sabato 5 ottobre 2013

C.O. Gori. La strage dei migranti a Lampedus

Ultima e tremenda tragedia dei migranti a Lampedusa



Sembrerà quasi irriverente che spieghi tutta questa tragedia del nostro tempo, fra nord e sud del mondo, pubblicando una semplice vignetta, ma a volte queste immagini, e le didascalie che l'accompagnano,  rendono meglio l'idea di tantissimi discorsi ...e fanno pensare...

                                                                                                                                                                                        COG




mercoledì 11 settembre 2013

Salvador Allende 1973-2013

Salvador Allende

1973-2013. Oggi 11 settembre ricorre l'anniversario della caduta del Governo di Unidad Popular in Chile e della morte del Presidente Salvador Allende. Salvador Allende, a vederlo, non aveva niente del physique du role del rivoluzionario, come ce lo immaginiamo. Era un borghese, ateo, marxista e massone, e socialista. Eppure, ottenendo la maggioranza a libere elezioni, diede vita ad un esperimento sociale che rappresentò la speranza per la masse diseredate del suo Paese (...e in America Latina, anche oggi, seppur meno d'ieri, i poveri son poveri e i ricchi enormemente ricchi) e per l'Indipendenza della sua Patria dall'imperialismo. Certo che fece economicamente e politicamente degli errori che forse poteva evitare, ma sulla sua generosità e il suo impegno per gli ultimi non ci sono dubbi. Seppe morire col mitra in mano combattendo coraggiosamente contro una delle peggiori fecce reazionarie e antipatriote (gli ordini vennero dagli Usa tramite Kissinger) che possano esser apparse sulla faccia della Terra. 
Onore al compagno Salvador Allende!!!

                                                                 Carlo O. Gori


P.S.

Voglio ricordare non solo tutti i proletari che vennero sistematicamente eliminati da questi traditori del proprio popolo, ma anche i militari fedeli alla Repubblica e all'Indipendenza della propria Patria come il gen. René Schneider Chereau,(eliminato nel '70 dai "pregolpisti") e poi Alberto Bachelet, generale dell'aviazione, padre della poi "Presindetessa", e il gen. Carlos Prats Gonzáles (elminato dopo dai qolpisti quand'era in esilio) ,e tanti altri eliminati (e la cui storia i n gran parte ignota...) nei giorni immediatamente prima del golpe di Pinochet, immondo traditore della sua Patria...

mercoledì 4 settembre 2013

C.O. Gori: Politica italiana e vendita...d'auto usate...

Auto usate

A proposito di vendita d'auto usate...io personalmente non comprerei un'auto usata da Renzi Matteo da Firenze, ma se fossi il proprietario della ditta che le vende, per battere la concorrenza,  manderei  in giro l’intraprendente ragazzo fiorentino... a vendere auto usate, anche perché l'altro piazzista della ditta, il buon Bersani Pier Luigi da Bettola (Piacenza), pur sbandierando "l'usato sicuro" (e forse lo era davvero)  non l'ha saputo vendere...Il concorrente, Berlusconi Silvio da Arcore (Milano) è stato fortissimo nel vendere auto usate, guadagnandoci molto....ora la polstrada o la finanza o i CC... fate voi...sembra l'abbiano fermato per truffa evidente e prolungata....ma ora c'è un altro concorrente, Grillo Beppe da Genova, che anche lui con successo le vende, facendole passare per nuove, bellissime di fuori, ma "dentro", alla fine, t'accorgi che il motore...che romba forte, è poi finto, perché non collegato "al resto"…
...ma sempre di “vendite”  e di ...auto usate si tratta e noi siamo qui, (unico Paese, fra quelli dei dintorni, ancora in recessione...) senza soldi, che camminiamo... a piedi...o in bici…

                                                                                
                           Carlo O. Gori



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giovedì 22 agosto 2013

Carlo Onofrio Gori. Berlusconi 2013: una questione non solo politica, ma soprattutto....etica...

Berlusconi: una questione non solo politica, ma soprattutto....etica...

Obiettivamente, politicamente parlando, fanno un po' troppa invero irritante "tenerezza" (comprensibile, ma non c'è niente di politicamente "adulto") tutti i bizantinismi giuridici e politici messi in atto dai politici di seconda fascia (di prima ce n'è...solo uno…Lui!) del centro-destra per salvare, con la cosiddetta "agibilità politica", ancora una volta il leader Silvio ( …e per salvarsi anche il loro scranno) ormai condannato in via definitiva con conseguenze ben previste dalle leggi vigenti. Anche costo di far cadere governi condivisi. Non so se la prima condanna definitiva raccolta dall'ex-cavaliere sia giusta, ingiusta o parzialmente giusta, se ci sia stato "accanimento" o meno, ma “candido” Lui certamente non lo è stato e non è e se avesse un po' di dignità si sarebbe già da sè dimesso.  Va bene la riconoscenza dei suoi seguaci, ma il fatto è che sarebbe bene che questi politici del centro-destra si decidessero finalmente a camminare con le loro gambe per raccogliere i consensi del loro bacino elettorale, che esiste nei fatti e che è tutt'altro che minoritario, senza sempre contare sui "miracoli" politico-mediatici" del solito "santo Silvio" (per minorità politica a loro stessi dovuta) visto che prima o poi lo dovranno fare, anche per l'età di quest'ultimo... ...la democrazia (una volta a sinistra si sarebbe detto "democrazia borghese", ma qui...è storia...) è una cosa, "un'arte" direi, molto difficile da gestire, che deve prescindere da capi carismatici ed incontestabili, ma presuppone che ci siano leggi (più o meno buone) che finché non vengono possibilmente con la partecipazione più ampia e condivisa possibile, anche con lotte dure da una parte e dall'altra, cambiate, vanno da tutti, volenti o nolenti, rispettate. Devono prevalere, più che gli egoismi (anche profetici e/o leaderistici) il senso della Comunità, e direi in senso risorgimentale della Nazione e della Patria. Personalmente, ad esempio, pur essendo di sinistra, "nel piccolo" (ma spesso "dal piccolo" si vede "il grande") quando a suo tempo c'erano le partite Italia-Urss, ho sempre tifato per l'Italia a differenza di quanto facevano molti miei compagni. Ho sempre pensato che in democrazia (non in dittatura dove i diritti personali vengono violati) per dirla all'inglese: "my Country, right or wrong, is my Country"......senza nazionalismi prevaricatori, ma con orgoglio (anche critico sul "presente" e sul "passato"), ma sempre con dignità...perché senza nemmeno un'identità (anche se forse storicamente non sempre cristallina...ma chi in giro è senza peccato, scagli la prima pietra....)...dove si va?

                                                                                                                   
                                                 

                                    Carlo Onofrio Gori

martedì 20 agosto 2013

Politica italiana: ovvero....vecchi al comando...

"Boia chi molla, è il grido di battaglia!"...


....un vecchio slogan missino della rivolta di Reggio C. degli anni '70....Della serie "Volti nuovi per la nostra Repubblica": lui, Silvio Berlusconi, nato 1936 (fra tre anni ha 80'anni) dice che, invece di andare al giusto riposo pensionistico..., politicamente "non molla"....se non fosse per un altro vecchio ottantenne, amico dei poteri forti nazionali ed internazionali, che sta a Roma su un Colle, per sui presunti avversari politici "di sinistra" che guarda caso, malgrado le sue malefatte l'hanno spesso salvato (individualmente guadagnandoci), e, da ultimo, per un anziano comico-comiziante 64nne che sta in Liguria e che ha usato male i voti che, per incazzatura generale verso la "casta", gli sono arrivati, l'ex-Cavaliere (con la condanna definitiva ha già perso il diritto al titolo...) sarebbe già in pensione da tempo...meditate gente ...meditate...


       
                                           
COG

giovedì 15 agosto 2013

Buon Ferragosto a Tutti!!!

 Buon Ferragosto a Tutti!!!

Incrollabilmente fedele al principio che da alcuni anni - da quando sono in pensione - mi son dato di non muovermi assolutamente (se non irreparabilmente coinvolto da cause di forza maggiore) nelle "feste comandate" e nei "riti di massa" che ne conseguono, oggi tutti son fuori... ed io....in casa. Comunque se siete "fuori", ...in bocca al lupo...e se vi riesce ...divertitevi!!!                                                      

                                                                              COG


C.O. Gori. Risorgimento. Il nuovo cinema italiano e il Risorgimento: Noi credevamo di Mario Martone

Il nuovo cinema italiano e il Risorgimento:  Noi credevamo di Mario Martone

Noi credevamo, ispirato al libro omonimo di Anna Banti, sebbene  film “patriottico-critico”, era di per sé già destinato, uscendo alla fine del 2010, a far da battistrada alle previste, “utili” e “necessarie”, ma “difficili”, Celebrazioni per il 150° dell’Unità, minate dagli affanni della crisi economica e “costrette” fra le recenti ed ignoranti ripulse “leghiste” del Nord e le ricorrenti suggestioni  neoborboniche della “controstoria” del Sud.
Il “risorgimentale” film, inizialmente boicottato dalla distribuzione, ma apprezzato dal pubblico, è stato poi meritatamente “servito” come “piatto forte” nei dibattiti di molti eventi celebrativi del 2011, e ciò ha indubbiamente contribuito ad alimentarne la notorietà (e gli incassi) al contrario di quanto è accaduto ai più recenti, peraltro più “limitati” nelle ambizioni e anche discutibili, film sulla Resistenza, quali ad es.: Porzûs di Martinelli, I piccoli maestri di Luchetti, il Partigiano Johnny di Chiesa.
In quattro capitoli, “Le Scelte” (1828-32), “Domenico” (1852-55), “Angelo” (1856-58), “L'alba della Nazione” (1862-68), si racconta la storia di tre ragazzi del Cilento che nel 1828 aderiscono alla Giovine Italia prendendo poi vie diverse. Angelo e Domenico, sono di origine nobiliare, mentre Salvatore è il figlio del popolo che sconterà quasi subito la sua condizione subalterna perché, creduto traditore, verrà ucciso da Angelo, il più invasato, che finirà poi travolto dai suoi stessi ideologici furori. Ma sarà soprattutto con lo sguardo di Domenico, idealista ma “umano”, che gli spettatori ripercorreranno alcuni episodi della storia del Risorgimento. Argomento questo trattato da lunga data nel cinema italiano dove, a prescindere da regimi e governi, registi come Blasetti, Brignone, Gallone, Rossellini, Visconti, De Sica, Alessandrini, Rosi, il prolifico Magni, e solo per citarne alcuni, hanno soprattutto dato fiato all’immagine “ufficiale”, edificante ed eroica, della “vulgata” risorgimentale. Martone usa invece quella nostra storia come pretesto e metafora e ne sottolinea i lati oscuri e le contraddizioni. Tuttavia chi rammenta opere come Allonsanfan, Quanto è bello lu murire acciso, Bronte sa che, in senso antiapologetico, il cinema italiano, nella temperie politica degli anni ’70, si era già espresso sul Risorgimento con opere di assoluto vigore nel solco della linea interpretativa di Salvemini e Gramsci: democratica, repubblicana e meridionalista. 
Del resto lo stesso Martone  (“L'Espresso”, 11 ottobre 2012 pag. 103) ha affermato: "Ho girato Noi credevamo mirando a ciò che è sotto la pelle della storia, ho cercato di cogliere il clima esistenziale vissuto da ragazzi diventati uomini e mai piegati sotto il peso di una lotta disperata, quei mazziniani antenati dei partigiani, dei movimenti degli anni '60 e '70, dei democratici che in Italia conoscono una storia drammaticamente altalenante, tra faticate vittorie e continue sconfitte”.
Anche in tal senso il film di Martone, per sin troppo evidente somiglianza, richiama alla memoria La meglio gioventù  di Marco Tullio Giordana che nel 2003 ebbe vasto successo: non a caso il bravo Luigi Lo Cascio è il fil rouge di ambedue i film, il Nicola di Giordana e il Domenico dell’età matura di Martone.
Nel film, il ’48 e la Repubblica romana, l’impresa dei Mille (quasi si volesse evitare il confronto con i registi che questi fatti li hanno ampiamente trattati, oppure di scivolare nella retorica risorgimentale) compaiono solo come echi lontani, infatti gli eventi rappresentati sono: il cruento epilogo dei moti antiborbonici del Cilento, la fallita eliminazione di Carlo Alberto, i moti del 1834 in Savoia, l’attentato di Orsini contro Napoleone III, ed infine, l’Aspromonte del ’67, che per i democratici segnerà la fine delle residue speranze mazziniane e garibaldine e sancirà  il trionfo del patriottismo “moderato” nel segno della sabauda “diplomazia-armata”, espansionistica e repressiva.
Un film importante e dalle grandi ambizioni e allusioni, ed è questo il suo vero limite: una materia ampia che Martone e il suo sceneggiatore Giancarlo De Cataldo, smarrendo a volte lo slancio narrativo, fatalmente sono spesso costretti a sintetizzare con la necessità di un didatticismo incombente che sottrae passione e anima ai personaggi indulgendo invece in “facili” immagini provocatorie che ci riportano al presente, come la modernità della scala metallica percorsa da Angelo e Orsini verso la ghigliottina o i pali in cemento armato delle case mai finite, oggi frequenti nel paesaggio del nostro Meridione. Inoltre non sempre risulta in equilibrio il mix realtà/finzione-figure di fantasia/personaggi storici. Di quest’ultimi Martone, rispetto ai “padri della Patria”, ne privilegia alcuni fra i “secondari”: generosi idealisti come la Belgiojoso e Orsini a fronte di un  Crispi, figura emblematica del tradimento degli ideali repubblicani, ma anch’essi, in questa filologica ricostruzione, sono forse quelli meno riusciti poiché appare in loro un qualcosa di  irrisolto. Resta sullo sfondo, molto defilato, un Mazzini-Servillo (qui già vecchio dal 1830, quando aveva solo 25 anni!), mentre Garibaldi, a cavallo sulla vetta di un colle, è solo una notturna evocativa ombra, in una scena suggestiva, ma un po’ melodrammatica.
Su altri piani di analisi il film è notevole: la colonna sonora, diretta da Roberto Abbado, propone musiche coeve da opere di Verdi, Rossini e Bellini, mentre il canto popolare Camicia rossa accompagna i titoli di coda; la scenografia nella ricostruzione ambientale è valida; oltremodo suggestiva la fotografia di un ‘800 pittorico macchiaiolo ed impressionista.
Insomma, soprattutto se visto più  d’ una volta (e in ciò il tour celebrativo facilita),  indubbiamente un buon film, malgrado che, come si sa, la pervicace ricerca dell’ottimo sovente possa essere... nemica del buono.


                                                                                                               
               

                            Carlo Onofrio Gori









Questo articolo è riproducibile parzialmente o totalmente previo consenso o citazione esplicita dell'Autore.


Articolo pubblicato in: "Il Grandevetro" , n. 215 [109 n.s.] (mag.-giu. 2013)