono l'unica parte di territorio britannico occupate dalla Germania durante la Seconda Guerra Mondiale tra il 30 giugno e il 4 luglio 1940 e furono fra gli ultimi territori europei sotto occupazione nazista ad esser liberati, tra l'8 e il 16 maggio 1945!: da notare che la fine della guerra in Europa fu festeggiata in seguito alla resa tedesca il 9 maggio 1945… .
Essendo le isole vicine alla Normandia, in vista dell’imminente occupazione militare tedesca (il 14 giugno Parigi venne occupata dalle truppe tedesche e la  Francia capitolò il 25 giugno). il  governo britannico le aveva smilitarizzate ed aveva evacuato i  Luogotenenti Governatori rappresentanti della Corona britannica  il 21 giugno, lasciando in carica le amministrazioni locali per gestire gli affari correnti come meglio avrebbero potuto sotto gli occupanti.
Comunque già prima dello sbarco tedesco molti giovani erano già partiti per unirsi alle forze armate britanniche. Nelle isole principali 6.600 su 50.000 abitanti lasciarono Jersey mentre 17.000 su 42.000 abbandonarono Guernsey fra loro migliaia di  bambini che vennero evacuati dalle loro scuole con destinazione Inghilterra e  Scozia.
Nelle isole minori la popolazione di Sark in gran parte rimase dov’era mentre nell’isola di Alderney  fuggì tutta la popolazione, salvo sei persone
L'occupazione tedesca di 1940-1945 fu dura: oltre 2.000 isolani furono deportati dai tedeschi, gli ebrei lì residenti furono mandati nei campi di concentramento ed i Bobbies britannici dovettero aiutare gli  occupanti nazisti nel radunare la popolazione ebraica, ma ci furono anche accuse di collaborazionismo.
In Alderney, i tedeschi costruirono poi quattro campi di concentramento, gli unici lager nazisti sul territorio britannico in cui oltre 700 persone su circa 6.000 prigionieri morirono mentre in altre isole a causa della distruzione di documenti, non fu possibile stabilire quanti, e come, molti lavoratori forzati perirono.
Fra i prigionieri deportati nelle Isole dall’esterno per costruire lì fortificazioni ci furono molti spagnoli già rifugiati della guerra civile spagnola, catturati in Francia, e più tardi vi vennero trasferiti prigionieri russi e dell'Europa Centrale.
Nel corso dei cinque anni di occupazione tedesca gli abitanti rimasti soffrirono varie privazioni, in particolare negli ultimi mesi, quando la popolazione rischiò seriamente di morire di fame. In seguito ad intensi negoziati nella neutrale Svizzera vennero inviati aiuti umanitari tramite la Croce Rossa internazionale che inviò la nave Vega nel mese di dicembre del 1944.
I tedeschi minarono accuratamente le Isole , con (65,718 mine di cui solo in Jersey); la Royal Navy dopo alcuni saltuari precedenti falliti tentativi di blocco o di sbarco poté effettuare il blocco navale delle isole solo dopo l’ invasione della Normandia del 6 giugno del 1944
Non ci fu  alcun movimento di resistenza nelle Isole del Canale sulla scia di quello avvenuto nella vicina Francia continentale, ciò  è stato attribuito ad una serie di fattori tra cui la separazione fisica delle isole, la densità delle truppe (fino a un tedesco per ogni due isolani), le piccole dimensioni delle isole che precludeva eventuali nascondigli per gruppi di resistenza, e l'assenza della Gestapo fra le  forze di occupazione. Inoltre, come già detto sopra, gran parte della popolazione in età militare si era già precedentemente unita alle orze armate britanniche.
La fine dell'occupazione tedesca iniziò dall'8 maggio 1945, e Jersey e Guernsey vennero liberate il 9 maggio mentre la guarnigione tedesca a Alderney non si arrese fino al 16 maggio, ed fu uno degli ultimi capisaldi dei nazisti in Europa ad arrendersi.
I primi isolani sfollati ritornarono dalla Gran Bretagna, imbarcandosi sulla prima barca a vela disponibile, il 23 giugno, ma  molti degli sfollati Alderney furono in grado in grado di avviare il ritorno solo nel dicembre 1945,: tutti gli isolani sfollati ebbero difficoltà riprendere il contatto con le loro famiglie, dopo ben cinque anni di separazione. 


             
                    



                             Carlo Onofrio Gori



Isole del Canale
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Arcipelago Isole del Canale della Manica. Coordinate: 49°25′N 2°20′W (Mappa). Stato: Corona britannica. Abitanti:  circa 160.000 (2015).
Le isole del Canale (in inglese Channel Islands; in normanno: Îles d'la Manche; in francese: Îles Anglo-Normandes o Îles de la Manche, in bretone Inizi Angl-ha-Norman o Inizi Mor Breizh) sono un gruppo di isole nel Canale della Manica.
Politicamente sono divise tra i baliati di Guernsey e di Jersey, entrambe dipendenze della Corona Inglese, pur non essendo parte del Regno Unito. Esse fanno parte del Ducato di Normandia, perciò Elisabetta II d'Inghilterra è spesso salutata come duchessa di Normandia.
Comunque, conformemente al Trattato di Parigi del 1763 e alla Legge salica, essa non è tecnicamente il duca e governa in qualità di regina.
I governi delle isole rispondevano alla regina in Consiglio, (dove ella veniva tradizionalmente consigliata dal Segretario agli Interni), fino al 2001 quando la responsabilità per le Isole del Canale e l'Isola di Man passò al Dipartimento del Lord Cancelliere. Nel 2003, questo fu sostituito da un Dipartimento degli Affari costituzionali.
Nessuna delle isole ha una rappresentanza nel Parlamento britannico, e gli atti del Parlamento sono estesi alle isole solo per ordine del concilio, dopo consultazione locale.
I loro cittadini posseggono passaporto britannico con la dicitura British Islands anziché United Kingdom.
In base all'Interpretation Act del 1978, essi sono ritenuti come facenti parte delle British Islands, da non confondersi con le British Isles, delle quali sono considerati parte per ragioni storiche[1].
Le isole abitate delle Isole del Canale sono: Jersey, Guernsey, Alderney, Sark, Herm, Jethou, Brecqhou e Lihou. Tutte queste, ad eccezione di Jersey, compongono il baliato di Guernsey; esiste anche una piccola isola abitata, Chausey, a sud di Jersey, che appartiene alla Francia ed è poco conosciuta.
Queste isole erano originariamente parte delle terre francesi possedute dal Duca di Normandia. Nel 1066 il duca Guglielmo il Conquistatore invase e conquistò l'Inghilterra, divenendone il monarca. Nel corso degli anni, il resto delle terre francesi del monarca venne perso e ora rimangono solo le isole del Canale.
Durante la seconda guerra mondiale furono occupate dalla Germania nel 1940. Furono gli ultimi possedimenti di terra ad arrendersi il 16 maggio 1945.[2]
Victor Hugo passò molti anni in esilio su Guernsey e vi scrisse I miserabili. Guernsey è anche l'ambientazione di un altro romanzo di Hugo, I lavoratori del mare.
Note  Esiste una sottile differenza tra British Islands e British Isles, che in italiano vengono tradotte entrambe con Isole Britanniche. Nel primo caso, in base all'Interpretation Act del 1978, il termine British Islands si riferisce al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, assieme alle dipendenze della Corona: le Isole del Canale di Jersey e Guernsey (incluse anche Alderney, Herm e Sark) e l'Isola di Man. Nel secondo caso invece, con British Isles si intende tutto l'arcipelago, che comprende oltre alle suddette anche l'Irlanda, l'Isola di Wight, le Isole Orcadi, le Isole Shetland, l'Isola di Fair, le Isole Ebridi, le Small Isles, Anglesey, Lindisfarne, le Scille, le Isole del basso Firth of Clyde, Lundy e l'Isola Looe.
^ Nazi Germany Surrenders: February 1945-May 1945, HowStuffWorks.
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Foto dell'occupazione tedesca, alcune delle quali da me pubblicate a corredo dei miei post del 26 agosto 2015 nel gruppo FB Seconda Guerra Mondiale, la Storia


























mercoledì 9 settembre 2015

Centenario (1915-2015) dell’entrata in guerra dell’ Italia (1915) nella Prima Guerra Mondiale (1914-1918) e Settantesimo Anniversario (1945-2015) della fine della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945): “Forse non tutti sanno che…”

“Forse non tutti sanno che…”

Come tutti invece sanno in questo 2015 ricorrono due anniversari storici importanti: il Centenario (1915-2015) dell’entrata in guerra dell’ Italia (1915) nella Prima Guerra Mondiale (1914-1918) ed il 70° Anniversario (1945-2015) della fine della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) Già dagli ultimi mesi dall’anno passato e fino ad oggi, in  gruppi dedicati di Facebook con i quali sono in contatto, ho prodotto vari post, ampiamente illustrati da foto, su questi argomenti in particolare, oltre che su vari eventi bellici non solo italiani, su particolari aspetti politico-diplomatici-militari-sociali di alcuni Paesi in guerra, e poi su corpi e compagini militari e loro dotazioni di armi ed equipaggiamenti, ecc. ecc.
Ripropongo qui, su questo mio blog Goriblogstoria360, magari ampliandoli un po’, solo alcuni di quei post da me già pubblicati su FB in gruppi specializzati ed in particolare quelli riguardanti determinate compagini militari ed episodi bellici meno noti o di interpretazione storica controversa o comunque degni di approfondimenti, (tutti contraddistinti in questo blog dal “Forse non tutti sanno che…”) non escludendo di riproporli, quando essi riguardassero Pistoia e la Toscana, anche nell’altro mio blog Goriblogstoria.
Comincerò intanto dal prossimo post e poi posterò qui, ovviamente di quando in quando, su questi argomenti-bellici.
                                                                                                                                       COG

giovedì 3 settembre 2015

2015: si intensifica la collaborazione politica, economica e militare fra Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese

Collaborazione Russia-Cina: l'Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO)


Oggi 3 settembre 2015 si è svolta una grandiosa parata militare a Pechino: la prima volta, dopo 70 anni, la Cina ha celebrato con una maxi-parata militare l’«anniversario della vittoria nella guerra di resistenza contro l’aggressione giapponese e nella guerra mondiale contro il fascismo». Come non stabilire un parallelo con la colossale parata militare di Mosca del 9 maggio 2015 per il 70° anniversario della vittoria sovietica sul nazismo? In quell'occasione Putin aveva costantemente alla sua destra il presidente cinese XI Jinping, a significare che i rapporti fra Russia e Cina sono ottimi. Le parate militari a quel livello sono sempre un messaggio politico di dimostrazione di forza non solo militare: medesima grandiosità a Mosca e a Pechino, medesimo rifiuto occidentale a partecipare a alto livello, medesimo messaggio rivolto da Mosca e a Pechino (corroborato anche da varie manovre militari congiunte che si sono svolte dal 2003 ad oggi) soprattutto agli Usa ed all'Occidente: decidetevi finalmente a prender buona nota che non siamo più negli anni '90 secolo scorso quando in giro per il mondo facevate quasi impunemente il bello e il cattivo tempo, e che, piaccia o non piaccia, gli equilibri mondiali stanno cambiando, anzi, sono in buona parte già cambiati.
Con la visita di Gorbačëv a Pechino (maggio 1989) veniva sancita la piena riconciliazione dell’Urss con la Cina dopo un dissidio che durava dal 1961 e che si era particolarmente inasprito dal 1969 in poi. Con l’avvento di Putin al vertice della Federazione Russa i rapporti fra Russia e Cina si si sono andati progressivamente rafforzando. 
I rapporti tra Russia e Cina, sono attualmente eccellenti,  favoriti dalla comune necessità di contenere una sempre più aggressiva potenza statunitense. Uno dei capitoli su cui oggi Cina e Russia fanno fronte comune è quello relativo a Siria e Iran.
Si pensa a ragione – visto che ancora nel 2014 malgrado l’avvento degli islamisti e del Califfato Isis in ampie zone della Siria e dell’Irak, l’Occidente era pronto non tanto ad una guerra contro quest’ultimi, ma contro la Siria “laica” di Assad  che la “primavera araba” del 2011 in Siria e la conseguente attuale lacerante guerra – come del resto nel caso lampante  di quella libica che nello stesso 2011 ha portato con il diretto  e dal conseguente coinvolgimento francese e occidentale alla caduta di Gheddafi –   sia stata ampiamente fomentata voluta e sostenuta dall’esterno (Usa, Arabia Saudita, Qatar, Turchia  ecc.) avendo come obiettivo finale, non tanto "l'esportazione della democrazia" quanto l’espulsione della Russia dalle basi siriane di Latakia e Tartous. Recentemente  c’è stata un’intesa americana con l’Iran sul nucleare e del resto al Cremlino non si desiderava un Iran dotato dell’arma nucleare, ma si è consci – visto che non si vuole da parte occidentale trovare un’intesa sulla Siria che permetta di arginare seriamente l’avanzata islamista - che una caduta dei governanti a Damasco o Teheran (che sostiene Assad) rappresenterebbe una vittoria degli USA.
«La Russia – ricordava in una sua lungimirante intervista del 2012 l’ex Ambasciatore a Mosca Sergio Romano (vd. "Internazionale" 10 Giugno 2012)  – è portata a pensare che ogni vittoria americana si traduca nell’allargamento dell’area in cui gli Stati Uniti sono la potenza dominante. E questo non le piace»
Del resto con il golpe (favorito dagli Usa) - dell’Euro-Maidan di Kiev del 21 novembre 2013 che ha portato al rovesciamento del legittimo governo di Viktor Janukovyč con la rivolta degli ucraini filorussi di Crimea e del Donbass e con guerra in Ucraina orientale con le conseguenti sanzioni anti-russe  di Usa ed Europa è finora fallito il progetto, originariamente tedesco, di uno spazio comune fra Europa e Russia “da Lisbona a Vladivostok”  Romano ritiene che sia auspicabile di "”, di  impossibile realizzazione «finché esiste una NATO che è evidentemente strutturata in funzione anti-russa - ricordava sempre l'esperto storico e diplomatico Sergio Romano  nella sua significativa “profetica” intervista del 2012  - «l’Europa è  - in qualche modo prigioniera della NATO ...mentre dovrebbe avere...«una propria politica estera, distinta da quella degli Stati Uniti».
La Cina da parte sua teme, tanto per dirne una, l'attuale intensificarsi in senso aggressivo del rapporto geopolitico e militare tra USA e Giappone.
Attualmente Cina e Russia, insieme ad altri Stati amici, soprattutto ex-sovietici, sono membri dell’ importante Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione - Shanghai Cooperation Organisation, (SCO) o Patto di Shanghai, un'alleanza per la cooperazione fra paesi euroasiatici operante da 12 anni in Asia centrale, la cui rilevanza, specie dal punto di vista geopolitico, è oggi in continua crescita. L'alleanza, sorta come meccanismo per favorire la risoluzione di eventuali dispute territoriali tra i sei paesi aderenti – Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan  e Uzbekistan – è andata progressivamente istituzionalizzandosi, intensificando la cooperazione tra i suoi membri tanto sul piano militare e le questioni di sicurezza quanto in ambiti come quello economico, energetico e culturale. Il piano più rilevante è quello militare e di sicurezza, all’insegna della comune volontà di contrastare tre fenomeni che sono identificati come le principali minacce alla sicurezza regionale: il terrorismo, l’estremismo e  il  separatismo alle quali si sono poi aggiunti gli attacchi informatici provenienti dall'esterno. Il riferimento esplicito e l’enfasi posta su questi tre elementi (sanciti dal primo atto ufficiale dell’Organizzazione, la ‘Shanghai Convention on Combating Terrorism, Separatism and Extremism’) rende peculiare nel suo genere la SCO e sottolinea come la prima preoccupazione dei membri – soprattutto dei due più importanti, Cina e Russia – sia quella di conservare lo status quo territoriale in una regione dove sono particolarmente accesi irredentismi, contrasti etnici e spinte secessioniste, attacchi di gruppi islamisti e dove non mancano ingerenze di potenze esterne agli Stati firmatari.
 La SCO è stata fondata nel 2001 a Shanghai, dai leader di Cina, il Kazakistan, il Kirghizistan, la Russia, il Tagikistan e l'Uzbekistan. Questi paesi, fatta eccezione per l'Uzbekistan erano stati precedentemente membri del Gruppo di Shanghai (Shanghai Five) fondato nel 1996 e già attivo dalla metà degli anni Novanta sul tema della cooperazione nella gestione dei confini; dopo l'inclusione dell'Uzbekistan, nel 2001, il Gruppo decise di istituzionalizzarsi i membri hanno rinominato il patto associativo  in Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO) per la collaborazione politica, economica e militare. Secondo alcuni osservatori statunitensi e occidentali la SCO sarebbe nata con l’intento di contenere e bilanciare la presenza statunitense nell’area centroasiatica: un’interpretazione che si è rafforzata da quando, nel 2005, proprio da un summit della SCO è emersa la richiesta a Washington di calendarizzare il ritiro delle proprie installazioni e dei propri soldati presenti in Asia centrale. Sulla capacità reale della SCO di essere un contrappeso alle ingerenze esterne nella regione, d’altra parte, conta in maniera determinante lo stato di salute delle relazioni bilaterali tra Russia e Cina, nonché il livello generale di coesione tra tutti gli aderenti che a volte non sempre concordano sulle modalità di attuazione della propria politica estera. 
Una rinnovata coesione si è manifestata di recente al summit del giugno 2012, al termine del quale è stato dichiarato che nessuno stato della SCO dovrà entrare in un’alleanza indirizzata contro un altro membro dell’Organizzazione, lasciando intendere una posizione di contrasto rispetto alla NATO e alle mire espansionistiche occidentali nel continente asiatico. Russia e Cina si sono inoltre mostrate concordi sui temi più delicati del panorama internazionale, affermando il netto rifiuto di qualsiasi intervento armato per risolvere la crisi in Siria e quella del nucleare iraniano. 
Sul piano operativo la SCO si è concentrata finora sulla cooperazione militare, tramite la realizzazione di ripetute esercitazioni comuni anche di vasta scala, sulla lotta al terrorismo (dal 2004 è stato istituto un centro regionale per le attività di antiterrorismo, situato in Uzbekistan),  e ancora sulla cooperazione energetica, in quella commerciale e culturale, come sancito tramite la ratifica di un accordo formale nel 2007 (Treaty on Long-Term Good-Nei ghborliness, Friendship and Cooperation). Riguardo alla struttura istituzionale si nota che la Carta della SCO venne approvata nel giugno del 2002, un anno dopo la decisione di istituire l’Organizzazione in essa si stabilì che l'organo decisionale superiore della SCO  è il Consiglio dei capi di Stato che si riunisce in occasione dei vertici che si tengono ogni anno in una delle capitali degli stati membri. L'attuale Consiglio dei capi di Stato è composta da: Vladimir Putin (Russia), Xi Jinping (Cina ), Almazbek Atambayev (Kirghizistan), Emomalii Rahmon (Tagikistan), Islam Karimov (Uzbekistan),  Nursultan Nazarbayev (Kazakistan). Questo è seguito nella gerarchia dal Consiglio dei capi del governo e dal Consiglio dei ministri degli esteri. Il primo approva il budget, discute gli ambiti e lo stato dell’arte della cooperazione multilaterale; il secondo discute le principali questioni dell’agenda politica internazionale e gestisce le relazioni tra la SCO e le altre organizzazioni multilaterali. Infine il Consiglio dei Coordinatori Nazionali coordina la cooperazione multilaterale degli Stati membri nel quadro della Carta della SCO mentre il principale organo amministrativo ed esecutivo della SCO, è il Segretariato generale al quale si affiancano diverse altre strutture e agenzie con competenze sui  settori d'intervento (la SCO ha  avviato oltre venti grandi progetti relativi ai trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni e ha tenuto riunioni periodiche di sicurezza, militare, della difesa, degli affari esteri, economico, culturale, servizi bancari ecc.).
Il Segretariato generale ha sede a Pechino e l’attuale Segretario generale in carica dal 2013 fino al 31 dicembre 2015 è il russo Dmitry Fèdorovic Mezentsev. Le lingue di lavoro ufficiali  della Shanghai Cooperation Organization sono il cinese e il russo)
Gli attuali Stati membri della SCO sono : Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Il 10 luglio 2015, la SCO ha deciso di ammettere l'India e il Pakistan come membri a pieno titolo, e si prevede la loro effettiva adesione entro il 2016. Gli osservatori:Bielorussia, Mongolia, e dal giugno 2012, l’Afghanistan (si discute quale ruolo assumere in questo paese, in vista del ritiro delle forze armate occidentali a fine 2014).  sono partner di dialogo: Armenia,  Azerbaijan, Cambogia, Nepal, e Sri Lanka e Turchia. 
La SCO ha contatti permanenti con il Turkmenistan,  con  l’ Associazione [politica e economica ] Organizzazione delle Nazioni Del Sud-Est Asiatico (ASEAN), con la Comunità degli Stati Indipendenti (CIS). Nell 'ottobre 2007 la SCO ha firmato un accordo con l' Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva - Организация Договора о Коллективной Безопасности (CSTO).
Per la cronaca: nel 2006 gli Stati Uniti chiesero, evidentemente con intento provocatorio, di essere ammessi come "osservatori" alla SCO e la richiesta venne  significativamente respinta all’unanimità dagli Stati appartenenti. 


     
                                         

                                           COG




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